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	<description>Associazione guide turistiche per Lucca e Toscana</description>
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		<title>La tradizione delle sagre a Lucca: Per Bacco !</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 13:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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Estate. Appena le giornate cominciano ad allungarsi e i primi caldi estivi si fanno sentire è divenuta una tradizione per le famiglie lucchesi, ed ormai anche per molti turisti stranieri, scegliere fra le tante opportunità gastronomiche offerte dalle così dette sagre di paese. La scelta è varia e allettante: sagra delle zuppe, dei pesci fritti, [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/bacco1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1292" title="bacco[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/bacco1-230x300.jpg" alt="" width="230" height="300" /></a>Estate. Appena le giornate cominciano ad allungarsi e i primi caldi estivi si fanno sentire è divenuta una tradizione per le famiglie lucchesi, ed ormai anche per molti turisti stranieri, scegliere fra le tante opportunità gastronomiche offerte dalle così dette sagre di paese. La scelta è varia e allettante: sagra delle zuppe, dei pesci fritti, delle paste asciutte condite in varie salse. Ovunque abbondanti grigliate e vino a volontà. Il turista, affascinato da tutta questa abbondanza di libagioni, musica e popolo, è tenuto a pensare alla sagra odierna come la più genuina essenza della tradizione e del folclore locale. Chi però ha gli …anta sulle spalle, pur se compiaciuto fruitore locale assiduo, sa che non è così, e i nonni, se ancora in vita, lo potrebbero confermare. Per le generazioni passate la sagra era non solo una festa, ma soprattutto un dono che madre natura attraverso i frutti della terra concedeva all’umana specie.</p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Una tradizione ancestrale, prima pagana e poi cristiana che diveniva inoltre opportunità di incontro, scambio, conferma di appartenenza ad una unica identità culturale religiosa, politica e sociale fra le varie comunità rurali, pastorali o contadine che popolavano un tempo le nostre campagne, le colline ed i monti circostanti.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Vale la pena, fra le tante, ricordarne una che, per un motivo o per un altro, a differenza di molte altre nate come funghi senza radici fondate sulla tradizione, prosperano allegramente, è stata invece spazzata via di recente senza troppi complimenti: la festa di Bacco a Camigliano nel comune di Capannori.</span></span></p>
<p>Narrano i vecchi ed alcuni testi interessanti ormai datati, che il 24 di Agosto dai colli che sovrastano il prato delle Pizzorne, in un particolare luogo detto le vedute, convergessero donne e ragazzi con vestiti colorati e variopinti, divisi in comitive provenienti dai vari luoghi o paesi circostanti.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Per i pastori, numerosi un tempo sulle pendici dei monti, questa festa aveva un valore religioso, per gli altri prettamente profano. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">In quel giorno d’estate, l’atmosfera su quei prati era particolarmente festosa grazie al suono delle fisarmoniche che inducevano i giovani e i meno giovani a danzare senza sosta e a mangiare delle merende portate da casa o di quanto gli ambulanti vendevano per l’occasione avendo portato fin li i propri prodotti a dorso di mulo. Tutti poi si affollavano intorno alle improvvisazioni degli stornellatori e dei poeti provenienti dai paesi vicini di Matraia e di Valgiano. Era una cuccagna; anche perché i giovani facevano a gara per guadagnarsela salendo in competizione sopra gli alberi resi scivolosi dalla sugna di maiale, detti appunto alberi della cuccagna. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/4741680302_e6091cd0c0_m11.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1293" title="4741680302_e6091cd0c0_m[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/4741680302_e6091cd0c0_m11.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>Molti, come i carbonai, i fattori, i commercianti si incontravano su quel prato suggellando i propri contratti di affari con una semplice ma onorata stretta di mano. Il caldo dell’estate e le attività relative alla festa inducevano i presenti a bere notevoli quantità di acqua delle varie polle montane portate nelle fiasche o nei barili dagli acquaioli che la vendevano ad un tanto al bicchiere. Ma quando l’acqua cominciava a scarseggiare i più stretti seguaci del dio pagano Bacco trovavano questa giustificazione per iniziare a bere vino puro prendendo al fine solenni quanto rituali sbornie.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Tra i giovani di Camigliano si costituì quindi la “Brigata di Noè” con tanto di stendardo, stemma e copricapi rituali a forma di fiasco usati nelle loro allegre quanto chiassose processioni.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Avevano persino un inno ufficiale che è stato integralmente riportato in una pubblicazione sulle Pizzorne scritta da Carlo Gabriele Rosi nel 1986. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sino a qualche anno fa esisteva a Camigliano presso la villa Torrigiani la festa di Noè, che adeguatasi ai tempi offriva varie libagioni, ma dove senza dubbio si poteva sorseggiare ancora dell’ottimo vino delle colline lucchesi.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Il tempo passa e tutto muta. Anche se sui prati delle Pizzorne non si radunano più i gitanti di un tempo è augurabile che quei luoghi vengano ancora vissuti dai giovani di oggi che desiderosi di scoprirli nella loro vera essenza ne percepiscano la magia e si innamorino così come si innamoravano i loro vecchi. E Bacco? Oggi fra un test anti etilico e l’altro c’è comunque ancora modo di incontrarlo questo simpatico e gaudente Dio pagano. Incontriamolo in compagnia e godiamo di lui ma…senza strafare e con prudenza. I tempi sono comunque cambiati e l’automobile, infida ma più comoda sostituta di quel mulo che ritrovava sempre la via di casa anche da solo, non perdona. Qundi viva bacco ma …<a href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/04/bacco.jpg&amp;imgrefurl=http://2honolulu.it/tag/ubriaco&amp;usg=__dwUoCm3Uzvdx3L8iZBXKUQJId1M=&amp;h=550&amp;w=423&amp;sz=47&amp;hl=it&amp;start=6&amp;zoom=1&amp;itbs=1&amp;tbnid=uD00hIJzbBBj2M:&amp;tbnh=133&amp;tbnw=102&amp;prev=/images%3Fq%3Dbacco%2Bcommons%26hl%3Dit%26gbv%3D2%26tbs%3Disch:1">occhio alla strada</a>. Tuttavia senza troppi rimpianti possiamo ancora cantare in coro come facevano glia amici di Camigliano: </span></span></p>
<p>“<span style="font-size: medium;">Viva lui che per il primo </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">d’uva rossa e d’uva bianca </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">scaricò la vite stanca e coi piedi la pigiò. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Viva lui che fu il primiero </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">a raccoglierla nel tino,</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">viva lui che inventò il vino </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">e del vin s’inebriò.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il pagan di Grecia e Roma </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">festeggiò soltanto Bacco,</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">il tedesco ed il cosacco </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">or son matti per Noè.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E noi pure povera gente </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">per il vin siamo devoti</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E attacchiamo i nostri voti </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">supplichevoli ai tuoi piè” .</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gabriele Calabrese</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Itinerari dello spirito in Toscana: l&#8217;isola che c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 13:12:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’isola che c’è
 
La vita quotidiana, specialmente per coloro che vivono nei pressi dei centri cittadini, è caratterizzata da una serie di spostamenti che  incanalano lungo le direttrici urbane ed extra urbane ogni giorno sempre più congestionate dal traffico veicolare. A Lucca lo stacco fra la città è la campagna, ai nostri giorni, si percepisce con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>L’isola che c’è</h1>
<p> </p>
<p>La vita quotidiana, specialmente per coloro che vivono nei pressi dei centri cittadini, è caratterizzata da una serie di spostamenti che  incanalano lungo le direttrici urbane ed extra urbane ogni giorno sempre più congestionate dal traffico veicolare. A Lucca lo stacco fra la città è la campagna, ai nostri giorni, si percepisce con sempre maggiore difficoltà. A testimoniare la “Lucca drento” e la “Lucca fora” rimangono solo le antiche mappe, i racconti dei più vecchi e le foto storiche degli archivi cittadini che ci mostrano una piana coltivata sin quasi ai margini della città murata. Con sempre più frequenza leggiamo inoltre sulle pagine di riviste e giornali e ascoltiamo alla televisione e alla radio, dell’esigenza dell’essere umano di trovare spazi incontaminati dove la presenza umana si riduce al minimo indispensabile e dove l’anima ed il corpo possano ritrovare una dimensione spirituale anche grazie ad un maggiore contatto con la natura. Molti di fatto intraprendono viaggi esotici verso le mete più lontane. Ciò ci induce a pensare che questa sia quindi un esigenza legata in particolare all’uomo del terzo millennio, sempre più compresso in un mondo sovraffollato.</p>
<p>Eppure non è così. L’essere umano ha sempre cercato sin dall’antichità il “deserto”. Quel deserto esteriore che porta l’uomo alla riflessione ed alla meditazione interiore per cercare e vedere meglio se stesso e gli altri. Gli eremiti o i contemplatori sono sempre esistiti. Sono molteplici le raffigurazioni pittoriche, come ad esempio negli affreschi del camposanto monumentale di Pisa, dove sono presenti gli anacoreti; eremiti pronti a dare, con il loro esempio di vita, consigli a coloro che erano desiderosi di ritrovare la spiritualità o la fede perduta.</p>
<p>Risulta stupefacente prendere consapevolezza che anche qui da noi in lucchesia, esiste un incredibile numero di eremi, quasi tutti abbandonati non distanti dalle nostre civili abitazioni.Facciamo  pochi chilometri lungo la statale 12 bis nella direzione di Pisa. Raggiunto il paese di Santa Maria del Giudice, dove possiamo parcheggiare la nostra macchina, è possibile intraprendere una passeggiata sui colli circostanti. Alcuni minuti di piacevole ascesa verso il passo della croce a circa 215 metri sul livello del mare immersi dalla vegetazione mediterranea e seguendo la segnaletica del CAI, dopo un non molto, si incontra l’Eremo della Spelonca fondato nel XII° secolo.</p>
<p>Anche le cronache lucchesi, che il pittore tedesco Gheorg Cristoph Martini scrisse nei primi del settecento, ci narrano di una sua escursione in compagnia di nobili lucchesi alla volta dell’eremo di “Rupecava” posto sui monti rivolti verso Pisa nella zona circostante l’antico castello pisano di Ripafratta lungo il confine fra Lucca e Pisa. Si ritiene che questo eremo sia il più antico fra quelli esistenti in questa zona e risalga al IV secolo dopo Cristo. Il suo vero nome è Santa Maria ad martyres. Questa dedicazione risulta significativa se si pensa che è su questi monti che per la chiesa lucchese fu, assieme ad altri, martirizzato il primo vescovo di Lucca Paolino.</p>
<p>Luoghi quindi ricchi di significative presenze storiche e spirituali del passato. Molti di questi furono abbandonati già in antichità quando gli eremiti si imposero una regola e si inurbarono come monaci benedettini o in altre congregazioni.</p>
<p>L’elenco dei romitori lungo la valle del Serchio, come ad esempio l’affascinante eremo di Calomini posto in una zona impervia sotto un costone roccioso che si affaccia sulla vallata della turrite e gli aneddoti storici relativi, potrebbero continuare a lungo.</p>
<p>Ma la storia che li ha visti come luoghi vissuti, si ferma sino a qualche decennio fa.</p>
<p>Tuttavia esiste ancora un isola di profonda e genuina spiritualità eremitica vissuta in assoluta riservatezza e solitudine: la <a href="http://www.certosini.info/farneta.htm">Certosa di Farneta</a>.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/Lucca_-_certosa_di_Farneta1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1277" title="Lucca_-_certosa_di_Farneta[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/Lucca_-_certosa_di_Farneta1-300x277.jpg" alt="" width="300" height="277" /></a></p>
<p>E’ questo l’ultimo monastero italiano di frati certosini ancora attivo delle numerose certose un tempo esistenti, alcune delle quali celeberrime per le bellezze artistiche in esse contenute. Oggi tutti questi luoghi si sono trasformati in musei statali, regionali o riattati ad altro scopo.</p>
<p>Percorrendo da Lucca la via sarzanese, passato il ponte San Pietro ed oltrepassato il bivio per San Macario, si incontra quello che indica la certosa di Farneta. Non si illuda chi legge di aver trovato l’ennesima meta turistica da visitare in allegra e spensierata compagnia. Non è ne il luogo ne il caso per programmare una scampagnata di questo genere. Chi imbocca questa strada dovrebbe mentalmente cercare di entrare in una differente dimensione spirituale che contempli almeno la parola rispetto. In fondo ad una strada fiancheggiata da cipressi si trova l’ingresso della certosa. Non è consentito l’ingresso agli estranei e men che meno alle donne di qualsiasi condizione o ceto, anche se religiose. Il silenzio regna sovrano all’esterno e all’interno del monastero. Il silenzio è la regola dei certosini. Un silenzio imposto durante tutto l’arco dell’anno ad ogni membro della comunità monastica per sei giorni settimanali. Il settimo giorno i monaci si riuniscono in un luogo apposito e possono scambiarsi pareri e informazioni. Un solitudine che si celebra anche all’interno delle cappelle entro le quali ogni giorno i padri certosini officiano la propria personale messa e la propria intima comunione. Ogni padre certosino vive la sua quotidiana esperienza claustrale all’interno della propria cella dove medita, lavora, studia, prega per il mondo esterno vissuto dall’umanità.</p>
<p>Eppure le esperienze con la vita quotidiana del mondo esterno degli uomini è stata vissuta da questa comunità anche con intense gioie ed anche con tragiche esperienze. Fra tutte non possono essere dimenticate la strage e le violenze perpetrate dai nazisti nel 1944 nei confronti dei monaci della certosa che avevano rifugiato all’interno uomini che sfuggivano alle deportazioni di massa nei lagher tedeschi. Molti vennero fucilati, altri deportati e poi fatti sparire. Furono martiri nel silenzio. Ogni padre certosino non vuole essere ricordato dopo la propria morte. Non esistono infatti lapidi commemorative sopra le loro sepolture, ma solo nuda terra ed una croce. Eppure le attività fervono all’intero e spesso all’esterno della certosa. Soprattutto attività agrarie. Vino, animali da allevamento, coltivazioni specifiche e quant’altro è legato ai vari elementi agrari dei frutti della natura, hanno sempre caratterizzato l’aspetto terreno ed economico di questa comunità. Ciò ha prodotto in alcuni casi, indirettamente ed inconsapevolmente, anche la fortuna di alcuni lucchesi emigrati all’estero. In proposito vale la pena raccontare un aneddoto.</p>
<p>Non molti anni fa un gruppo di una trentina di turisti americani provenienti dalla California chiesero di visitare la certosa. Con enorme stupore della guida locale che li avrebbe seguiti (il sottoscritto ) nel loro percorso turistico come interprete, fu loro concesso dai monaci l’accesso alla certosa. Una volta giunti all’ingresso un padre, incaricato dalla comunità di accoglierli, fece entrare i soli uomini all’interno dell’edificio. Le donne invece, accolte dal parroco della vicina chiesa di Farneta, proseguirono per un differente itinerario esterno. Una volta all’interno della certosa il gruppo di californiani, abbigliati con le loro variopinte camice sgargianti e colorate e dotati di iper tecnologiche macchine fotografiche, erano pronti per il tour.</p>
<p>Man mano che il pacato e sorridente padre spiegava al gruppo i luoghi visitati, i loro significati e come questi venivano vissuti dalla comunità (refettorio, la biblioteca, una cella, le cappelle, le cantine e quant’altro fosse possibile vedere) la mimica facciale degli americani mutò gradualmente dallo scanzonato all’incredulo rispetto. Al termine il responsabile del gruppo porse i saluti ed i ringraziamenti da parte di tutti, ma in particolare da parte di colui che non era presente e che aveva intercesso affinchè il gruppo potesse visitare la certosa: Mr.  Sam Sebastiani, proprietario della società Sebastiani Wine nella Sonoma Valley .</p>
