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Itinerari in Toscana.Lucca: solo una piazza che si chiama Verdi?

 

I luoghi dove quotidianamente o occasionalmente viviamo il nostro tempo, sono spazi utilizzati spesso in modo distratto e frettoloso, tanto quanto basta ad assolvere la loro funzione in relazione a ciò che a noi serve.

Un ufficio comunale, una stazione di autobus, una scuola, un hotel, un ufficio turistico, ecc. ecc . Potremmo continuare nella lista per un bel po’. Tuttavia se tutti questi luoghi vengono a trovarsi all’interno di una piazza, e poi ancora dentro ad una cerchia di mura rinascimentali di una città storica quale è Lucca, allora il discorso cambia. E si, perché i luoghi della quotidianità, se analizzati nella loro dimensione architettonica, acquisiscono automaticamente una valenza storica che va ben al di là della loro mera funzione attuale.

E’ il caso dello spazio della zona occidentale di Lucca: Piazzale Verdi.Tutti gli edifici sopra riportati, qui esistono veramente, ma un tempo avevano una diversa originaria funzione. Per una strana consuetudine tutta lucchese di dedicare le piazze commemorative ad eroi italici nati in altre città, questa ampia piazza fu chiamata Giuseppe Verdi in onore del celebre compositore di Busseto vicino Parma.

Venutosi a creare con l’ampliamento delle mura rinascimentali e la conseguente demolizione di quelle medievali, per antica tradizione veniva denominato “il prato del marchese” forse per la presenza un tempo nelle vicinanze della residenza longobarda del marchesato di Tuscia. Le raffigurazioni più antiche con scorci della città viste da questa zona, oltre ad evidenziare la possenza della antica porta medievale di San Donato e della muraglia duecentesca, in alcuni casi ci mostrano anche i prati antistanti da sempre idonei ad accogliere un gran numero di cavalieri. Appare così, ad esempio, nell’affresco della cappella della villa suburbana un tempo dei Buonvisi a Monte San Quirico dove viene raffigurato l’arrivo del carro trainato da buoi con il simulacro del Volto Santo, oggetto di culto da sempre dei lucchesi. Questo è attorniato da cavalieri e da una lunga processione di gente quasi a rievocare in realtà lo storico incontro avvenuto a Lucca nel 1541 fra il papa Paolo III e l’imperatore Carlo V con l’intervento di una nutrita schiera di fanti e cavalieri.

Un luogo dunque che ha sempre avuto nei secoli, per tradizione o per una naturale vocazione, la possibilità di radunare il popolo o l’esercito in occasione di feste e manifestazioni equestri. Ma non solo. Gli edifici che circondano oggi la piazza, pur mantenendo pressoché inalterata la propria volumetria e molte delle originali caratteristiche architettoniche, hanno  cambiato la propria funzione in ragione delle esigenze odierne. Primi fra tutti in ordine cronologico gli edifici un tempo medievali (si veda l’iscrizione trecentesca all’ingresso di via san Paolino sopra il muro esterno dell’anagrafe) che appartennero all’importante istituzione dell’ospedale di San Luca. Tutto il prospetto compreso fra l’attuale archivio comunale, vigili urbani, pretura, anagrafe, hotel San Luca, guardia forestale, cinema centrale, manifattura tabacchi, apparteneva all’ospedale che aveva come gestori gli ordini facenti capo a quello dei potenti domenicani. Unico edificio scomparso è la chiesetta di San Luca demolita nei primi del ‘900 e testimoniata dalle fotografie dell’epoca. La ex manifattura tabacchi invece ha alterato, sempre nel ‘900, la superficie originale di quell’area ampliandosi verso il baluardo San Paolino.

A spiccare isolata fra la cinta muraria e gli altri edifici è invece la vecchia porta San Donato. Ebbe l’uso di accesso alla città per poco tempo, dal 1591 al 1628 quando vene costruita con l’avanzamento della nuova muraglia e la distruzione della medievale come nuova porta San Donato.

E’ oggi uno degli edifici più frequentati dai turisti di passaggio essendo l’ufficio informazioni comunale. Molti dei nostri turisti però, rimarrebbero certamente scioccati se sapessero quale macabro rituale si sia svolto all’interno o nei pressi di questo storico edificio. Fu qui infatti che la gente di Lucca e molta altra forestiera, poterono assistere il 29 luglio 1845 all’ultima esecuzione capitale in Italia eseguita per il taglio della testa con l’uso della ghigliottina. Racconta mia nonna Maria novantottenne, che la sua nonna gli raccontava di come la sua mamma bambina avesse assistito a quell’orribile esecuzione e di come ne fosse rimasta sconvolta per anni ed anni al solo ricordo assieme alla moltitudine degli intervenuti. Tristi ricordi davvero! Dopo quel tragico avvenimento l’edificio cambiò d’uso più volte divenendo fra le altre cose civile abitazione, caserma dei pompieri, ed infine dagli anni ottanta del ‘900, con rara lungimiranza dell’amministrazione comunale del tempo, quando non si vedeva un turista per le strade lucchesi neanche a pagarlo, ufficio informazioni turistiche.

