Turislucca

I giardini a un passo dal cielo

Una città storica che si rispetti si pensa debba avere elaborato nel corso dei secoli una quantità di giardini privati e pubblici di una qualche ragguardevole dimensione e per questa ragione si possano, senza alcun dubbio, considerare degni di rispetto. A Lucca però, nel corso dei secoli, le cose non sono andate esattamente così. Questa città si sviluppò in origine attorno al nucleo del castrum romano, un rettangolo fortificato senza tante pretese, utile alla difesa di agguerriti legionari che immaginiamo non esattamente dediti all’ hobby del giardinaggio. Difficile quindi credere, in quei tempi lontani, ad una città con spazi adibiti alla ricreazione della mente e dello spirito. La successiva espansione urbanistica medioevale incluse poi, nella cerchia muraria della fine del XIII sec., i popolosi sobborghi cresciuti all’esterno della primitiva cinta romana. Anche in questo caso il contado si lasciava alle spalle una campagna che potremmo definire “madre e matrigna”.  Inurbandosi nella affollata, operosa, città mercantile e manifatturiera medioevale, penso che Lucca non lasciasse spazio ad inutili quanto ingombranti verzure rinfrescanti. Possiamo al massimo considerare qualche fazzoletto di terra strappato alla rapida urbanizzazione, dedicato prevalentemente ad orto nel retro di una corte o ai margini delle alte mura che cingevano i nuovi borghi popolari.

Solo nel XVI sec., con l’espansione delle nuove mura cinquecentesche, si sviluppò il concetto, tutto classico, di ortus conclusus: uno spazio privato  e appunto chiuso, quasi claustrale, dove ricreare in maniera colta, grazie alla messa a dimora di erbe medicinali, erbe aromatiche e alberi da frutto un luogo di delizie, che divenne il prototipo dei più moderni giardini rinascimentali. Esempi di questo genere ne troviamo oggi sopratutto nella zona ad est della città dove si vennero ad includere, grazie alle nuove mura costruite a partire dal 1513, cospicui lotti di terreno edificabili. Per citarne alcuni appartenuti alle casate dei nobili mercanti, basti pensare al giardino di villa Buonvisi, ai giardini del palazzo Minutoli (?), del palazzo Controni Pfanner in Via Cesare Battisti ed in Via dell’Angelo Custode, del Palazzo Guinigi di via Fillungo con affaccio su Via della Cavallerizza ed altri ancora. Andrebbero poi considerati, solo per citarne alcuni sempre nella zona est, gli orti e i giardini legati ad ordini religiosi, come quello di San Francesco (in questo momento oggetto di importanti scavi archeologici) e dei Bacchettoni, quello delle suore di clausura di San Micheletto. Ma questi spazi dedicati al verde furono vere e proprie eccezioni appartenenti ad una élite nell’ambito cittadino del tempo. E tutti gli altri piccoli o medi proprietari residenti all’interno “dell’arborato cerchio” ? Con un lampo di genio e di buon gusto i lucchesi i propri giardini  se li costruirono sui tetti !

E già, piccoli e curati giardini pensili, luoghi di svago, solitudine e meditazione. Là dove un tempo si elevavano spiccando sull’orizzonte torri e case torri, una volta venuta a mancare la necessità del loro utilizzo a scopo di difesa, molte di queste furono sbassate e riadattate a più mansueti scopi. Si vennero così a creare le così dette altane; spazi privati più o meno ampi sopra i tetti delle città, dove i lucchesi ricrearono e ricreano tutt’oggi, incantevoli giardini pensili ornati con variopinti vasi di fiori e di piante (la maggior parte delle quali comprati nella fiera mercato in onore di Santa Zita) e vissuti sopratutto dalla primavera all’autunno. Eccoli quindi i giardini ad un passo dal cielo. Così graziosi che i turisti in visita alla città, guardando in alto verso quei piccoli spazi vicini al paradiso, spesso con sospiro esprimono il desiderio di poterne godere uno almeno per il breve periodo della loro vacanza. Camera con vista ? No, altana con vista ! Io li ho vissuti questi giadini del cielo grazie all’altana di mio zio in pieno centro storico. Ci ho fatto i miei primi passi e ne ho le prove fotografiche. Alcuni artisti locali li hanno persino raffigurati come scene di vita quotidiana lucchese: la donna piacente e prosperosa che vi stende i panni, gli amici che vi imbandiscono una pranzo estivo a riparo di ombrelloni o tende, due amanti che si abbracciano teneramente contemplando il tramonto. Una dimensione diversa che vale la pena di scoprire e,  se ne sia la fortuna, di vivere. Li vorreste vedere? E’ facile: basta salire i 235 scalini della torre Guinigi (anche quello un giardino coi suoi sette alberi davvero stravagante!) o quelli assai più faticosi della Torre delle Ore. Dall’alto della torre giardino li potrete vedere benissimo. A quel punto però, curiosità a parte, la cosa più importante che vi chiedo sarà una sola. Rispettate ciò che i lucchesi difendono istintivamente e caparbiamente: la riservatezza.

Gabriele Calabrese

Un commento a “I giardini a un passo dal cielo

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