<p>Alla fine dell’800 fra i molti lucchesi coraggiosi ma per lo più poveri e disperati che emigrarono nelle americhe, vi era anche un certo Sebastiani di Farneta. Costui da buon contadino aveva lavorato molto per i frati della certosa e da loro aveva imparato le tecniche migliori per la coltivazione della vite e la vinificazione. Quando Sebastiani decise di emigrare, il priore della comunità gli regalò delle barbatelle di vite augurandogli, oltre una buona fortuna, anche di farne buon uso. Una volta raggiunto il selvaggio west negli stati uniti lavorò duramente alla costruzione della prima ferrovia occidentale. Questi, invece di sperperare il proprio guadagno come molti suoi compagni in wiskey e malaffare, con i soldi risparmiati si comprò un campo e vi impiantò la sua prima vigna. Il passo successivo fu quello di percorrere la ferrovia da lui costruita fermandosi in ogni stazione per vendere nei saloon del west il vino da lui prodotto e …la fortuna auspicata dal buon padre certosino gli arrise. Oggi la ditta di produzione di vini Sebastiani è una delle più importanti degli stati uniti. Gloria quindi alla certosa e a tutti i certosini !</p>
<p>La gita nei dintorni della certosa è comunque da consigliare anche se non si può entrare. Vi è pur sempre l’opzione che fu scelta dal gruppo delle turiste americane. Anche la certosa di Lucca, come le altre sparse per l’Italia presenta la caratteristica tipica di essere circondata da estesi appezzamenti di terra ad uso di pascolo. Si presenta quindi proprio come un isola circondata dal verde dei campi. E’ il deserto che circonda il “deserto” della cinta muraria certosina. Seguendo la strada che costeggia il muro della certosa, si trova un bivio che porta da una parte verso Farneta e l’altro verso la sarzanese. Poco distante dal bivio nella direzione di Farneta, incontriamo una strada che porta sopra un colletto dove domina la chiesa parrocchiale. Una volta sull’ampio piazzale coperto da tigli, basta dare uno sguardo nella direzione di Lucca per essere rapiti in un attimo dall’incanto di questo luogo. La vista impareggiabile abbraccia in un sol colpo l’intero complesso della certosa, caratterizzato dalle celle disposte lungo il muro più interno e le guglie di gusto francese degli edifici ecclesiastici. Poco più in là, guardando verso l’orizzonte, oltre le chiome dei lontani alberi che delineano il corso del fiume Serchio, le torri di Lucca. Gli am<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/Certosa_di_Farneta_view_011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1278" title="Certosa_di_Farneta,_view_01[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/Certosa_di_Farneta_view_011-300x79.jpg" alt="" width="300" height="79" /></a>pi spazi erbosi dei campi che l’uomo ha modellato durante secoli e secoli, la pace, la bellezza architettonica della certosa, il …silenzio, tutto ciò invita alla riflessione e alla contemplazione. L’isola c’è.</p>
<p>Che Dio e grazie a Lui gli uomini di buona volontà la conservino ancora a lungo per le generazioni a venire come testimonianza di bellezza e di contemplazione.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Itinerari in Toscana.Lucca: solo una piazza che si chiama Verdi?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 10:19:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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I luoghi dove quotidianamente o occasionalmente viviamo il nostro tempo, sono spazi utilizzati spesso in modo distratto e frettoloso, tanto quanto basta ad assolvere la loro funzione in relazione a ciò che a noi serve.
Un ufficio comunale, una stazione di autobus, una scuola, un hotel, un ufficio turistico, ecc. ecc . Potremmo continuare nella lista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>I luoghi dove quotidianamente o occasionalmente viviamo il nostro tempo, sono spazi utilizzati spesso in modo distratto e frettoloso, tanto quanto basta ad assolvere la loro funzione in relazione a ciò che a noi serve.</p>
<p>Un ufficio comunale, una stazione di autobus, una scuola, un hotel, un ufficio turistico, ecc. ecc . Potremmo continuare nella lista per un bel po&#8217;. Tuttavia se tutti questi luoghi vengono a trovarsi all&#8217;interno di una piazza, e poi ancora dentro ad una cerchia di mura rinascimentali di una città storica quale è Lucca, allora il discorso cambia. E si, perché i luoghi della quotidianità, se analizzati nella loro dimensione architettonica, acquisiscono automaticamente una valenza storica che va ben al di là della loro mera funzione attuale.</p>
<p>E&#8217; il caso dello spazio della zona occidentale di Lucca: Piazzale Verdi.</p>
<p>Tutti gli edifici sopra riportati, qui esistono veramente, ma un tempo avevano una diversa originaria funzione.</p>
<p>Per una strana consuetudine tutta lucchese di dedicare le piazze commemorative ad eroi italici nati in altre città, questa ampia piazza fu chiamata Giuseppe Verdi in onore del celebre compositore di Busseto vicino Parma.</p>
<p>Venutosi a creare con l&#8217;ampliamento delle mura rinascimentali e la conseguente demolizione di quelle medievali, per antica tradizione veniva denominato “il prato del marchese” forse per la presenza un tempo nelle vicinanze della residenza longobarda del marchesato di Tuscia.</p>
<p>Le raffigurazioni più antiche con scorci della città viste da questa zona, oltre ad evidenziare la possenza della antica porta medievale di San Donato e della muraglia duecentesca, in alcuni casi ci mostrano anche i prati antistanti da sempre idonei ad accogliere un gran numero di cavalieri.</p>
<p>Appare così, ad esempio, nell&#8217;affresco della cappella della villa suburbana un tempo dei Buonvisi a Monte San Quirico dove viene raffigurato l&#8217;arrivo del carro trainato da buoi con il simulacro del Volto Santo, oggetto di culto da sempre dei lucchesi. Questo è attorniato da cavalieri e da una lunga processione di gente quasi a rievocare in realtà lo storico incontro avvenuto a Lucca nel 1541 fra il papa Paolo III e l&#8217;imperatore Carlo V con l&#8217;intervento di una nutrita schiera di fanti e cavalieri.</p>
<p>Un luogo dunque che ha sempre avuto nei secoli, per tradizione o per una naturale vocazione, la possibilità di radunare il popolo o l&#8217;esercito in occasione di feste e manifestazioni equestri.</p>
<p>Ma non solo. Gli edifici che circondano oggi la piazza, pur mantenendo pressoché inalterata la propria volumetria e molte delle originali caratteristiche architettoniche, hanno  cambiato la propria funzione in ragione delle esigenze odierne.</p>
<p>Primi fra tutti in ordine cronologico gli edifici, un tempo medievali (si veda l&#8217;iscrizione trecentesca all&#8217;ingresso di via san Paolino sopra il muro esterno dell&#8217;anagrafe) che un tempo appartenevano all&#8217;importante istituzione dell&#8217;ospedale di San Luca.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/P1040023.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1270" title="P1040023" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/P1040023-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Tutto il prospetto compreso fra l&#8217;attuale archivio comunale, vigili urbani, pretura, anagrafe, hotel San Luca, guardia forestale, cinema centrale, manifattura tabacchi, apparteneva all&#8217;ospedale che aveva come gestori gli ordini facenti capo a quello dei potenti domenicani. Unico edificio scomparso è la chiesetta di San Luca demolita nei primi del &#8216;900 e testimoniata dalle fotografie dell&#8217;epoca.</p>
<p>La ex manifattura tabacchi invece ha alterato, sempre nel ‘900, la superficie originale di quell&#8217;area ampliandosi verso il baluardo San Paolino.</p>
<p>A spiccare isolata fra la cinta muraria e gli altri edifici è invece la vecchia porta San Donato. Ebbe l&#8217;uso di accesso alla città per poco tempo, dal 1591 al 1628 quando vene costruita con l&#8217;avanzamento della nuova muraglia e la distruzione della medievale come nuova porta San Donato.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/P1020381.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1258" title="P1020381" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/P1020381-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/P1020380.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1259" title="P1020380" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/P1020380-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>E&#8217; oggi uno degli edifici più frequentati dai turisti di passaggio essendo l&#8217;ufficio informazioni comunale. Molti dei nostri turisti però, rimarrebbero certamente scioccati se sapessero quale macabro rituale si sia svolto all&#8217;interno o nei pressi di questo storico edificio. Fu qui infatti che la gente di Lucca e molta altra forestiera, poterono assistere il 29 luglio 1845 all&#8217;ultima esecuzione capitale in Italia eseguita per il taglio della testa con l&#8217;uso della ghigliottina. Racconta mia nonna Maria novantottenne, che la sua nonna gli raccontava di come la sua mamma bambina avesse assistito a quell&#8217;orribile esecuzione e di come ne fosse rimasta sconvolta per anni ed anni al solo ricordo assieme alla moltitudine degli intervenuti. Tristi ricordi davvero! Dopo quel tragico avvenimento l&#8217;edificio cambiò d&#8217;uso più volte divenendo fra le altre cose civile abitazione, caserma dei pompieri, ed infine dagli anni ottanta del &#8216;900, con rara lungimiranza dell’amministrazione comunale del tempo, quando non si vedeva un turista per le strade lucchesi neanche a pagarlo, ufficio informazioni turistiche.</p>
<p>Nei pressi della porta si dovevano tenere inoltre esercitazioni militari a fuoco, se è vero che, come asserisce qualcuno, sul fianco della vecchia porta sia ancora visibile un buco (che per altro io non sono mai riuscito a vedere !), poi opportunamente restaurato, di un colpo di colubrina o forse di cannone. Sappiamo infatti che le mura odierne non sostennero mai alcun assalto armato. Nel 1813 un unico colpo di cannone venne sparato a scopo di intimidazione dalle truppe inglesi formate da circa 1000 soldati ed un cannone comandati da Lord Bentik sbarcato a Viareggio per convincere i lucchesi, sino a quel giorno filo napoleonici, ad aprire le porte.</p>
<p>Come recita un verso delle famose poesie del poeta vernacolare lucchese Geppe: “ I lucchesi son focosi, ma&#8230; prudenti .”   Quindi bastò quell&#8217;unico colpo per far cambiare rapidamente opinione ai pochi difensori, che aprirono senza indugio il portone sino a quel momento ermeticamente chiuso e sprangato. Lo spazio fra la vecchia porta e la manifattura rimase per secoli vuoto ed usato solo per le esercitazioni equestri.</p>
<p>Dai primi del &#8216;700 si volle qui edificare un vero e proprio anfiteatro per la corsa dei cavalli o ippodromo come lo definiremmo oggi. Per fare ciò si costituì una società di nobili cavalieri lucchesi. Questo era costruito essenzialmente in legno di pioppo (albero poco pregiato ma presente in quantità in antico sia sulle mura che lungo il fiume) e all&#8217;inizio non aveva una grande capienza di pubblico, essendo dotato di poche gradinate. La maggior parte del popolo assisteva alle corse a sbafo guardandole comodamente dalle mura e addirittura arrampicandosi sulle alberature degli alti pioppi che ombreggiavano le cortine delle mura li vicine. L’anfiteatro per la corsa dei cavalli veniva montato e smontato a settembre in occasione delle festività che ruotavano attorno a quella principale della Santa Croce. Di questo primitivo anfiteatro esiste un disegno riportato nella cronistoria degli spettacoli lucchesi” redatta dall’accademico lucchese Almachilde Pellegrini. Questa prima costruzione è molto semplice e mostra i cavalli che corrono “scossi” cioè senza fantino o “alla berbera” come si diceva a quel tempo. La tradizione della corsa dei cavalli era antichissima anche a Lucca. Anche qui come in altre città si correvano i pali con cavalli e a volte anche quelli grotteschi come ad esempio quegli con gli asini come ancora oggi si corre ad esempio a Querceta presso Pietrasanta. Il premio &#8221; in palio&#8221;, era quasi sempre un prezioso drappo di sete lucchesi. Fu comunque in occasione di un importante evento, che nel 1785 si pensò di rinnovare per intero la struttura di questo anfiteatro, ampliandolo quanto possibile nelle dimensioni, dotandolo principalmente di un nuovo palco per le autorità, un parterre ornato da preziosi giardini all’italiana con fontane, statue lignee raffiguranti alcuni dei dell’olimpo e vasi detti all’etrusca riprodotti sull’onda della neonata passione per l’archeologia.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/14082010.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1268" title="14082010" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/14082010-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> L’occasione si venne a creare per l’attesa e sospirata visita in Toscana del re delle due sicilie Ferdinando e della sua gentile consorte, seguiti dalle rispettive corti e da uno stuolo di ambasciatori e nobili provenienti da ogni dove. In quella occasione la piccola ed ormai declinante repubblica di Lucca dette sfoggio con ogni mezzo e risorsa possibile di tutto lo sfarzo che si addiceva ad uno stato certamente piccolo, ma dal passato glorioso. Si consideri che si spesero somme tali da non essere minimamente paragonabile con alcun evento analogo accaduto a memoria d’uomo nei secoli precedenti e successivi. Gli aneddoti a questo riguardo sono numerosi e saporiti, ma dovrei fare una pubblicazione intera in merito.</p>
<p>Oltre all’anfiteatro si riattarono con incredibili scenografie ed effetti speciali del tempo ben due teatri cittadini contigui: il Castiglioncelli in via del moro ed il Pantera in via Fillungo, per l’occasione uniti da un tunnel ligneo soprelevato all’interno del quale facevano sfoggio i più bei quadri e arazzi lucchesi (quelli che oggi si ammirano in palazzo Mansi per intenderci). Come ci raccontano le colorite e pungenti cronache dell’abate Chelini, per la prima volta la popolazione lucchese potè assaggiare gratuitamente un rinfresco mai gustato in precedenza: il gelato! L’abate racconta che un goloso prete di campagna ne mangiò talmente tanto che il giorno dopo ne morì di indigestione. Per la cronaca si sappia che il re Ferdinando fu entusiasta dei ricevimenti lucchesi ed in particolare della corsa dei cavalli. Incitava a gran voce il cavallo sul quale aveva scommesso aiutandolo con ampi gesti ed un colorito dialetto napoletano che il pubblico presente si sforzava di comprendere senza per altro riuscirci. I cavalli ormai prossimi al traguardo, quasi fossero giunti alla fine privi dell’energia necessaria per l’ultimo scatto vincente, rallentarono tutti di colpo tranne il preferito del re che….vinse.</p>
<p>Alla resa dei conti tutto questo enorme dispendio di energie e risorse di un piccolo stato ormai povero e in decadenza, potremmo definirlo il suo canto del cigno, portarono dei benefici a Lucca ed ai Lucchesi? La risposta è secca: no! Da li a poco il vento impetuoso della rivoluzione francese e successivamente delle imprese napoleoniche spazzeranno via come in un sol colpo i vetusti assetti geo- politici della vecchia Europa e con essi le secolari velleità di indipendenza della antica Repubblica di Lucca.</p>
<p>L&#8217;immane tragedia della prima guerra mondiale 1915/18 che vide anche a Lucca partire verso i confini del nord e non tornare più a casa centinaia e centinaia di giovani lucchesi (si vedano i loro nomi scolpiti a loro memoria all&#8217;interno della chiesa di san Cristoforo a Lucca) colpì profondamente ogni famiglia lucchese. Si volle quindi ricordare quegli uomini anche con un monumento. Lo scultore Guglielmo Petroni fu incaricato di erigere un monumento obelisco al centro della piazza con accanto una pietra del delle montagne carso  dove si svolsero la maggior parte dei combattimenti. Tutto attorno furono piantati alberi di leccio sempre verdi che un tempo riportavano, come ricorda mio padre, con una targhetta sopra apposta il nome del caduto.</p>
<p>Oggi il comune di Lucca, in nome del &#8220;Pius&#8221;, (piano di ristrutturazione della città che porterà ingenti finanziamenti probabilmente nelle tasche di pochi) ha intenzione di smantellare il parco della rimembranza.</p>
<p>Ora una piccola riflessione. Se si distrugge oggi un ricordo della sacrificio di migliaia di soldati morti  (si dice) per la definitiva unità d&#8217;Italia, cosa ricorderemo di quei pochi ma preziosi giovani che stanno o vanno a morire oggi in Afganistan ? Ai posteri l&#8217;ardua sentenza.</p>
<p>Gabriele Calabrese (p.s. pubblico l&#8217;articolo ma continuerò nel tempo ad aggiungergli foto)</p>
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		<title>Lucca insolita 2010: Amore sacro, amore profano</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 08:00:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente ci siamo. Pochi giorni e a Lucca la nuova edizione 2010 di visite guidate notturne animate da attori prenderà il via .  Un impegno grande e faticoso, ma nel complesso divertente. 