Nei pressi della porta si dovevano tenere inoltre esercitazioni militari a fuoco, se è vero che, come asserisce qualcuno, sul fianco della vecchia porta sia ancora visibile un buco (che per altro io non sono mai riuscito a vedere !), poi opportunamente restaurato, di un colpo di colubrina o forse di cannone. Sappiamo infatti che le mura odierne non sostennero mai alcun assalto armato. Nel 1813 un unico colpo di cannone venne sparato a scopo di intimidazione dalle truppe inglesi formate da circa 1000 soldati ed un cannone comandati da Lord Bentik sbarcato a Viareggio per convincere i lucchesi, sino a quel giorno filo napoleonici, ad aprire le porte. Come recita un verso delle famose poesie del poeta vernacolare lucchese Geppe: “ I lucchesi son focosi, ma… prudenti .”   Quindi bastò quell’unico colpo per far cambiare rapidamente opinione ai pochi difensori, che aprirono senza indugio il portone sino a quel momento ermeticamente chiuso e sprangato. Lo spazio fra la vecchia porta e la manifattura rimase per secoli vuoto ed usato solo per le esercitazioni equestri.

Dai primi del ‘700 si volle qui edificare un vero e proprio anfiteatro per la corsa dei cavalli o ippodromo come lo definiremmo oggi. Per fare ciò si costituì una società di nobili cavalieri lucchesi. Questo era costruito essenzialmente in legno di pioppo (albero poco pregiato ma presente in quantità in antico sia sulle mura che lungo il fiume) e all’inizio non aveva una grande capienza di pubblico, essendo dotato di poche gradinate. La maggior parte del popolo assisteva alle corse a sbafo guardandole comodamente dalle mura e addirittura arrampicandosi sulle alberature degli alti pioppi che ombreggiavano le cortine delle mura li vicine. L’anfiteatro per la corsa dei cavalli veniva montato e smontato a settembre in occasione delle festività che ruotavano attorno a quella principale della Santa Croce. Di questo primitivo anfiteatro esiste un disegno riportato nella cronistoria degli spettacoli lucchesi” redatta dall’accademico lucchese Almachilde Pellegrini. Questa prima costruzione è molto semplice e mostra i cavalli che corrono “scossi” cioè senza fantino o “alla berbera” come si diceva a quel tempo. La tradizione della corsa dei cavalli era antichissima anche a Lucca. Anche qui come in altre città si correvano i pali con cavalli e a volte anche quelli grotteschi come ad esempio quegli con gli asini come ancora oggi si corre ad esempio a Querceta presso Pietrasanta. Il premio ” in palio”, era quasi sempre un prezioso drappo di sete lucchesi. Fu comunque in occasione di un importante evento, che nel 1785 si pensò di rinnovare per intero la struttura di questo anfiteatro, ampliandolo quanto possibile nelle dimensioni, dotandolo principalmente di un nuovo palco per le autorità, un parterre ornato da preziosi giardini all’italiana con fontane, statue lignee raffiguranti alcuni dei dell’olimpo e vasi detti all’etrusca riprodotti sull’onda della neonata passione per l’archeologia. L’occasione si venne a creare per l’attesa e sospirata visita in Toscana del re delle due sicilie Ferdinando e della sua gentile consorte, seguiti dalle rispettive corti e da uno stuolo di ambasciatori e nobili provenienti da ogni dove. In quella occasione la piccola ed ormai declinante repubblica di Lucca dette sfoggio con ogni mezzo e risorsa possibile di tutto lo sfarzo che si addiceva ad uno stato certamente piccolo, ma dal passato glorioso. Si consideri che si spesero somme tali da non essere minimamente paragonabile con alcun evento analogo accaduto a memoria d’uomo nei secoli precedenti e successivi. Gli aneddoti a questo riguardo sono numerosi e saporiti, ma dovrei fare una pubblicazione intera in merito. Oltre all’anfiteatro si riattarono con incredibili scenografie ed effetti speciali del tempo ben due teatri cittadini contigui: il Castiglioncelli in via del moro ed il Pantera in via Fillungo, per l’occasione uniti da un tunnel ligneo soprelevato all’interno del quale facevano sfoggio i più bei quadri e arazzi lucchesi (quelli che oggi si ammirano in palazzo Mansi per intenderci). Come ci raccontano le colorite e pungenti cronache dell’abate Chelini, per la prima volta la popolazione lucchese potè assaggiare gratuitamente un rinfresco mai gustato in precedenza: il gelato! L’abate racconta che un goloso prete di campagna ne mangiò talmente tanto che il giorno dopo ne morì di indigestione. Per la cronaca si sappia che il re Ferdinando fu entusiasta dei ricevimenti lucchesi ed in particolare della corsa dei cavalli. Incitava a gran voce il cavallo sul quale aveva scommesso aiutandolo con ampi gesti ed un colorito dialetto napoletano che il pubblico presente si sforzava di comprendere senza per altro riuscirci. I cavalli ormai prossimi al traguardo, quasi fossero giunti alla fine privi dell’energia necessaria per l’ultimo scatto vincente, rallentarono tutti di colpo tranne il preferito del re che….vinse.foto anfiteatro equitazione  a Lucca

