Turislucca

Una guida in casa è una guida in gabbia

Veduta di Piazza Anfiteatro da una delle porte dell'Anfiteatro

Quando in Italia si diventa guida turistica di professione lo si può fare alcune volte per necessità, alcuni invece lo scelgono come un part time, in attesa del lavoro “vero”, sogno di una vita. Faccio questo lavoro da più di trenta anni anni per pura vocazione e con molta passione. Forse troppa passione, visto che i miei familiari mi rimproverano di anteporre la mia professione ai doveri della casa e allo svago personale. Forse hanno ragione ma tant’è, è parte della mia vita. Mi viene in mente un mio caro amico. Ogni volta che mi incontrava per strada mentre ero al lavoro, sorridendo mi gridava sempre questa frase: “Ma te sei sempre a giro per la strada a parlare? Non lavori mai? “. E forse ha ragione. Il mio lavoro è bello. Mi diverte. Non mi pesa.

Tuttavia, in questi drammatici giorni dove non solo l’Italia ma il mondo intero lentamente si sta fermando a causa di un virus pandemico, sono costretto a stare in casa come un leone in gabbia.

Piazza San Frediano vuota

Io che su 24 ore ne trascorrevo almeno 12 spostandomi da una città toscana all’altra, macinando chilometri a piedi, facendomi sentire da tutti con voce baritonale per vie e viuzze, piazze e monumenti, mi trovo ora in assoluto silenzio a guardarmi intorno all’interno dei pochi muri perimetrali di casa mia. Ma è proprio così, in questa condizione claustrofobica, che ritrovo le radici ed il perché della mia scelta di essere guida turistica. Qui fra queste quattro mura che fronteggiano le più belle Mura cittadine che conosca: quelle di Lucca.

E per far ciò, mi basta aprire la portafinestra che dà sul balcone e le vedo. Grandi, avvolte da un innaturale silenzio. Tutto è immoto. La vita è come se fosse sospesa. Ci sono solo loro, incamiciate da milioni di mattoni rossi che ricoprono le cortine e gli undici baluardi, circondate degli spalti erbosi e sormontate dalle chiome verdi di centinaia di alberi diversi, piccoli o grandi, secolari o recentemente piantati. Danno sicurezza. Infondono un senso di protezione antica. Come se chi le costruì, le visse, le amò nel corso dei secoli, ci guardasse ora da lassù o da laggiù per darci forza, il coraggio di non darsi per vinti, il coraggio di guardare oltre.

Mura di Lucca deserte

Le Mura di Lucca sono la nostra identità più grande e forse una delle più utili eredità ricevute dai nostri avi. Ne hanno viste molte di sofferenze del popolo che le volle sin dal 1513, anno dalle loro origini. Carestie, crisi economiche globali, pestilenze anche peggiori di quella che viviamo oggi, di tutto o …. quasi tutto. La guerra, quella feroce, sanguinaria e distruttrice, le Mura di Lucca, fatte per combattere, paradossalmente non l’hanno mai subita. E almeno questo ci consola. Tutto ciò mi fa comprendere, ancora oggi, la saggezza, la prudenza, il senso di comunità che da secoli è parte intrinseca del nostro popolo: il popolo lucchese.

Bastano queste poche righe per comprendere quale sia la carica che mi dà la forza e la passione per continuare a fare il mio mestiere anche da qui…dal mio balcone di casa.
Ed è con l’augurio di una vera pace e di una duratura serenità che certamente, prima o poi, tornerà fra tutti noi, che vi descriverò prossimamente anche guardando dentro casa mia quali sono le fonti del mio “blaterare ad alta voce” per le strade di Lucca in tempo di “pace”. Lo prendo come un allenamento “indoor “ in vista della prossima apertura della stagione turistica a cielo aperto dove dovrete sopportarmi ancora per un po’.

Gabriele Calabrese

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