Lo scorso anno mi balenò questa idea leggendo le cronache locali dove tutti , piangendosi addosso, si lamentavano del fatto che la città di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Finalmente ci siamo</strong>. Pochi giorni e a Lucca la nuova edizione 2010 di visite guidate notturne animate da attori prenderà il via .  Un impegno grande e faticoso, ma nel complesso divertente. </p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-0021.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1245" title="Immagine 002" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-0021-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a>Lo scorso anno mi balenò questa idea leggendo le cronache locali dove tutti , piangendosi addosso, si lamentavano del fatto che la città di notte era vuota e priva  di manifestazioni ad esclusione del costoso e rumoroso <em>Summer Festival</em>. L&#8217;incontro con l&#8217;assessore al turismo Bruni fu proficuo ed in un batti baleno, grazie alla collaborazione di Nicola Fanucchi, abile attore, regista e talent scout di giovani promesse teatrali lucchesi, mettemo su la prima edizione dal titolo: <em>Lucca insolita fra storia e leggende</em>.</p>
<p>Un modo diverso, divulgativo e più immediato di fare cultura. Bambini, adulti, persone di cultura e non, possono ritrovare un aspetto interessante e spesso sconosciuto della città di Lucca. Pura fiction e fantasia nel caso della rievocazione di personaggi storici, ma con lo scopo dichiarato di avvicinare tutti, ma proprio tutti al mondo della storia e dell&#8217;arte.</p>
<p>Il successo è stato lusinghiero. Più di mille persone hanno partecipato alle visite guidate in notturna. Una cosa da non sottacere è che l&#8217;iniziativa si è pagata in buona parte da sola, grazie al costo dei biglietti (7 euro) pagati per altro dai soli adulti (i bambini erano e sono gratuiti). Formula family friendly quindi.</p>
<p>Quest&#8217;anno la cosa è stata più complessa. Ho ideato la serata partendo dai luoghi e non dai personaggi. Luoghi veramente insoliti e tutti distribuiti nella zona est della città, la meno frequentata nelle notti estive luchesi. Per laprima volta il pubblico potrà vedere le stanze ancora vuote e malandate ma incredibilmente fascinose del primo piano di palazzo Guinigi. Queste sono state appena restaurate dalla sovrintendenza in alcuni soffitti che presentano affreschi e cassettoni di varie epoche.  Palazzo Boccella, oggi sede della galleria di arte contemporanea L.u.c.c.a, che negli scantinati conserva inaspettati affreschi, prove evidenti di un antico lupanare tardo rinascimentale. Ed infine la cappella di Santa Lucia nel complesso del chiostro di San Francesco, un tempo dei Guinigi ed ora parte del campus IMT Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.</p>
<p>Per questa occasione mi sono dato da fare. Ho ideato le storie e scritto  i copioni di tutti i personaggi in ballo ( quattro per l&#8217;esattezza), ho tenuto i contatti fra le varie istituzioni (fra i quali ringrazio la Dottoressa Daniello della sovrintendenza per la gentile disponibilità)  ed enti coinvolti affinchè l&#8217;iniziativa non venisse ostacolata dalla solita burocrazia, ho preparato le guide turistiche fornendo loro materiale bibliografico, ho curato alcuni effetti sonori e visivi (musica e proiezione di dipinti del &#8216;600 lucchese), ho curato e seguito la depliantistica, ho curato tutte le relazioni con la stampa e i media, ho distribuito personalmente buona parte del materiale pubblicitario presso uffici informazioni ed altro,  ecc. ecc.</p>
<p> Unico mio piccolo rammarico nella sfera della pura venalità tutta lucchese è il compenso da me percepito.<strong> ZERO !</strong></p>
<p>Pazienza ! Gloria se tutto va bene, biasimo e disprezzo in caso di insuccesso. Il vero compenso è che mi sono divertito un mondo. Scusate lo sfogo, ma tutto è dovuto allo stress per l&#8217;attesa e la frase ricorrente che mi ronza nella testa: &#8220;ma chi te lo fa fare&#8221;.  Vi aspetto e a presto.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Itinerari in Toscana:i palazzi del potere nel &#8216;400 a Lucca.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 15:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il potere. Una parola che evoca, al solo nominarla, sensazioni di potenza, forza, abilità, dominio sugli altri e molto altro ancora. Ma il potere può manifestarsi in varie forme ed in vari modi a seconda dei tempi storici nei quali è stato esibito. Forme diverse nel tempo e nello spazio. I palazzi sono una di queste forme ed  in alcuni casi rappresentano una vera e propria ostentazione del potere.</p>
<p>Nella Toscana del XIV secolo non vi era città emergente che non sfoggiasse il suo palazzo comunale nella forma di un arcigno castello fortificato con torre dove chi deteneva il potere, fosse esso podestà o bargello, potesse rifugiarsi in caso di rivolta popolare o altra violenta espressione dei tempi. Unica città che fa eccezione, a quanto risulta dai documenti, è proprio Lucca. Almeno sino alla ascesa del condottiero e poi signore di Lucca Castruccio Castracani, il quale volle edificare nel 1322  più che un palazzo fortificato una vera e propria fortezza con ben ventiquattro torri, Lucca non conosceva in epoca comunale alcuna forma di ostentazione di potere da esibire in forma architettonica (chiese escluse).</p>
<p>1400. Si impone improvvisamente  un uomo di secondo piano; un uomo che pur facente parte di una nobilissima casata, si era sino a quel momento defilato sullo sfondo di una città mercantile che da pochi anni aveva ritrovato a caro prezzo la libertà soffocata per anni dal dominio pisano. Un outsider, si direbbe oggi: Paolo Guinigi. Comincia per Lucca un  nuova epoca. L&#8217;epoca della prima vera signoria toscana che si protrarrà per ben 30 anni.</p>
<p>E&#8217; su questo fondale storico,un fondale  in un certo qual modo teatrale o da set cinematografico, che spesso il turista colto viene a trovarsi coinvolto quando, curioso e con il naso all&#8217;insù, passeggia fra le strette strade del centro storico. Le case più o meno antiche, le chiese medioevali piccole o grandi che siano, segnano le tappe del suo girovagare senza meta. Tutti però, prima o poi scorgono d&#8217;improvviso la torre con &#8220;l&#8217;albero&#8221;. Quel segno così evidente, unico e stravagante, marca il territorio dei palazzi di quella che fu la consorteria dei Guinigi. I palazzi simbolo del nuovo potere lucchese dal XIV secolo.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/P10308491.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1236" title="P1030849" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/P10308491-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Pochi passi per girare l&#8217;angolo che da via S. Andrea svolta in via Guinigi ed il nostro turista, lasciata alle spalle la variopinta coda delle persone  indecise se salire sulla torre o comprare un suvenir, incontra la doppia schiera di maestosi palazzi ricoperti in laterizio. Tre ordini di piani che si impongono alla vista per la straordianria teoria di bifore, trifore e quadrifore tutte suddivise da esili ed eleganti colonnine marmoree. Questi sono i primi palazzi del potere lucchese ! Un potere ricco e sfarzoso dove il pesante masso di macigno ha lasciato il posto alla leggerezza del mattone e la severa feritoia difensiva ha lasciato il posto all&#8217;elegante teoria di archetti polilobati gotici. Sui due palazzi lo stemma dei Guinigi:bordi bianchi in campo rosso con croce lanceolata.</p>
<p>Si potrà forse entrare da qualche parte ? Si, il portone verde del palazzo della torre è aperto. C&#8217;è una mostra nel palazzo e la signorina all&#8217;ingresso indica gentilmente  il secondo piano. Una prima rampa di scale. Si scorge una porta socchiusa. Si entra in un corridoio non illuminato e dopo alcuni passi ed uno sguardo nella prima stanza ci si accorge che abbiamo sbagliato piano: è il primo e non il secondo. Ma la curiosità di scoprire cosa celano quegli ambienti in penombra è irresistibile. Enormi e fascinose stanze vuote con muri sfregiati dal tempo si succedono l&#8217;una dopo l&#8217;altra come in una scatola cinese. I  soffitti sono impreziositi da eleganti travi decorati da variopinti stemmi e figure. Alcune stanze presentano ancora le cornici dei camini marmorei ed altre suntosi soffitti con affreschi del settecento di figure e troploil eseguiti da mani esperte. Incredibile Il palazzo un tempo dei potenti Guinigi oggi è vuoto pur mostrando ancora i segni di tempi migliori, di tempi di gloria.</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/P1030876.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1251" title="P1030876" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/P1030876-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Fra tutte però colpisce una stanza più piccola che si affaccia sulla strada di mezzogiorno. E&#8217; una stanza quadrata ma fuori scala rispetto alle altre. Invece dell&#8217;intonaco presenta i mattoni a facciavista. Sorpresa ! Sui mattoni v&#8217;è un sottile strato di colori simile ad un affresco. Ed ecco che appare più nitida la figura di un cavaliere su di un destriero a caccia con il falcone. Tutto attorno a lui, lungo i muri, si intrecciano girali decorativi di cerchi multicolori. Nel muro opposto un agnello sovrasta un lupo come nella fiaba di Esopo. Una stanza cortese e colta ! Un pezzo di torre medioevale del XII secolo scampata miracolosamente ai mutamenti dei tempi.</p>
<p>E a questo punto la fantasia vola e sembra di farsi rapire dal turbinio della macchina del tempo. Polo Guinigi dove sei ? Manchi solo tu qui ad apparire come un fantasma per raccontarci quali furono le tue aspirazioni, i tuoi veri amori e la gente del tuo tempo. Sappiamo che costruisti nuovi palazzi e nuove ville. Tuttavia, qui fra queste mura nude, il tuo spirito si fa concreto e siamo certi che prima o poi in qualche modo si manifesterà.</p>
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		<title>Itinerari insoliti: Lucca, il vizio e l&#8217;amore profano</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 11:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ “Lucca rimane un segreto. La Storia è passata nei palazzi della nobiltà lucchese a piccoli passi silenziosi e appartati, soffocati da muraglie di parsimonia e di diffidenza. Quasi tutti i peccati dell&#8217; uomo, i vizi più neri, il denaro, l&#8217; avarizia, la frode, la lussuria, la gola, abitano il cuore dei lucchesi e vengono frequentati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/010xj51.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1214" title="010xj5[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/010xj51-219x300.jpg" alt="" width="219" height="300" /></a> “<em>Lucca rimane un segreto. La Storia è passata nei palazzi della nobiltà lucchese a piccoli passi silenziosi e appartati, soffocati da muraglie di parsimonia e di diffidenza. Quasi tutti i peccati dell&#8217; uomo, i vizi più neri, il denaro, l&#8217; avarizia, la frode, la lussuria, la gola, abitano il cuore dei lucchesi e vengono frequentati con un ambiguo sentimento di terrore e di avidità. A Lucca si vive e si conosce la corruzione con più profondità che in ogni altro luogo della terra. Appartiene al peccato tutto ciò che viene all&#8217; aria e alla luce, mentre è promessa di perdono e di grazia tutto ciò che viene custodito nel segreto dell&#8217; intimità casalinga, chiuso nella cassaforte dei risparmi e delle memorie. Più della morte, il lucchese teme gli scandali, le novità, i mutamenti.</em> “</p>
<p>Poche righe impietose dello scritore  Garboli,  scomparso qualche anno fa, ritraggono a tinte forti, quasi caricaturali, la leggendaria supposta personalità controversa dei lucchesi. Un modo se vogliamo volutamente scioccante per distinguere chi vive in queste terre “diverse”, dagli altri toscani.</p>
<p>Sorprende d&#8217;altro canto, come i lucchesi, a proposito di lussuria, peccato e scandalo, abbiano in alcuni tempi storici trattato ad esempio il tema del sesso, oggi definito “proibito” come la prostituzione e l&#8217;omosessualità, con un approccio quanto meno singolare e in controdendenza rispetto a quello di altri stati  italiani ed europei. La Repubblica oligarchica di Lucca  fu una delle poche nel XVI secolo, ad affrontare il tema, a quel tempo visto come problema, dell&#8217;omosesualità favorendo come massiccio antidoto  l&#8217;attività della prostituzione.</p>
