Turislucca

“Viaggio in Toscana” di Georg Christoph Martini. Un libro prezioso

Viaggio in Toscana - disegni

Perché e per come ho iniziato la mia attività di guida turistica ve lo racconterò più avanti. Lascio alle spalle i sentimentalismi e la carica di enfasi retorica dettata dal momento per concentrarmi su cose più concrete.. per esempio su quelle che si trovano all’interno della mia casa. Qui posso mostrare una parte della fonte del mio modesto ma utile sapere.

La mia libreria per esempio. Due semplici scaffalature Billy Ikea come ce ne sono tante in molte case del mondo. Qui sono accatastati in doppia fila un certo numero di libri quasi tutti esclusivamente dedicati a Lucca, alla sua storia e al suo territorio.

Fra tutti questi, però, ne voglio scegliere uno e illustrarvelo. Il libro che scelgo per voi è per me particolarmente prezioso e caro. Si tratta del “Viaggio in Toscana” scritto da Georg Christoph Martini, pittore e cronista della Lucca del ‘700.

Questo libro, ristampato in seconda edizione dall’editrice Maria Pacini Fazzi, è un vero e proprio scrigno di informazioni sulla vita e la società lucchese del XVIII secolo. È scritto sotto forma di diario da questo curioso viaggiatore tedesco, probabilmente di origine italiana. Fu considerato così dettagliato e preciso in tutte le sue descrizioni che alla sua morte, avvenuta a Lucca nel 21 dicembre del 1745 dopo anni di piacevole e proficua permanenza, Il governo della Repubblica di Lucca decise di nasconderlo dentro il proprio archivio segreto, detto la Tarpea. Oggi l’originale è conservato a Lucca presso l’Archivio di Stato. Il manoscritto, così come il libro, è corredato da disegni delineati con estrema perizia da questo pittore, detto dai locali “Il Sassone”. Si pensa che fosse stato persino il maestro lucchese del famoso Pompeo Batoni, anche se non ve n’è certezza.

Con grande acume intellettivo, curiosità, spirito di osservazione, descrive luoghi, personaggi, opere d’arte e situazioni. Il tutto condito da una simpatica ironia che si potrebbe quasi definire lo humor di un buon tempone che osserva da una lente di ingrandimento le diverse abitudini e usanze di un popolo amico ma straniero.

Credo a questo punto valga la pena fare qualche esempio, traendo dal diario un brano fra i molti che ve ne sono, coloriti e simpatici.

Dovete sapere che il nostro amico Georg grazie alla sua intelligenza, simpatia e capacità professionale, era entrato nelle grazie di tutta la nobiltà e borghesia mercantile lucchese. Questa favorevole condizione faceva sì che fosse invitato a destra e a manca potendo così visitare le più belle dimore ed essere accompagnato nei luoghi più pittoreschi e ameni della lucchesia.

Fu così che un giorno facendo una escursione a cavallo nella media valle del Serchio verso Bagni di Lucca, (che oggi si potrebbe fare in bus in un Half Day – una mezza giornata), fu accompagnato per ben tre giorni da alcuni nobili signori per una faticosa quanto lunga salita sul prato fiorito. Dopo un picnic sul prato erboso a base di prosciutto, salame e vino (da quello che si evince dai suoi commenti doveva essere anche una buona forchetta!) mettendosi di nuovo a cavallo, giunti sul culmine del monte, il nostro amico scrive: “ Non posso fare a meno di raccontare che la guida (esistevano già le guide ! Ndr) che ci aveva accompagnato sull’alpe, quando sulla via del ritorno passammo davanti ad una cappella, prese dell’acqua benedetta e , secondo il costume, cortesemente me la offri. Poiché la rifiutai, mi guardo pieno di stupore e, quando poi i miei due compagni di gita si inginocchiarono insieme a lui davanti alla croce per dire la loro preghiera, mentre io rimasi a cavallo, la sua meraviglia si accrebbe: forse tanto la guida che i pastori che d’estate stanno in montagna con grandi greggi di pecore e che subito si erano uniti a noi, non solo mi credettero un non Cristiano, ma addirittura un negromante. Perciò uno di costoro venne da me e da questa altura mi mostrò una vecchia torre rovinata, dove, a suo dire, si credeva fosse sepolto un tesoro; poi mi domandò se sapevo di qualcuno che conoscesse l’arte di scavare i tesori. Quando capi dove voleva arrivare, mi misi a ridere sonoramente e i miei amici che erano alcuni passi più avanti, si voltarono per domandare perché ridessi così di cuore. Io spiegai che quella brava gente pensava che quelli della mia religione fossero dei venerabili stregoni. Il buon pastore che si vergognava un poco e voleva scusarsi domandò se non era vero che in Francia e in altri paesi esistessero tali persone. Egli tuttavia mi venne sempre dietro e disse che erano in quattro disposti a lavorar di scavo, se ci fosse stato qualcuno a dir loro cosa fare; e per quanto rispondessi che erano tutti matti, son persuaso che nella sua opinione rimasi un negromante.

In questo brano, nei passi precedenti e successivi, c’è la sintesi della voglia di viaggiare, di scoprire persone e cose nuove e persino la figura di una delle prime guide locali anche se assai interessata ai “ poteri“ e forse ai danari che potevano, in un modo o in un altro, essere favoriti dai propri clienti. Se trovate quindi questo ormai raro libro su qualche bancarella di mercatini antiquari non fatevelo sfuggire !

Georg, comunque, è diventato da tempo anche un mio amico inseparabile e se mi vorrete in futuro seguire nelle mie escursioni, non mancherò di citare qualche suo altro aneddoto o acuta osservazione.

Gabriele Calabrese

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