Alla resa dei conti tutto questo enorme dispendio di energie e risorse di un piccolo stato ormai povero e in decadenza, potremmo definirlo il suo canto del cigno, portarono dei benefici a Lucca ed ai Lucchesi? La risposta è secca: no! Da li a poco il vento impetuoso della rivoluzione francese e successivamente delle imprese napoleoniche spazzeranno via come in un sol colpo i vetusti assetti geo- politici della vecchia Europa e con essi le secolari velleità di indipendenza della antica Repubblica di Lucca.

L’immane tragedia della prima guerra mondiale 1915/18 che vide anche a Lucca partire verso i confini del nord e non tornare più a casa centinaia e centinaia di giovani lucchesi (si vedano i loro nomi scolpiti a loro memoria all’interno della chiesa di san Cristoforo a Lucca) colpì profondamente ogni famiglia lucchese. Si volle quindi ricordare quegli uomini anche con un monumento. Lo scultore Guglielmo Petroni fu incaricato di erigere un monumento obelisco al centro della piazza con accanto una pietra del delle montagne carso  dove si svolsero la maggior parte dei combattimenti. Tutto attorno furono piantati alberi di leccio sempre verdi che un tempo riportavano, come ricorda mio padre, con una targhetta sopra apposta il nome del caduto.

Oggi il comune di Lucca, in nome del “Pius”, (piano di ristrutturazione della città che porterà ingenti finanziamenti probabilmente nelle tasche di pochi) ha intenzione di smantellare il parco della rimembranza.

Ora una piccola riflessione. Se si distrugge oggi un ricordo della sacrificio di migliaia di soldati morti  (si dice) per la definitiva unità d’Italia, cosa ricorderemo di quei pochi ma preziosi giovani che stanno o vanno a morire oggi in Afganistan ? Ai posteri l’ardua sentenza.

Gabriele Calabrese (p.s. pubblico l’articolo ma continuerò nel tempo ad aggiungergli foto)

2 commenti a “Itinerari in Toscana.Lucca: solo una piazza che si chiama Verdi?

  1. Bello ma non doveva dimenticare che dal XII al XVII secolo Lucca ebbe il Palio della Balestra ricordato dal l’ordo pro balistariis del 1443 è ripreso nel 1970 dalla compagnia balestrieri che ogni 12 luglio vede la sfida fra i terzieri cittadini

  2. Buon giorno Sig. Baldocchi. Felice di risentirla via blog ! Fa bene a ricordare a chi legge il palio della balestra e la sua antica tradizione quale competizione cittadina. Tuttavia avrà notato che il tema ruotava non tanto sui pali, ma su ciò che si è svolto nel tempo in quel luogo dentro le mura urbane che oggi si chiama Piazzale Verdi. Ha notizia documentaria che qui si svolgessero le prove di tiro con la balestra ? Se si sarebbe una notizia interessante ed importante da inserire nell’articolo. Avrà comunque notato che ho postato il quadro di Baldassarre di Biagio del fiorentino che si trova nella chiesa di San Paolino. Nel quadro, in primo piano, ai piedi della città turrita, si inginocchia un nobile forse committente che tiene in mano un verrettone, cioè una freccia da balestra. Considerando il quadro degli anni ’30 del quattrocento potrebbe essere questo il documento più antico che testimonia dell’importanza dell’uso di questa arma a Lucca. Ci segua su queste pagine! A presto.

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