<p>A questo scopo fu istituito infatti sin dal 1537<em> l&#8217;offizio sopra i protettori delle meretrici</em> e <em>l&#8217;offizio sopra l&#8217;onestà</em>.Quest&#8217;ultimo aveva l&#8217;infame compito di ricevere le denunce che accusavano cittadini della repubblica di omosessualità presunta o scoperta in “fragrante”. Le pene per per reprimere questo “vizio contro natura”, come veniva definito il supposto problema, spesso consistevano in umilianti pene corporali quali ad esempio la fustigazione. Un problema sociale di omofobia, si direbbe oggi. Tuttavia Lucca, città profondamente religiosa, cercò in modo del tutto inaspettato di trovare un rimedio che potremmo definire preventivo chiedendo le grazie ed i servigi di una categoria particolare: le cortigiane o prostitute. Questa ipocrita e illusoria “cura” a base di puro sesso femminino, ovviamente non risolse il problema del piccolo stato lucchese, quanto pittosto forse incoraggiò l&#8217;attività delle donne più povere e disagiate a prostituirsi, anche se pur tutelate dallo stato. Per approfondire questo interessante argomento, Mita Vellutini ha pubblicato la sua tesi di laurea “Donne e società nella Lucca del &#8216;500” con il contributo dell&#8217;associazione Lions Club Lucca ed edito da Maria Pacini Fazzi. Dallo studio emerge inoltre che le zone in città dove le prostitute svolgevano la loro attività, erano un po&#8217; ovunque. Spesso vicino alle carcerinuove o vecchie (anfiteatro) o a luoghi popolari, ma anche e persino di fronte a chiese come ad esempio quella di San Paolino. Nel quartiere di pelleria esistevano sin dal XIV secolo numerose case dove si svolgeva questa attività.</p>
<p>Chi però avrebbe mai immaginato che, non molti anni fa, a seguito del restauro degli scantinati del nobile palazzo Boccella sui fossi presso la Madonna dello Stellare, ci si sarebbe imbattuti in un ambiente privato e particolare (un <em>privè</em> lo definiremmo secondo il vocabolario in voga ai giorni nostri ). E si, un vero e proprio bordello privato di lusso della fine del XVI secolo dove il sesso si mescolava al fortuna del gioco e al piacere del vino (Bacco, fortuna e venere). La prova che conferma questa nascosta attività, sono gli insoliti affreschi attribuiti al pittore Ghirlanda, attivo a Lucca sino ai primi del 1600. Questi mostrano sulle quattro facce di due pilastri posti al centro dello scantinato, belle donne abbigliate alla moda del tempo con inequivocabili simboli della passione, affiancate da satiri baccheggianti e soldati “ben dotati”, armati di alabarde e coppe di vino spumeggiante. <a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/P1030794.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1212" title="P1030794" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/P1030794-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>   Non male direi come atteggiamento libertino se pensiamo che proprio in quegli anni Lucca era attraversata da laceranti turbamenti religiosi riformisti e protestanti, poi trasformatisi rapidamente, ai primi sentori di inquisizione,  in ferventi sentimenti controriformati.</p>
<p>Se un tempo questo luogo era accessibile a pochi, oggi la destinazione d&#8217;uso del palazzo Boccella, permette di svelare anche questo segreto inconfessato di una Lucca ancora tutta da scoprire nelle sue molteplici facce, anche inconsuete, che ha mostrato alla storia. Nei piani superiori è stata allestita una delle più moderne ed interessanti gallerie di arte contemporanea italiane se non europee, appunto il<a href="http://www.luccamuseum.com"> L.U.C.C.A.</a> Per la città è una sorprendente in quanto inconsueta boccata di contemporaneità racchiusa nella scatola della storia.</p>
<p>Ancora una volta Lucca, la città, non finisce di stupire. Ti vuoi immergere nell&#8217;arte del futuro e poi, sotto sotto, scopri che è&#8230;un casino !</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Ricettina di quasi estate</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 11:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Purtroppo è accaduto. Mia moglie una di queste mattine si è alzata è ha sentenziato nei miei confronti la condanna. Dieta senza appello !
Con tutta onestà non ho potuto replicare con valide argomentazioni dopo che mi aveva impietosamente fatto posare due o tre volte di fronte allo specchio. Deglutendo più volte al solo pensiero dei sacrifici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo è accaduto. Mia moglie una di queste mattine si è alzata è ha sentenziato nei miei confronti la condanna. Dieta senza appello !<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/arrosto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1201" title="arrosto" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/arrosto-254x300.jpg" alt="" width="254" height="300" /></a></p>
<p>Con tutta onestà non ho potuto replicare con valide argomentazioni dopo che mi aveva impietosamente fatto posare due o tre volte di fronte allo specchio. Deglutendo più volte al solo pensiero dei sacrifici che da li a poco si sarebbero concentrati in un mese,  tutti dalle 12.30 alle 14.00 e dalle 20.00 alle 21.00, ho cominciato a pensare alle migliori soluzioni culinarie che avrebbero forse fatto al caso mio. Ecco allora che spunta fuori la ricettina di quasi estate, in grado di alleviare le pene di una doverosa pseudo dieta pre costume.</p>
<p>E&#8217; noto che le carni bianche ed in particolare quelle di tacchino, pollo e vitello, una volta prive dei loro grassi possono tranquillamente associarsi ad una dieta. Spesso però la consistenza delle loro carni, ed in particolare quella del tacchino, può far storcere il naso ad alcuni. Devo dire che ho elaborato una ricettina che risolve il problema grazie al gusto di una cottura prolungata e &#8220;ammorbidente&#8221;  se associata ad una gustosa salsina, vero segreto e tocco di grazia del piatto in questione, che lo  renderà speciale  in ogni occasione.</p>
<p>prendete un carrè di vitello con cinque costolette o un rotolo di tacchino, se per 4 persone, di circa un chilo. Incidete la carne, se vitella tra un osso e l&#8217;altro separando le costolette ma senza staccarle,Inserite nei tagli un pò di timo sale e pepe. Prendete una mela eliminatene il torsolo, tagliatela a fettine spesse quasi un cm e inseritele nei tagli. Avvolgete il carrè in 100 gr di pancetta affettata (questo punto non è dietetico ma la pancetta è bonissima, fate voi) lasciando scoperti gli eventuali ossi e mele. Legare con spago da cucina. Accendere il forno a 180°. Metter la carne in una pirofila con un paio di rametti di rosmarino, due foglie di alloro e un rametto di timo. Irrorate con un filo d&#8217;olio e infornate. Dopo 10 minuti bagnate con mezzo bicchiere di vino bianco, proseguire la cottura per circa un ora. Se vedete che il sughetto si restringe troppo, bagnate con brodo vegetale. Per la salsina finale stemperate nel fondo di cottura ancora liquido un cucchiaio di senape, un cucchiaio di miele, un cicchiaio di aceto basamico o semplice aceto. Lasciate sobbollire per 5 minuti o fino a quando la salsa si addensa. Versatela in un recipiente (salsiera) e versatelo poi sulle fette di arrosto impiattate. Onestamente non so se la ricetta è proprio dietetica, ma credetemi, mia moglie quando la propongo non dice mai di no !</p>
<p>P.S. La prossima sarà di piena estate ! Un po di pesce ? Preferite un primo ? A voi la scelta.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Non solo turismo:ponti, ponticelli e traghettatori in lucchesia ed oltre</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 20:02:14 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/P1030769.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1176" title="P1030769" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/P1030769-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Tempo fa non ricordo quale storico locale mi disse che due comunità distinte, pur facenti parte di un unico territorio, le divide e distingue più un corso d&#8217;acqua che un  catena di alte montagne. Non so se questo sia vero. Se consideriamo però la straordinaria ricchezza e abbondanza di acqua e la quantità di piccoli fiumi, rii, laghi che troviamo nella provincia di Lucca, ci rendiamo conto delle innumerevoli piccole e grandi comunità che tuttora conservano gelosamente specifiche caratteristiche e tradizioni al di là o al di quà di una determinata sponda. Dovremmo di conseguenza pensare al loro isolamento che teoricamente si sarebbe dovuto accentuare nel corso del tempo. Ciò invece non è avvenuto grazie all&#8217; ingegno dell&#8217;uomo e delle comunità locali in grado di costruire nel tempo (<a href="http://www.luccaterre.it/interno.php?id=815&amp;lang=it">ponti nel tempo</a>)  una incredibile varietà di ponti e ponticelli in grado di unire luoghi a volte divisi da elementi della natura che si potrebbero pensare invalicabili. Quando invece i ponti non sono bastati, la placidità delle acque lo hanno permesso, o gli stessi ponti a volte sono crollati, ecco che  sono nate particolari  professionalità oggi quasi del tutto scomparse: i traghettatori. Veri e propri &#8220;caronte&#8221;, spesso assai popolari fra la gente, tanto da tramandare la propria memoria dopo millenni sino ai nostri giorni.</p>
<p>Questo è proprio il caso di uno dei passaggi più frequentati nei secoli sopra il fiume Serchio in prossimità dell&#8217;odierno ponte San Pietro. Da qui infatti ancora passa il tratto della antica via medioevale francigena.  Prima dell&#8217; edificazione del ponte era stato istituito un servizio di traghetto tramite una barca che doveva essere di notevoli dimensioni, se ancora oggi la località ha nome &#8221; nave&#8221; e se, come si legge negli estimi lucchesi del trecento, il luogo viene detto &#8220;ad navem Eriprandi&#8221; forse dal nome di chi istituì il servizio (Conte Eriprando ?) o addirittura da chi lo svolgeva proprio a mò di Caronte.</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/151.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1187" title="15[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/151-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>A sei miglia sud est della città di Lucca, esisteva un tempo il lago più grande della Toscana: il lago di Sesto o Bientina, così chiamato dalla distanza che lo divideva dalla città più vicina. A proposito di confini, questo specchio d&#8217;acqua era diviso fra lo stato lucchese e quello fiorentino. Intorno al lago, prosciugato a fini agricoli all&#8217;inizio del XIX sec. , fioriva una economia intensa di traffici commerciali leciti ed anche di contrabbando, che si snodavano fra i falaschi e porti di attracco fra i quali quello di Altopascio. Molti sono i documenti d&#8217;archivio rigardo a sanzioni, anche durissime, inflitte ai contrabbandieri di queste parti per stroncare il commercio illegale di beni introvabili o di migliore qualità. Fra questi prodotti il più contrabbandato almeno del settecento era  il vino di migliore qualità importato dal fiorentino nella repubblica autarchica di Lucca. Si svolgevano inoltre  attività legate alla pesca ed alla caccia. A tal proposito abbiamo un documento assai colorito che testimonia le rivalità e gli scontri fra gli abitanti dei due stati limitrofi, che nascevano <a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/cacciatore-villa-Mansi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1194" title="LX004217" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/cacciatore-villa-Mansi-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" /></a>per l&#8217;accaparramento della selvaggina cacciata. Questa drammatica esperienza fu vissuta in prima persona sempre dal nostro simpatico ospite tedesco dei primi del 1700 Gheorg Critoph Martini: &#8221; All&#8217;inizio dell&#8217;inverno ha luogo una divertente caccia sul lago di Bientina [...]. Poichè io di caccia me ne intendo più a tavola che sull&#8217;acqua, avevo preso com me sul barchetto un cacciatore di porcari ( i porcaresi sono abilissimi in questa attività)  e un terzo che stava al remo. [...] Sul lago quella volta si trovavano circa 300 barchetti; e col tempo chiaro e calmo com&#8217;era lo spettacolo era bellissimo. [...] . Il mio cacciatore aveva sparato ad una folaga quando un altro cacciatore da un altro barchetto le sparò finendola. Quello della mia barca fece immediata opposizione dicendo che non avrebbe acconsentito che l&#8217;uccello venisse toccato perchè gli apparteneva.; l&#8217;altro ribatteva che non era stato colpito e si forzava la legge del lago. Una parola tira l&#8217;altra, finchè non si accapigliarono e si presero di mira con i fucili: volevano spararsi a vicenda, per quanto io protestassi che dell&#8217;uccello non me ne importava niente. Nel frattempo si avvicinò in soccorso un barchino con un amico e paesano del mio cacciatore che puntò senz&#8217;altro il fucile sull&#8217; oppositore minacciandolo di portarlo alla ragione se non avesse inteso le nostre buone ragioni. Al che tra gli altri, tra i quali vi era un religioso del teritorio fiorentino, vennero a più miti consigli chiedendo che gli venisse almeno restituito il colpo. Ma neppure questo il mio cacciatore gli volle accordare e si prese l&#8217;uccello. [...]Il fratello del mio cacciatore per un (simile) grave atto di violenza [finito però tragicamente, ndr] era stato impiccato; il barcaiolo della riva opposta[riva  fiorentina, ndr] non poteva venire sul territorio di Porcari perchè aveva ucciso il caporale del fattore Buonvisi, e dovette vogare fino alla riva fiorentina a poche miglia da li. &#8221; Per inciso il racconto si conclude a Porcari con una pantagruelica mangiata di cacciagione annaffiata da buon vino. Che tempi e che temperamenti !</p>
