Turislucca

Il labirinto

Il labirinto

…e poi, senza sapere come e perché, mi ritrovai in quel labirinto fatto di luci ed ombre che tante volte avevo mostrato e spiegato agli altri senza esservi mai entrato.”

Sembra quasi la parafrasi dell’inizio della famosa terzina della Divina Commedia dove “la diritta via era smarrita”.
L’analogia è calzante ed è ciò che mi è passato di mente un sacco di volte negli ultimi anni pensando al labirinto che si trova, dalla fine del XII secolo, sulla facciata della Cattedrale di San Martino, a Lucca, sopra il pilastro destro vicino al campanile.
Sono una guida turistica di Lucca.
Da almeno venticinque anni non so quante volte mi sono trovato a mostrare a migliaia di turisti che ho accompagnato questa immagine scolpita a rilievo nel marmo.
Non so quante volte ho cercato di spiegare alcuni dei suoi significati.
Non so quante volte sono rimasto fuori dalle sue spire, come un cantastorie narrante una favola che non avevo scritto e di cui non ero il protagonista.
Poi, d’un tratto, senza volerlo, mi ci sono trovato dentro. Dentro il labirinto.

Ma andiamo per gradi. Vediamo, comunque, di cosa si tratta.

Il labirinto scolpito
Visto da una certa distanza la sua forma ricorda un bersaglio da tiro a segno.
E’ un cerchio che ha un diametro di circa 80 cm (un braccio lucchese?) al cui interno si snoda un percorso tortuoso formato da una linea in rilievo che dal suo limite esterno dà l’illusione di avvicinarsi rapidamente al centro per poi invece ritorcersi su se stessa e tornare irrimediabilmente indietro, come le spire di un serpente.
A fianco del cerchio labirintico, sullo stesso concio di marmo che forma parte del pilastro, si legge un’epigrafe che svela il luogo e la storia che danno origine a questo percorso apparentemente senza fine e soluzione.
La stessa epigrafe, tuttavia, introduce il colto lettore (la scritta è in latino) alla ricerca di una spiegazione che appare immediatamente criptica.

“Hic quem Creticus edit Daedalus est laberinthus de quo nullus vadere quivit qui fuit intus ni Theseus gratis Ariane stamine jutus” (Trad. Questo è il labirinto costruito dal cretese Dedalo da cui nessuno è mai riuscito a trovare l’uscita se non Teseo, grazie al filo di Arianna).

Di fronte ad una delle più importanti cattedrali dell’epoca “oscura” medievale si rivela il più antico dei miti del mediterraneo, culla della cultura europea.
Non è l’unica a farlo.

Labirinto - Cattedrale di Chartres

La grande Cattedrale di Chartres nel nord ovest della Francia, sostanzialmente coeva al San Martino di Lucca, ha anch’essa al suo interno nel pavimento un identico labirinto ma con un diametro di circa 12 metri.
Lungo il cammino dei pellegrini sono poi numerosi i luoghi che mostrano graffito, scolpito o dipinto, il simbolo del labirinto. Basta fare una breve ricerca sul web per verificare.

Le interpretazioni del suo significato
Poiché le due chiese si trovano lungo il più trafficato percorso di pellegrinaggio che da Canterbury, passando per la Francia, porta sino a Roma, la maggioranza dei testi che trattano sia delle due chiese che dei labirinti mettono questi ultimi in relazione al difficile percorso di avvicinamento a questa meta, che un pellegrino doveva assolutamente visitare per poter pregare sulla tomba di Pietro, fondatore della Chiesa Cristiana. Vi era infatti l’impossibilità di raggiungere l’ultima vera meta (centro del labirinto, occupato dal minotauro) ossia il Santo Sepolcro di Gerusalemme, occupato dai musulmani e conquistato nel 1187 dal “guerriero Saladino “, come riporta un’altra epigrafe di datazione della chiesa lucchese di Santa Maria Nera al suo interno.
A mio parere, è necessario tuttavia considerare come elementi che accomunano queste chiese anche i molti riferimenti alle tecniche e abilità edificatorie dei maestri che le costruirono.

Se analizziamo e confrontiamo, ad esempio, il Duomo di Pisa con la Cattedrale di Lucca è possibile comprendere come le maestranze che vi hanno lavorato siano generate da un’unica e comune radice di sapere che vede, fra i primi esponenti, il maestro Busketo. Sul lato sinistro della facciata del Duomo di Pisa si trova l’epigrafe latina che ricorda l’edificazione compiuta da Busketo nel 1063. Per la perizia, la capacità, l’ingegno e la furbizia, il grande maestro edificatore viene considerato migliore di Dedalo e di Ulisse, tanto da costruire “un tempio bianco di marmo come la neve senza eguali”. Nonostante la distanza di date (1063 Pisa, edificatore Busketo ma con facciata datata 1118 da Rainaldo; 1204 Lucca maestro Guidetto), questi maestri hanno idee e tecniche edificatorie comuni, custodite gelosamente e tramandate di generazione in generazione.

Si comprende quindi quanto questi maestri attingessero a piene mani nella cultura classica, nel mito ma, sicuramente, anche avvalendosi di tecniche e speculazioni teoriche quali ad esempio saperi matematico geometrici tenuti gelosamente segreti e resi noti solo ad una ristretta cerchia di adepti iniziati.
Vi sono però molte altre interpretazioni che cambiano e si adattano al mutare delle storie di chi si accosta non solo fisicamente ma piuttosto mentalmente, direi quasi intimamente a questo simbolo.
Quante volte, da piccoli, leggendo o vedendo film o fumetti abbiamo sognato che da grandi saremmo stati piloti, avventurieri, condottieri, grandi artisti o chissà cosa?
Siamo partiti fiduciosi ed animati delle migliori intenzioni per raggiungere le nostre mete sognate lungo il solco rettilineo della nostra vita che avevamo cominciato a tracciare. Man mano che lo abbiamo percorso qualcosa, gradualmente, ha spesso cambiato la traiettoria. La meta è divenuta sempre più sfocata e lontana mentre altre prospettive apparivano più o meno chiare. E la retta via ha cominciato a contorcersi. Le prime difficoltà si sono presentate ma poi, nella maggior parte dei casi, siamo riusciti a superarle anche grazie a impreviste gioie e successi e molte volte all’aiuto di chi ci ha voluto bene.
Eppure, per alcuni, giunti in un particolare tratto della nostra vita, le difficoltà, quasi sempre impreviste, sono apparse come montagne invalicabili, colpi d’arresto paragonabili ad enormi deflagrazioni interne.
Tutto si fa oscuro. Dolore, rabbia, impotenza, smarrimento.
Solo in questi frangenti si può far presente davanti a noi, come un puntino bianco lontano, come un seme di luce nell’oscurità, l’elemento di salvezza: un piccolo seme che abbiamo lasciato dietro di noi ed ha fruttificato di fronte a noi venendoci a salvare dalle tenebre: l’amore.
L’amore dato a chi ci ha lasciato, l’amore dato a chi ci ha conosciuto nei momenti belli o brutti, l’amore dato in mille forme e modi umani, piccoli o grandi, che si trasformano nella dimensione eterna del tempo e dello spazio in momenti eterni.

Se ciò da noi è stato in qualche modo fatto, quel puntino diverrà luce e ci indicherà l’uscita.
Era forse già scritto da qualche parte che, molti anni fa, quando ero un giovane spensierato, dovessi scegliere proprio questo simbolo come logo della nostra associazione di guide Turislucca.
Un simbolo e un angolo della mia città che è divenuto un angolo del mio cuore.

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