<p>Ma tornando ai ponti lungo il fiume Serchio dobbiamo, ahimè, ricordare anche tempi infausti, dove l&#8217;uomo invece di unire costruendo ponti, li ha distrutti  dividendo le popolazioni con il flagello della guerra.  Buona parte di questi,  nello scorcio d&#8217;estate del 1944, vennero fatti saltare dalle truppe tedesche in ritirata. Pochi furono i ponti che si salvarono inspiegabilmente dalla distruzione. Fra questi proprio il ponte San Pietro citato all&#8217;inizio, dove si svolse una piccola scaramuccia fra soldati alleati della divisione buffalo e una postazione di miragliatrice dei tedeschi.  Questa scaramuccia è visibile on line in un raro <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nIA6z73OQGA">filmato delle combat camera</a> dove è inoltre possibile vedere scorci di una Lucca difficilmente riconoscibile perchè non esiste più. L&#8217;altro ponte che si salvò, fu il celeberrimo ponte detto &#8220;del diavolo&#8221; a Borgo a Mozzano.</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/maddalena-di-Andrea-della-robbia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1192" title="maddalena di Andrea della robbia" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/maddalena-di-Andrea-della-robbia-97x300.jpg" alt="" width="97" height="300" /></a>La leggenda che vuole  il famoso ponte medioevale risalente al tempo della Contessa Matilde di Canossa, costruito grazie all&#8217;abilità del diavolo, ma salvato dalla maledizione grazie alla furbizia degli abitanti del luogo, è nota a tutti o quasi. Raramente viene ricordato con  il suo vero nome: Ponte della Maddalena. La dedicazione del ponte alla donna peccatrice e penitente, così come la tradizione popolare l&#8217;ha identificata sino ad oggi, non è l&#8217;unica in Italia. In Liguria ed in Campania si trovano altri due esempi, edificati tuttavia in tempi più recenti. Secondo gli storici esisteva Fra il XIV e XV secolo sulla riva sinistra del ponte un romitorio oppure un edicola a lei dedicata. Pochi sanno però che nel paese di Borgo a Mozzano, nella chiesa dedicata al santo pellegrino Jacopo, fra le numerose sculture rinascimentali di indicibile bellezza ed importanza (annunciazione in terracotta invetriata di Buglioni, lo strepitoso San bernardino di Matteo Civitali, San Antonio e Santo Pellegrino di artisti fiorentini) si trova una scultura della Maddalena penitente in terracotta invetriata attribuita ad Andrea della Robbia. Il volto invecchiato e sofferente, i capelli fluenti a ciocche che ricoprono interamente il corpo, le mani giunte in segno di preghiera e di perdono. Un opera di eccezionale bellezza che si accosta nell&#8217;iconografia al celebre <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maddalena_penitente_(Donatello)">esempio donatelliano</a> in legno policromo conservato nel museo dell&#8217;opera del duomo di Firenze. Basterebbe una sosta per ammirare queste meraviglie, a giustificare una gita lungo la mediavalle del Serchio.</p>
<p>Giungendo proprio alla fine della mediavalle, a ridosso con il confine della Garfagnana, là dove la valle del serchio si allarga  in un ampio catino di origine glaciale, troviamo un paese a mezza costa che deve il suo nome proprio alle attività di traghettamento o di costruzione di antichi natanti: Barga o barca. Forse per la lingua italiana qui il &#8220;Si&#8221; di dantesca memoria suona un pò meno. In compenso la lettera &#8220;G&#8221; nella bocca dei locali prende sonoramente il posto dell&#8217;altra consonante C ogni volta che appare appunto una parola come Barca=Barga, Ciccia= giggia, Fucile=fugile. Si spiega forse così l&#8217;origine del nome del paese Barga. La vocazione a divenire punto di riferimento per i pellegrini che sceglievano questa via lungo il fiume per raggiungere Lucca, è testimoniata dalla patronato del paese rivolto al santo traghettatore per antonomasia: San Cristoforo. Barga festeggia il proprio santo con grandi feste e processioni il 25 di luglio. Lo stesso giorno altri paesi invece celebrano la festa di san Giacomo o Jacopo pellegrino. Risulta chiaro quindi l&#8217;accostamento con questa tradizione legata al viaggio ed ai santi protettori dei viaggiatori. Ma San Cristoforo è, per la tradizione cristiana, anche il gigante che portò sulle sue spalle il Salvatore attraversando il fiume in piena. E&#8217; con questa accezione di forte  e grande protettore contro i pericoli che il paese considerò sempre il suo patrono.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/385371608_163e3bf3f81.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1185" title="385371608_163e3bf3f8[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/385371608_163e3bf3f81-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a> L&#8217;enorme statua policrome risalente all&#8217;ultimo quarto del XIII secolo che si trova nell&#8217;abside del duomo di Barga, veniva infatti utilizzata concretamente in varie circostanze ed occasioni. All&#8217; inizio di maggio, ad esempio, le coppie di promessi sposi danzavano intorno alla statua per propiziarsi un matrimonio fecondo. In caso di guerre o di assedio invece, lo stesso gigante di legno veniva esposto  in tutta la sua possenza sulle mura del paese, nonostante i tiri di freccia o balestra dei nemici per loro mostrare quale&#8221; gigante&#8221; fosse a protezione  dei barghigiani. Nei restauri avvenuti nella prima del &#8216;900, sono state addirittura rinvenute punte di frecce nelle spalle della statua ! Grande San Cristoforo, sempre utile in ogni circostanza, fuori e dentro l&#8217;acqua.</p>
<p>Anche a Lucca comunque abbiamo un San Cristoforo. Non mi riferisco in questo caso alla chiesa in via fillungo nei pressi di canto d&#8217;arco a lui intitolata; piuttosto ad un immagine del santo sconosciuta alla maggioranza, perchè difficile da poter vedere a causa della sua collocazione. Mi riferisco all&#8217;affresco tuttora in parte visibile, se pur in cattive condizioni, nella chiesa di San Frediano ma purtroppo&#8230;dietro l&#8217;organo. Lo si può vedere  con difficoltà solo accedendo ad uno stretto passaggio aprendo la porticina che conduce al ballatoio dove si trova appunto l&#8217;organo. L&#8217;affresco, secondo gli studiosi rappresenta un San Cristoforo  di circa dieci metri di altezza. Perchè si trova proprio nella chiesa di San Frediano ? Perchè è qui che in antico il furibondo fiume Serchio rompeva i propri argini ed inondava immancabilmente la città. Ahimè la storia si ripete, e la natura, mai doma, ogni tanto riprende il sopravvento sull&#8217;ingegno umano. Gennaio 2010. Il Serchio in piena rompe gli argini e la popolazione dell&#8217; oltreserchio soffre devastazioni senza precedenti. I barcaioli però questa volta non c&#8217;erano, le case erano state costruite dove un tempo il fiume esondava senza apportare danni alle persone, ed i ponti questa volta hanno retto a stento. San Cristoforo, San Cristoforo, continua a proteggerci tu, ora ed anche in futuro dalla corta memoria degli uomini senza scrupoli di oggi, dalla loro ignoranza che poco sa di storia, nulla sa di fede, ma molto sa di speculazione ed interessi privati ! Un pò di preghiere e storia anche oggi, credo che non guastino mai, anche parlando di ponti, ponticini e abili traghettatori.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Cogli l&#8217;attimo:Itinerari fotografici in Toscana</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 17:58:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Amo la fotografia. Oggi come oggi credo che, fra le arti figurative, sia la più popolare e la più diffusa. L&#8217;era della tecnologia digitale ha massificato il pianeta fotografia regalandoci sullo schermo web immagini da tutto il mondo e da tutte le persone che vogliono condividere attimi di vita: la loro o quella del modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/P1030741.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1138" title="P1030741" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/P1030741-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Amo la fotografia. Oggi come oggi credo che, fra le arti figurative, sia la più popolare e la più diffusa. L&#8217;era della tecnologia digitale ha massificato il pianeta fotografia regalandoci sullo schermo web immagini da tutto il mondo e da tutte le persone che vogliono condividere attimi di vita: la loro o quella del modo che li circonda. Poche cose si possono definire oggi più democratiche di una fotografia. Una fotografia che susciti l&#8217;interesse di un qualsivoglia pubblico, la si può scattare ovunque. Anche colui che malauguratamente soffre di agorafobia e quindi non può spostarsi mai dalla sua stanza, può regalarci immagini di mondi interni sconosciuti e mai pensati dal nostro punto di vista. Eppure fioriscono nel mondo, e sopratutto in USA i viaggi per soli fotografi.</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/P1030744.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1139" title="P1030744" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/P1030744-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Proprio oggi ricevo una telefonata da un giornalista di una testata locale che, forse inesperto e a corto di notizie, mi chiedeva la tipologia dei gruppi che visitavano con me le città in cui opero come guida turistica. ma non solo; chiedeva inoltre la loro età, la provenienza ed il motivo della loro visita. Una mitragliata di domande in una manciata di secondi. E come si fa a rispondere al telefono su così tante cose in poco tempo ? Ho dichiarato che la Toscana e Lucca hanno un tema ed una stagione per ogni necessità, sia da viaggiatore che da turista. Che altro dire ? Poi mi è venuto alla mente, come  esempio da offrire al giovane giornalista, il gruppo di questa mattina: fotografi americani a Lucca in cerca di prospettive, suggestioni ed immagini da fotografare.</p>
<p>Fatto salvo quello che ho detto in incipit, che le possibilità di scattare belle foto si possono cogliere ovunque, credo che un cambio drastico in termini di spazio e di tempo possano essere un buon incentivo a vedere il proprio mondo da una prospettiva diversa. La storia della mia città, ciò che può ancora mostrare della sua stratificazione millenaria, unita ai suoi silenzi ed alla dimensione umana, ho scoperto che possono essere un mix niente male anche per un fotografo esperto. Capisco quindi oggi più di ieri, il perchè della scelta di Lucca come sede del &#8221;<a href="http://www.luccadigitalphotofest.it/">Festival: Lucca digital photo</a>&#8221; che si tiene a novembre da qualche anno a questa parte.</p>
<p>E&#8217; stato divertente vedere l&#8217;espressione attenta e nel contempo sorpresa del mio gruppo di trenta fotografi quando siamo saliti sulle mura della città. Una piattaforma ideale per fotografare&#8230;tutto ! Mi sono poi fermato sulle mura poco oltre porta Elisa. Da li si gode forse uno degli scorci più suggestivi della città. Un vero e proprio skyline fatto di torri, tetti, giardini. Quando hanno visto in lontananza la torre alberata dei Guinigi, il commento è stato univoco &#8221; Ma quella torre ha subito un ritocco con photo-shop ?&#8221; . E si, è proprio vero; oggi anche di fronte alla realtà, grazie alle tecniche di ritocco virtuale non si sa più a cosa credere. La distinzione fra ciò che è reale e ciò che non lo è, è divenuta impalpabile. Eppure Lucca, assieme altri innumerevoli borghi delle nostre terre di Toscana, sono reali. Per questi fotografi ciò è divenuto ancor più vero man mano che il loro interesse passava dall&#8217;immagine al racconto della sua storia. Due elementi inscindibili. Storia ed immagine concreta del suo prodotto: la città e le persone che la abitano. La mia è stata un esperienza breve di una sola mattina che mi ha fatto riflettere e mi ha dato la possibilità da fotografo di fotografare fotografi. Loro riguardando a casa le foto scattate comunque&#8230;torneranno.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Itinerari insoliti. La giustizia e le carceri a Lucca al tempo della repubblica oligarchica</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 06:38:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Manca una pubblicazione specifica riguardo alla giustizia penale al tempo della repubblica lucchese.

Tuttavia, secondo l&#8217;opinione di alcuni archivisti e storici contemporanei abituati spesso ad imbattersi in antiche carte dei giudizi penali nei documenti dell&#8217;Archivio di Stato di Lucca, la giustizia era per lo più rigida, non interpretativa, ferma nell&#8217; applicazione delle leggi nei confronti dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">Manca una pubblicazione specifica riguardo alla giustizia penale al tempo della repubblica lucchese.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-large wp-image-941" title="P1030738" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/04/P1030738-1024x768.jpg" alt="P1030738" width="1024" height="768" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Tuttavia, secondo l&#8217;opinione di alcuni archivisti e storici contemporanei abituati spesso ad imbattersi in antiche carte dei giudizi penali nei documenti dell&#8217;Archivio di Stato di Lucca, la giustizia era per lo più rigida, non interpretativa, ferma nell&#8217; applicazione delle leggi nei confronti dei semplici cittadini e soprattutto rapida. Rispetto ai nostri giorni dobbiamo considerare che i reati erano valutati in modo diverso. Reati penali per i quali oggi verrebbero applicate piccole sanzioni pecuniarie, che pur esistevano anche in quei tempi, venivano al contrario severamente repressi con punizioni corporali.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La punizione più frequente era il “tratto di corda”. Il punito veniva alzato da corde con una specie di paranco per aria con le mani legate e successivamente rilasciato di colpo più volte, provocando forti dolori alle giunture delle articolazioni per lo strattone ricevuto. Vi erano inoltre le mutilazioni e solo in alcuni casi di delitti efferati si poteva infliggere la pena di morte.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Esiteva un forte potere di intervento da parte dell&#8217;autorità. In alcuni casi poi, dove si fosse trattato di fatti politici o inerenti la sicurezza dello stato, esisteva la possibilità di avocare le cause in modo tale che gli organi legislativi le tratassero personalmente e separatamente dalla giustizia ordinaria . Fu questo ad esempio il caso di un capitano dei bombardieri che nel 1601 uccise, a causa di un improvviso scatto d&#8217;ira durante una festività con un colpo di spada, un suo sottoposto praticamente completamente ubriaco che aveva sparato con il cannone prima dell&#8217;ordine prestabilito. Ben tre avvocati criminalisti dettero parere che il capitano Scipione Vignarola da Capua “<em>dovesse essere trascinato et appiccato per la gola in modo che muoia et alla confiscazione dei beni, conforme allo statuto, lib. 4° Cap. 71</em>” Il consiglio Generale deliberò invece fosse&#8230;.. esiliato. Questo in virtù del fatto che, più degli statuti e delle leggi, vigeva nella repubblica la massima che non si colpisse il principio di autorità che il capitano in questo caso rappresentava. Quindi il Capitano se ne partì tranquillamente da Lucca con in tasca una lettera di raccomandazione dove se ne lodavano persino le doti e le virtù militari.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Comunque, per quanto riguarda la pena della carcerazione, la repubblica lucchese non prevedeva alcuna spesa per il mantenimento dei detenuti nelle carceri locali. La sussistenza dei detenuti gravava sui detenuti stessi, suoi loro familiari o sulle confraternite di carità. Le carceri inoltre avevano anche la funzione di “ospitare”, non solo i condannati, ma purtroppo anche i dementi e le persone considerate tali. Dal 1513 fu istituito un nuovo uffizio denominato “I protettori delle carceri del sasso” con il compito di vigilare sulle condizioni dei carcerati affinchè non fossero inflitte inutili sofferenze o fossero perpretrate inaccettabili violazioni. Le donne avevano celle separate e le prostitute non erano accettate in questi luoghi.  La permanenza nelle carceri si limitava al massimo ad alcuni mesi. In caso contrario la soluzione al problema del sovraffollamento era data dalla repubblica genovese che, costantemente in cerca di braccia umane da mettere ai remi delle proprie galere, svuotava volentieri questi luoghi divenuti oltremodo malsani. Da documenti d&#8217;archivio conosciamo le continue richieste in questo senso inviate alla repubblica lucchese da parte del celebre ammiraglio Andrea Doria.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Le carceri si trovavano dapprima presso le celle interrate dell&#8217;antico anfiteatro di Lucca, da qui la denominazione “carceri del sasso”. Successivamente furono spostate, con la stessa denominazione, in edifici vicini alla chiesa di San Dalmazio, nel luogo dove si trova oggi l&#8217;odierno Istituto D&#8217;arte Passaglia.  Il vicino Palazzo pubblico, aveva anch&#8217;esso, dal 1600 in poi, delle proprie carceri poste nel sottotetto del palazzo. Vi si accedeva anche dalla torre di palazzo, luogo deputato al vigilanza e all&#8217;avvistamento, ma anche ai supplizi. Quest&#8217;ultima fu poi distrutta per far posto alla piazza Napoleone.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Pochi sanno che queste carceri esistono ancora, ed ancora mostrano il tetro fascino dei loro ambienti. Le stanze che ospitavano i carcerati, alcuni in attesa di giudizio, altri a scontare pene relativamente brevi, sono tutt&#8217;ora ricoperte da numerosi graffiti. Incredibilmente queste estemporanee manifestazioni murali, mostrano le doti artistiche di alcuni fra questi sventurati come ad esmpio un corteggio a cavallo. Altre incisioni, purtroppo, mostrano solamente le lamentele, i rancori e le tristezze espresse nei più variopinti dialetti toscani . Un esempio :  “<span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: x-small;">A DI 5 FEBRAIO HO GUARDATO HOGI IL LUNARIO SE NO ERRO GLE’ UN MESE CHE IO MI TROVO IN STO PAESE STRANIERO PRIGIONIERO VOLONTARIO”. </span></span>Un vero affascinante itinerario nascosto ma ancora, haimè, vibrante di sofferenze intensamente vissute. E le carceri dei nostri contemporanei ? Troveremo un giorno all&#8217;interno di questi antichi, inadeguati e fatiscenti luoghi di pene odierne, gli stessi graffiti latori di inascoltate sofferenze ?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> Gabriele Calabrese</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
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		<title>Primavera ? Allora ci vuole una riccettina lucchese</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 19:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente, a quanto sembra è arrivata la primavera. E allora ? E allora mangiamo, stemperando lo stress ed i problemi con una sana ricettina lucchese. L&#8217;arte, gli itinerari da riscoprire ecc. , li rimandiamo a più tardi.
Sappiate che personalmente diffido sempre di quelle signore &#8220;bene&#8221;, un pò acidule e quasi sempre rinsecchite, che durante una visita guidata, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-934" title="foto[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/04/foto1-300x201.jpg" alt="foto[1]" width="300" height="201" />Finalmente, a quanto sembra è arrivata la primavera. E allora ? E allora mangiamo, stemperando lo stress ed i problemi con una sana ricettina lucchese. L&#8217;arte, gli itinerari da riscoprire ecc. , li rimandiamo a più tardi.</p>
<p>Sappiate che personalmente diffido sempre di quelle signore &#8220;bene&#8221;, un pò acidule e quasi sempre rinsecchite, che durante una visita guidata, in prossimità dell&#8217;ora di pranzo, ti escono fuori con la  temuta frase :&#8221; Ah guardi,  l&#8217;arte mi nutre così tanto che se fosse per me potremmo tranquillamente saltare il pasto &#8220;.  Cosa ?! Che ?! Saltare il pasto ? Ma stiamo scherzando ? Ora giù, finchè si può si visita, ma arrivati in prossimità delle 13,30 mi si potrebbe materializzare anche Michelangelo in persona invitandomi a discutere assieme  una delle sue divine opere che gli direi: &#8221; Oh Michelangelo, ma ti sembra  l&#8217;ora ? Un piattino con due spaghi, un bicchierozzo di vino e vedrai che dopo si ragiona meglio . Approssimandosi quindi la primavera, se proprio il divino fiorentino e con lui l&#8217;acida signora non si volessero appesantire, proporrei una buona <strong><em>garmugia.</em></strong></p>
<p>La garmugia è un piatto antico lucchese ed alcuni lo fanno risalire al 1600. Mario Tobino, scrittore e medico delle nostre parti, la indicava come piatto prelibato e ristoratore della ricca borghesia locale.</p>
<p>I suoi ingredienti sono semplici e rigorosamente di stagione:</p>
<p>150 g. di piselli  e fave freschi, 1 mazzetto di asparagi piccoli e teneri, 4 carciofi a fettine, 3 cipollotti freschi, 200 g. di carne di vitellone tritata, 50 g. di pancetta o mezzina tritata grossolanamente, 2 litri circa di buon brodo di manzo, 2 fette di pane casalingo a dadi, 15 g di olio extravergine di oliva  (possibilmente lucchese).</p>
<p>Fate a fettine le cipolle e soffriggetele in 3 cucchiai di olio extravergine lucchese, dopo 5 minuti unite la mezzina e la carne macinata. Rosolate per altri 10 minuti circa. Aggiungete poi le verdure partendo dai carciofi, poi i gambi degli asparagi, poi le fave, i piselli e le punte degli asparagi. Rosolate ed unite 1 litro di brodo o 2 a seconda della densità desiderata. Cuocere per 30 minuti circa. Quando servite ponete nei piatti la garmugia con la dadolata di pane. E..buon appetito.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Itinerari toscani: il gigante imprigionato nelle mura di Lucca</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 19:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una passeggiata sulle mura alberate di Lucca. Un&#8217; esperienza che auguro a tutti.   Quattro chilometri fra storia, natura e scorci romantici. I lucchesi conoscono bene l&#8217; effetto &#8220;terapeutico&#8221; di questo fantastico edificio tardo rinascimentale, tramutatosi a tutti gli effetti nel più grande giardino pensile esistente al mondo. Tuttavia alcuni segreti che lo riguardano rimangono ancora nascosti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una passeggiata sulle mura alberate di Lucca. Un&#8217; esperienza che auguro a tutti.   Quattro chilometri fra storia, natura e scorci romantici. I lucchesi conoscono bene l&#8217; effetto &#8220;terapeutico&#8221; di questo fantastico edificio tardo rinascimentale, tramutatosi a tutti gli effetti nel più grande giardino pensile esistente al mondo. Tuttavia alcuni segreti che lo riguardano rimangono ancora nascosti anche alla maggior parte dei suoi più assidui frequentatori.</p>
<p>Gli undici ampi baluardi, disposti ad intervalli regolari l&#8217;uno dall&#8217;altro, marcano le distanze da percorrere lungo la muraglia sopraelevata. Ognuno di questi ha una sua peculiarità: alberature diverse, panchine o giochi per bambini, cannoniere e corpi di guardia più o meno ben conservati. Dal XIX secolo in poi, quando le mura cessarono di essere un sito militare ed in seguito  il comune di Lucca le comprò al demanio dello stato a proprie spese,  la più bella passeggiata dei lucchesi  cominciò ad ornarsi, come del resto le piazze più centrali e  frequentate della città, anche di monumenti commemorativi. Uno dei baluardi che più degli altri fu interessato da questo fenomeno, fu il baluardo San Paolino.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-908" title="ecf003580[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/04/ecf0035801-300x189.jpg" alt="ecf003580[1]" width="300" height="189" />Maria Luisa di Borbone, duchessa di Lucca, fece qui porre nel 1843  il monumento a suo nonno, Carlo III, già in piazza Napoleone. Questa statua ebbe sin dall&#8217;inizio una storia travagliata. Concepita inizialmente al tempo della principessa Elisa per rappresentare il suo augusto fratello Napoleone, una volta instaurato il nuovo ducato al posto del  principato napoleonico, fu invece completata con la testa fuori scala di Carlo III. Il risultato estetico fu tanto brutto, che lo stesso baluardo venne spontanemente nominato dal popolo come il &#8221;baluardo del Carlaccio&#8221;. Ma non è finita qui.   La città, dopo la prima guerra mondiale, aveva bisogno di nuovi monumenti commemorativi da dedicare alle virtù eroiche di chi aveva sacrificato la vita per gli ideali di libertà e di patria. Fu così che dal 1918 al 1934 Lucca vide sorgere uno dopo l&#8217;altro, tanti monumenti quanti mai ne aveva visti nell&#8217;arco di cinque secoli. Nel 1934 senza alcun tentennamento, fu tolta quindi la statua del &#8220;Carlaccio&#8221;, per depositarla nei giardini di Villa Guinigi dove tutt&#8217;ora si trova.</p>
<p>Sul nostro baluardo San Paolino, ancora una volta, si provvide dunque ad erigere, dopo la rimozione del Carlaccio, il monumento ai Martiri fascisti.  Primo di una lunga serie  di <img class="alignleft size-medium wp-image-909" title="ec019223[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/04/ec0192231-300x186.jpg" alt="ec019223[1]" width="300" height="186" />monumenti lucchesi che saranno tutti commissionati &#8221;incredibilmente&#8221; al medesimo scultore Francesco Petroni. Questo longevo artista  (Lucca 1878 &#8211; 1960 ) aveva già nel 1900 compiuto per il venticinquesimo anniversario della società musicale lucchese, una lapide in bronzo celebrativa in memoria del musicista Alfredo Catalani, posta in via Santa Giustina. Nel 1907 aveva poi chiesto ed ottenuto dal comune di Lucca che gli fosse concesso l&#8217;uso del castello di porta San Donato come studio e laboratorio di scultura modificando persino  la struttura originaria con l&#8217;apertura di una nuova enorme finestra per fare entrare luce.</p>
<p>Esempio tipico  del compromesso fra razionalismo architettonico fascista e celebrazione della classicità imperiale, del monumento ai martiri fascisti oggi  non rimane più niente se non nel ricordo di chi ancor oggi vive e visse quei tempi. Solo grazie ad un corpus  di documenti relativi conservati nell&#8217;archivio comunale di Lucca e ad  alcune  interessanti fotografie <a href="http://www.comune.lucca.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/152">dell&#8217;archivio fotografico comunale</a>, scattate in occasione della realizzazione dei bozzetti ed in quella di manifestazioni fasciste, possiamo renderci conto di come il monumento appariva ai lucchesi del tempo. Passata anche la tempesta del ventennio fascista, si provvide prontamente a smantellare ogni ricordo <img class="alignleft size-medium wp-image-910" title="ec002610[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/04/ec0026101-300x177.jpg" alt="ec002610[1]" width="300" height="177" />del passato regime ed anche questo monumento, come altri coevi (per esempio la monumentale fontana fascista sempre del Petroni eretta di fronte a porta Elisa), fu distrutto. Nel 1945 vi fu quindi una delibera comunale che approvava in linea di massima la erezione, sempre sullo stesso baluardo, di un nuovo monumento questa volta da dedicare ad  Alfredo Catalani.  Progetto affidato senza esitazioni  al nostro valente &#8221;scultore Comm. Prof. Francesco Petroni&#8221;. La realizzazione di questa enorme scultura aveva anch&#8217;essa avuto una storia lunga, sofferta e travagliata. Si pensi che già dal 1919, dopo la messa in opera della targa celebrativa, la Società Musicale lucchese si era prodigata con un proprio comitato a raccogliere fondi per la fusione di una statua in bronzo in ricordo dell&#8217;illustre musicista lucchese. Per tutte le vicende belliche nel frattempo intercorse ed altre difficoltà di natura burocratico finanziaria del comitato ideatore, la statua venne finalmente realizzata grazie anche ai contributi dei cittadini residenti all&#8217;estero (i lucchesi nel mondo). La statua venne finalmente innaugurata il 19 settembre 1954.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-912" title="P1030696" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/04/P1030696-225x300.jpg" alt="P1030696" width="225" height="300" />Ai nostri giorni il monumento, recentemente restaurato grazie alcontributo dei lions lucchesi, appare in tutta la sua monumentalità anche grazie alla sistemazione della nuova alberatura del baluardo San Paolino. Pochi fra i già citati assidui frequentatori delle mura sanno però che, di questo gigante in bronzo, esiste a poca distanza un  &#8220;gemello minore&#8221;  irrimediabilmente imprigionato nelle viscere di uno dei suoi castelli.  Quando mai ne aveste  l&#8217; occasione, provate a suonare il campanello e ad  accedere grazie alla gentilezza di un addetto  dell&#8217;opera delle mura che li ha sede, dentro  al castello di porta San Donato.  Entrate nel fantastico ambiente della sua sala maggiore che si affaccia verso l&#8217;esterno. La sorpresa sarà grande. Lì, in tutta la sua accecante monumentalità, vedrete il gigante imprigionato. Si trova infatti in questa stanza il bianco bozzetto in gesso in dimensione originale del monumento in bronzo dedicato a Catalani. Un gigante irrimediabilmente imprigionato a causa delle sue dimensioni all&#8217; interno di quello che fu prima il luogo di estrema difesa della porta San Donato e poi lo studio/laboratorio dello scultore Petroni e <img class="alignleft size-medium wp-image-914" title="ec001730[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/04/ec0017301-239x300.jpg" alt="ec001730[1]" width="239" height="300" />successivamente del suo allievo Grida.</p>
<p>Chi lo avrebbe mai detto: Lucca ci riserva ancora oggi, là dove meno ce lo aspettiamo, monumentali sorprese.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Itinerari lucchesi: L&#8217;ultimo leone dell&#8217;anfiteatro di Lucca</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 18:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-883" title="P1020364" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/03/P1020364-1024x768.jpg" alt="P1020364" width="1024" height="768" />Trovandomi nella centralissima via fillungo, nei pressi della chiesa di san Frediano, non so dire quante volte mi è capitato di sentirmi chiedere da un disorientato turista: &#8220;Scusi, mi saprebbe indicare dove si trova l&#8217;anfiteatro romano ?&#8221;.  Semplice richiesta esaudibile con facilità da parte di un qualsiasi lucchese. Comprendo tuttavia la perplessità del turista quando gli viene indicato un edificio che dall&#8217; esterno tutto può sembrare, meno che  le vestigia di un monumentale anfiteatro del I o II sec. dopo Cristo . Pochi sanno che a Lucca trovarsi di fronte ad un sobrio palazzo rinascimentale o tardo gotico, significa trovarsi il più delle volte, né più né meno, come di fronte a dottor Jekyll e mister Hide. Due o più realtà distinte nello stesso corpo. In questa città è spesso più interessante vedere ciò che sta dietro l&#8217;apparenza del visibile per indagare più a fondo l&#8217;esistenza a volte dell&#8217; inimmaginabile. Si potranno così scoprire con piacevole sorpresa, luoghi e cose di incredibile fascino nascosti ai più.  Per quanto riguarda l&#8217;anfitetaro di Lucca, il visitatore, mettendo da parte l&#8217; isitintiva naturale diffidenza e perplessità per l&#8217;indicazione ricevuta, dovrà inoltrarsi lungo una stretta, buia, viuzza torta, dove si affacciano trattorie e allettanti salumerie piene di golosità locali.  Torta? O meglio dire, storta? Perchè l&#8217;edificio ha preso questa strana forma ? Era così lineare, così prevedibile lungo la via principale ! Due passi indietro, uno sguardo verso l&#8217;alto e appaiono in  tutta la loro evidenza archi in calcare bianco e mattoni soffocati dall&#8217;intonaco: eccolo l&#8217;anfiteatro romano, se ne intuiscono le forme, se ne vedono i resti !&#8221; Che delusione&#8221;, sentiamo  commentare  dal nostro visitatore frettoloso. Lo so, lo so.  Voi vi aspettavate un &#8220;Colosseo&#8221;.  La eco della folla che reclama come una sola voce le sue vittime sacrificali,  i ruggiti di leoni o le urla strazianti dei martiri cristiani. Ma quando mai ! Una città che si rispetti cambia ciclicamente le sue forme ed  ha quindi adattato gli edifici più grandi alle esigenze dei suoi tempi.  Le cronache odierne lo avrebbero certamente definito un &#8220;ecomostro&#8221;.  Un tale &#8221;bestione&#8221; di edificio, inserito in un contesto urbano in rapida crescita, dal medioevo sin allo scorcio del XIX secolo, non poteva rimanere a lungo inutilizzato. Del resto Russel Crowe (il Gladiatore per antonomasia) con tutti i suoi agguerriti compagni già nel quarto secolo si era ritirato in pensione. I leoni, povere bestie, erano stati tutti massacrati e non se ne trovava più  uno nenache ad offrirgli tutte le sere bistecche nel filetto.  Per quanto riguarda il martirio dei cristiani poi, una vera fregatura. La maggioranza dei romani si era convertita al cristianesimo. Non c&#8217;era più divertimento! Ecco perchè ci ritroviamo oggi questo anziano anfitearo che sfoggia ancora con orgoglio, una dopo l&#8217;altra, tutte le sue vicende trascorse lungo l&#8217;arco di più di duemila anni. Anfiteatro, fortezza militare longobarda, prigioni, stalle , case, negozi, magazzini, mercato generale, ecc. ecc. . Comunque, caro il mio visitatore, per sorprendersi ancora una volta, le assicuro che basta fare pochi passi, girare l&#8217;angolo di un grande arco di marmo e &#8230;.entrare nella macchina del tempo ! Qui  si rivela in tutto il suo fascino una delle piazze ottocentesche più belle d&#8217;Italia. La piazza dell&#8217; anfiteatro di Lucca. Una piazza ellittica,  armoniosa per il geniale compromesso fra funzionalità e storia ideata nel 1830 dal semi-sconosciuto architetto regio Lorenzo Nottolini.</p>
<p>Entro anche io nell&#8217; &#8220;arena&#8221;. Ci entro spesso con i miei turisti. Ci entro da solo quando la piazza è vuota  e  credo sia solo mia.  E&#8217; allora che mi è capitato di chiudere gli occhi per pochi attimi.  Mi è sembrato di sentire lontane le voci dialettali delle umili donne che la domenica invitavano i passanti a giocare a tombola sopra i legni dei carri vuoti di mercanzie. Da un altro canto poi è emerso, sovrapponendosi alle prime, il richiamo di un venditore di sementi, poi gli zoccoli di un cavallo che entra, poi dal basso le grida sommesse di un uomo alle catene, poi da non lontano, nitido&#8230;il ruggito di un leone.  Apro gli occhi e sono solo. Ma il leone dov&#8217;è? So che c&#8217;è ! Un cinquantenne con aria giovanile affacciato ad una finestrella che da sulla piazza deserta mi sorride. &#8220;Scusi lei&#8221; , &#8220;Dice a me?&#8221; rispondo io quasi frastornato dal breve sogno ad occhi chiusi &#8220;Si proprio lei; la vedo e la ascolto spesso con i suoi turisti. Fa la guida turistica, vero ?&#8221;  Rispondo con un cenno di assenso. &#8220;Cerca forse un leone ?&#8221; Spalanco gli occhi e sorrido fra l&#8217;incredulo ed il diffidente.  &#8221; Io ce l&#8217;ho un leone; ce l&#8217;ho in casa proprio qui dentro. Venga a vedere&#8221;. Giro l&#8217;angolo e salgo una stretta e lunga rampa di scale che pare modellata sull&#8217;enorme scheletro dell&#8217;antico anfiteatro. L&#8217;appartamento  e piccolo ma pulito e variopinto. D&#8217;un tratto vedo la bestia con la folta criniera, esiste davvero e&#8230;certo non mi spavento. Un leone in puro stile romanico in pietra arenaria incastrato a mezzaria nel muro di casa, spalanca le sue fauci immobili come a difendere la proprietà. Cosa ci faccia lì quel bel pezzo di antiquariato è un mistero, ma una cosa è certa: eccolo,  ora lo so,  è lui l&#8217;ultimo di molti che furono, il fiero leone dell&#8217; anfiteatro romano di Lucca!</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Itinerari in Toscana: &#8220;Mito e bellezza&#8221; a Lucca</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 11:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-866" title="P1030602" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/01/P1030602-300x225.jpg" alt="P1030602" width="300" height="225" />L&#8217;invito a visitare una mostra, di qualsiasi genere essa sia, di solito presuppone che si debba a priori fare una selezione di chi è interessato ad un determinato tema che la riguarda e tutti gli altri che non lo sono. Nel caso della mostra&#8221; mito e bellezza&#8221;, che si tiene nella bellissima cornice del palazzo ducale di Lucca, la cosidetta &#8220;forbice&#8221; dei posssibili visitatori si allarga a dismisura. E&#8217; una mostra per tutti. Per adulti e piccini; per storici amanti dell &#8216;epopea napoleonica e per donne in cerca di fascino nel glamour degli splendidi e colorati  carrè vintage in esposizione.</p>
<p>Cosa c&#8217;entrano i foulard vintage e Napoleone ? C&#8217;entrano eccome ! Il mito di Napoleone è stato genialmente fatto rivivere alcuni secoli dopo, grazie ad un francese di successo, Emile Mourice Hermes, in grado di combinare gli oggetti di culto napoleonico quali armi, divise, cavalli, e supellettili esposte nei musei francesi con la civetteria e la moda femminile. Difficile mix perfettamente riuscito. E&#8217; proprio in questa mostra che ho visitato e poi esposto da guida turistica ai miei clienti, che si può con leggerezza apprezzare alcuni elementi della storia napoleonica e più in generale francese. I foulard (più di 50) esposti nella mostra, sono sapientemente messi in corrispondenza con gli oggetti reali che li hanno ispirati. Anche un bambino quindi in questa mostra può divertirsi a ricercare e mettere insieme con semplice filologia didattica tutti gli elementi storici che compongono i carrè.<img class="alignleft size-medium wp-image-867" title="P1030599" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/01/P1030599-300x225.jpg" alt="P1030599" width="300" height="225" /></p>
<p>Una occasione quindi da non perdere, soprattutto se ci si fa guidare nel percorso espositivo da una guida &#8220;vintage&#8221; Turislucca  delle nostre.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Mito e Bellezza</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 15:23:13 +0000</pubDate>
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Lucca napoleonica e i cambiamenti di una piccola città stato nell&#8217;ottocento
Itinerario guidato alla città ottocentesca.
&#8220;L&#8217;antica piccola Repubblica di Lucca, con l&#8217;arrivo della dominazione francese ed in particolare della principessa Elisa sorella del più famoso Napoleone Buonaparte,  perderà la sua secolare e proverbiale indipendenza. Tuttavia questo vento impetuoso rivoluzionario, segnerà in modo indelebile la storia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/2009/12/mito-e-bellezza"><img class="alignnone size-medium wp-image-852" title="Mito e Bellezza" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/12/ilmito-300x150.jpg" alt="Mito e Bellezza" width="300" height="150" /></a></p>
<h4>Lucca napoleonica e i cambiamenti di una piccola città stato nell&#8217;ottocento</h4>
<p>Itinerario guidato alla città ottocentesca.</p>
<p><em>&#8220;L&#8217;antica piccola Repubblica di Lucca, con l&#8217;arrivo della dominazione francese ed in particolare della principessa Elisa sorella del più famoso Napoleone Buonaparte,  perderà la sua secolare e proverbiale indipendenza. Tuttavia questo vento impetuoso rivoluzionario, segnerà in modo indelebile la storia, la fortuna economica e le caratteristiche urbanistico architettoniche di questa città toscana.&#8221;</em></p>
<p><span id="more-851"></span></p>
<p>Il tour guidato, che include o si affianca alla visita della mostra “<a href="http://www.mitoebellezza.it/home.html">Mito e Bellezza</a>” in Palazzo Ducale (dal 6 dicembre 2009 al 7 marzo 2010), metterà in luce i mutamenti significativi e le successive trasformazioni della città, derivanti direttamente o indirettamente dal principato di Elisa.</p>
<p>Una particolare attenzione sarà posta alla tradizione della seta lucchese.</p>
<p>Il tour, della durata massima di tre ore, prevede la visita alla mostra e alla città con  suoi principali monumenti ed in particolare:</p>
<p>* Visita alla mostra (ingresso gratuito)<br />
* La trasformazione della fortificazione delle mura rinascimentali cittadine in parco o “boulevard pour la promenade”.<br />
* Trasformazione urbanistica della città: gli edifici pubblici, i teatri, le scuole, le piazze.<br />
* La manifattura della seta e i suoi documenti . Possibilità per i gruppi su prenotazione di visita esclusiva gratuita al prestigioso Archivio di Stato di Lucca (lu/mar 8.30-12.30  14.30-16.30; mer/gio/ven  8.30-12.30)</p>
<p>Se il gruppo lo desidera, il tour potrà essere esteso ed integrato con la visita, nella seconda parte della giornata, del Museo Nazionale di palazzo Mansi dove sono conservati spelendidi esempi di vestiti realizzati con le sete lucchesi, gli antichi telai dei laboratori di seta, oltre che ad una raccolta di quadri del periodo in questione (biglietto euro 4,00. Gratuito per le persone oltre i 65 anni e per gli studenti. Chiuso domenica pomeriggio e lunedì mattina).</p>
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		<title>Ricettina natalizia al sapore versiliese</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 10:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra giusto dopo tanto parlare di arte, storia e tradizioni toscane, fare un regalino agli amanti della buona tavola e della Versilia in particolare. Vi propongo una ricettina al sapore di &#8220;sale, sapore di mare&#8221;, quel sapore che evoca quella lunga lingua di sabbia fra le Apuane ed il mare appunto che è la spiaggia versiliese. Niente di incredibile o complicato; un primo piatto di pasta (linguine per l&#8217;esattezza)  con sugo di polpa di cicale (dette anche canocchie). Premetto che non sono un cuoco professionista, ma diciamo così mi diletto saltuariamente nell&#8217;arte dei fornelli. L&#8217;amore per la buona tavola e il piacere di cucinare deriva dall&#8217;attenta osservazione delle ricette sapientemente eseguite da mia nonna Maria, pietrasantina D.O.C.G.  (97 anni ed ancora in grado di cucinare per il suo nipotino !).<img class="alignleft size-full wp-image-842" title="3063693848_f7501dd18a_m[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/12/3063693848_f7501dd18a_m1.jpg" alt="3063693848_f7501dd18a_m[1]" width="240" height="180" /></p>
<p>La ricetta è semplice anche se un pò laboriosa nella pulitura delle cicale. Se non siete in grado di andare sul molo di Viareggio a comprare delle cicale vive, pazienza, non importa, vi dovrete accontentare di quelle che troverete nella vostra pescheria di fiducia (più fresche possibili, mi raccomando !) .</p>
<p> Ingredienti per quattro persone: 600/800 gr. di cicale, olio extra vergine di oliva, uno spicchio d&#8217;aglio di media grossezza, prezzemolo, una punta di peperoncino, un buon passato di pomodoro o dei buoni pelati (nella versione al pomodoro), sale quanto basta, carota, sedano e una cipolla per il fumetto di cicale. In una ampia pentola  fate bollire l&#8217;acqua leggermente salata  con il sedano , la cipolla e la carota. Aggiungete le cicale e dopo pochi minuti (8/10), quando vedrete che le cicale faranno una certa schiuma, spengete. Una volta tolte le cicale dal loro brodo di cottura, arriva la parte più noiosa: togliere la polpa dal loro guscio spinoso. Munirsi di una forbice e tranciare la &#8220;corazza&#8221; della cicala tagiandola sui  fianchi. Tolta in questo modo la polpa da tutte le cicale, conservarla a parte in un piatto. Fare un battuto con il prezzemolo e l&#8217;aglio. Metere sul fuoco un&#8217;ampia padella con circa 8 cucchiai di olio d&#8217;oliva (assolutamente di Lucca o di Camaiore). Appena l&#8217;olio si riscalda mettere il battuto con la punta del peperoncino e subito a seguire la polpa delle cicale a fuoco basso. Non fate scurire l&#8217;aglio, per questo glassate con un mestolo di brodo delle cicale (cinque minuti o forsemeno di cottura in tutto poichè la polpa delle cicale è già cotta). A questo punto il sugo è pronto se lo desiderate in bianco (io e ve lo raccomando). Se invece vi piace il pomodoro aggiungete un poco di salsa o i pelati schiacciati (non molto pomodore  per favore, sarebbe un crimine nei confronti del gusto delicato e gustoso delle cicale) e portatelo a cottura anchesso in pochi munuti. Cuocete le linguine e quando queste saranno ancora molto al dente scolatele con un mestolo della loro acqua di cottura nella padella con il sugo di cicale. Padellate a fuoco vivo fino a quando il tutto non sarà cremoso e  en amalgamato. Servite nel piatti e &#8230;buon Natale !</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Lucca,turismo e dintorni: La casa di Geppetto</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 12:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lucca non è solo una bella città d&#8217;arte. Per il turista che decide di fare base a Lucca, le opportunità di escursioni incantevoli ed interessanti, a piedi, in bici ed in auto,  nel raggio di pochi chilometri sono infinite. Avrò quindi molte occasioni per farmi leggere da questo blog per chi ne avrà il piacere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lucca non è solo una bella città d&#8217;arte. Per il turista che decide di fare base a Lucca, le opportunità di escursioni incantevoli ed interessanti, a piedi, in bici ed in auto,  nel raggio di pochi chilometri sono infinite.<img class="alignleft size-medium wp-image-830" title="veduta-collodi[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/12/veduta-collodi1-300x225.jpg" alt="veduta-collodi[1]" width="300" height="225" /> Avrò quindi molte occasioni per farmi leggere da questo blog per chi ne avrà il piacere e la pazienza. Oggi ne descrivo una che ho fatto pochi giorni fa con la mia famigliola (babbo, mamma e figlia dodicenne), un pò come se fossi stato un turista a casa mia. Essendo giorno festivo e stranamente senza l&#8217;impegno di un tour guidato, io e la mia famiglia appunto, ci siamo lasciati prendere da una meritata pigrizia totale che ci ha spinto consapevolmente a raggiungere la fatidica ora del pranzo, le 13.00, senza che nessuno dei tre facesse il benchè minimo accenno di muoversi per preparare uno straccio di pasto che si potesse dire almeno commestibile. Cosa ci stanno a fare i ristoranti ? Sono lì proprio a risolvere casi di pigrizia festiva come la nostra! Poichè giusto, giusto, il giorno prima avevo espresso il desiderio e la curiosità di assaggiare le  prelibatezze dell&#8217; <a href="http:///www.eremodelgusto.com">&#8220;Eremo del gusto&#8221;</a>  decantate dalla proprietaria ed amica Michela in quel di Petrognano, la decisione è stata pronta ed univoca: andiamo! Non avevo esattamente l&#8217;idea precisa della sua ubicazione, pur conoscendo il posto. Petrogano si trova sul confine fra il territorio lucchese e quello pistoiese, in pratica fra Capannori e Collodi. In realtà non c&#8217;è un preciso confine paesaggistico e  se si dovessero ben guardare  i fatti e le emergenze storiche, Collodi è più lucchese che pistoiese. Tuttavia, al di là dei discorsi campanilistici, ora so perchè il ristorante vine definito l&#8217;eremo. Diciamo solamente che bisogna proprio avere la determinazione di voler raggiungere la meta. Il ristorante che si trova all&#8217;interno di una antica casa ha un ambiente accogliente e amichevole ed dispone di pochi coperti.  E&#8217; proprio in cima alla collina e da quell&#8217; eremo si può ammirare, grazie anche alla sua splendida terrazza, uno dei panorami più incantevoli della lucchesia. In più vi assicuro che dopo aver assaggiato i piatti della cucina, la determinzione a tornare è assicurata. Mangiare, bere, scherzare in allegria con i proprietari e poi&#8230;trovare una meta interessante a portata di mano. Perchè non Collodi ?</p>
<p>Pochi minuti in auto lungo il crinale panoramico che divide petrognano da Collodi ed appare maestosa in tutta la sua elegante imponenza barocca la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Garzoni">villa Garzoni</a>. Una Villa delle più importanti e complesse sotto il profilo architettonico fra le ville lucchesi. E si, perchè i Garzoni furono una delle famiglie più influenti ed abbienti dell&#8217; oligarchia mercantile al potere di quella che fu la Repubblica di  Lucca. La villa edificata in più tempi, vide fra gli altri l&#8217;intervento, nella sistemazione dei giardini ed in alcuni elementi decorativi, del poliedrico architetto lucchese <a href="http://www.fondoambiente.it/upload/oggetti/Storico%20Giardino%20Garzoni.pdf">Ottaviano Diodati </a>(noto in particolare per aver publicato la prima edizione italiana dell&#8217; enciclopedia).</p>
<p>La vista della villa dall&#8217;alto è spettacolare, ma ciò che la rende particolare è il piccolo ed antico paese di Collodi che si staglia alle spalle della collina in un lungo, stretto e  ripido perpendicolo di casette rinascimentali con i tetti in cotto, quasi si appoggiasse sulla possente mole della Villa che gli fa da Ingresso monumentale. Ho visitato molte volte i bei giardini della Villa con i miei gruppi di turisti. Devo però confessare che, sempre per pigrizia, non mi ero mai deciso di affrontare la ripida salita attraverso le antiche case del paese. Questa volta abbiamo preso, come si dice, il coraggio a quattro mani e ci siamo inerpicati per la stretta viuzza che passa fra le case . Che incredibile esperienza !<img class="alignleft size-full wp-image-833" title="4169286591_c9ac6bef9a_m[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/12/4169286591_c9ac6bef9a_m11.jpg" alt="4169286591_c9ac6bef9a_m[1]" width="180" height="240" /> Nonostante il fiatone, man mano che si saliva, la bellezza dei semplici edifici in pietra, ben collegati gli uni agli altri anche grazie a minuscole piazzette, si univa al panorama alle nostre spalle che diveniva passo dopo passo sempre più ampio e bello. Giunti alla sommità abbiamo  trovato la chiesetta di San Bartoloemo e i ruderi della rocca medievale con la sua torre dirupata.</p>
<p>Alcune case erano in ristrutturazione e dai detriti degli scavi pavimentali emergevano antichi cocci rinascimentali in ceramica. Avessi avuto con me il mio metal detector! Pazienza, alla prossima occasione. Abbiamo contemplato per un po il paesaggio e le case del paese, ed ad un certo punto ci siamo ricordati che quello era il vero paese di Pinocchio ! I getili ed arzilli vecchietti che ci avevano salutato affacciandosi dagli usci delle loro case avrebbero potuto benissimo essere Geppetto o Mastro Ciliegia. Ma quale poteva essere la casa di Pinocchio ?<img class="alignleft size-full wp-image-832" title="4169286601_90b3882448_m[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/12/4169286601_90b3882448_m1.jpg" alt="4169286601_90b3882448_m[1]" width="180" height="240" /> Ho chiesto a mia figlia e lei, senza ombra di dubbio, ha additato una casetta in pietra illuminata dal pallido tramonto invernale. E si,non c&#8217;è dubbio, quella è senz&#8217;altro la casa di Geppetto dove è &#8220;nato&#8221; il burattino più famoso del mondo: Pinocchio. L&#8217;abbiamo vista  descritta così tante volte da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Collodi">Carlo Lorenzini</a> nella sua celebre fiaba. Ed ora fate come noi. Venite a vederla !</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Lucca turismo: Le note ritrovate</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 11:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che la storia, la cultura e le tradizioni di una città spesso siano nascoste da cumuli di terra o all&#8217;interno di documenti polverosi è noto a tutti. Così come è noto che le mode decorative più recenti coprano i muri più antichi con strati di calce fresca. In Italia non fa notizia quando, a causa di un rifacimento o addirittura, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-812" title="imagesCARSBP5L" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/12/imagesCARSBP5L.jpg" alt="imagesCARSBP5L" width="150" height="113" />Che la storia, la cultura e le tradizioni di una città spesso siano nascoste da cumuli di terra o all&#8217;interno di documenti polverosi è noto a tutti. Così come è noto che le mode decorative più recenti coprano i muri più antichi con strati di calce fresca. In Italia non fa notizia quando, a causa di un rifacimento o addirittura, come purtroppo di ricente è avvenuto in Abruzzo, a causa di un crollo sismico, vengano ritrovati antichi e pregevoli affreschi. A Lucca ad esempio, nella chiesa di San Frediano, non più di un anno fa, a seguito del restauro degli stalli lignei  del coro absidale della chiesa, è stato rinvenuto gran parte di un importante affresco rinascimentale dei primi del XVI secolo recentemente attribuito a <a href="http://sacrumluce.sns.it/mv/html/ART/AUT_99MG00004300000/intro.html">Michelangelo di Pietro Membrini</a>.<img class="alignleft size-medium wp-image-803" title="P1030075" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/12/P10300752-225x300.jpg" alt="P1030075" width="225" height="300" /> Questo bravissimo artista lucchese che ha gravitato nella scia di artisti del calibro di Ghirlandaio, Filippino Lippi e Civitali, ha qui affrescato con mirabile sapienza di pacati toni di colore pastello, con garbo ed elganza di composizione, un tempietto circondato da angeli con un prezioso porta ostia  in vetro trasparente a forma di ciborio.</p>
<p> Ma non è di questo ritrovamento che voglio oggi parlare. Lo farò forse in una prossima occasione. Voglio parlare invece di un ritrovamento, sempre avvenuto a Lucca, di qualcosa che normalmente può essere scoperto nelle pagine o sulle pergamene di un archivio, ma non sotto l&#8217;intonaco di un palazzo pubblico.</p>
<p>Sono ormai quasi dieci anni o forse più (invecchiando il tempo schizza via e  si dimenticano, aimè, sicuri punti di riferimento cronologici !) che il Palazzo Pretorio di Piazza San Michele, cambiando ragione d&#8217;uso e divenendo sede dell&#8217; ufficio del bacino del Serchio, sia  stato restaurato anche negli interni. Questo palazzo fu edificato secondo i più nel 1495 ed  è attribuito all&#8217;artista rinascimentale Matteo Civitali . Sin dall&#8217;inizio fu sede del podestà che aveva carica di giudice civile e criminale e dal 1530 della magistratura cittadina detta Rota, a causa dell&#8217;avvicendarsi di tre magistrati che si alternavano nei vari giudizi. Pochi sanno invece che lo stesso palazzo  dal XVI secolo svolse un&#8217;altra attività parallela ben più piacevole se comparata a quella dei giudizi penali.<img class="alignleft size-medium wp-image-805" title="25112009(004)" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/12/251120090041-300x225.jpg" alt="25112009(004)" width="300" height="225" /> Il palazzo fu infatti la prima sede di spettacoli e musica della città quando questa non era ancora dotata di un apposito teatro per le  rappresentazioni sia musicali che di recitazione. I documenti a riguardo sono molteplici, ma se qualcuno volesse approfondire la cosa, basterebbe leggere la storia teatrale redatta da Almachilde Pellegrini in atti dell&#8217; Accademia lucchese di scienze lettere ed arti.  E&#8217; divertente leggere di come i magistrati si lamentassero più di una volta con i senatori della repubblica lucchese, della molestia prodotta dai canti, gli applausi e gli schiamazzi che di frequente si udivano nelle stanze vicine a quelle delle cause penali e civili. La professoressa e musicologa Gabriella Biagi Ravenni, ultimati i restauri, venne a sapere del ritrovamento sotto l&#8217;intonaco di uno strano disegno ad affresco e gentilmente me ne dette notizia.<img class="alignleft size-medium wp-image-801" title="25112009(002)" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/12/251120090021-300x225.jpg" alt="25112009(002)" width="300" height="225" /> Nel corridoio contiguo ad una stanza era stato ritrovato il disegno indelebile di un lungo pentagramma  sopra il quale si distinguevano le note antiche di un canto con le parole di un &#8220;maggio&#8221;. Il <a href="http://www.centrotradizionipopolari.it/index.php?id=14&amp;lang=it">&#8220;maggio&#8221;</a> era ed è un canto popolare che dà il benvenuto all&#8217;arrivo della primavera e dei suoi frutti. A causa dei lavori il palazzo era di facile accesso e quindi andai e lo vidi. Pochi giorni fa, memore di quella visita, ho avuto l&#8217;opportunità di tornare a vederli, e devo dire che con il senno del poi e coadiuvato dalla tecnologia contemporanea ho trovato di più e posso finalmente documentarlo (scusate la qualità delle foto fatte con il  cellulare). Non solo le note  con il pentagramma ma anche, il disegno di un castello e di mura (Forse Lucca ed il ricordo del castello dell&#8217;augusta con l&#8217;aquila imperiale?)<img class="alignleft size-medium wp-image-797" title="25112009(003)" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/12/25112009003-300x225.jpg" alt="25112009(003)" width="300" height="225" /> ed  un affresco variopinto con le insegne della repubblica e quella araldica rappresentante un unicorno forse di un magistrato in carica. Peccato che le stanze non siano aperte alle visite pubbliche. Mi ripropongo comunque di organizzare nel prosimo futuro una apposita visita guidata. Qualcuno è interessato a seguirmi ?</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Lucca,Firenze,Pisa città d&#8217;arte. Voglio vivere così?</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 14:03:38 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando penso al mio ruolo di guida turistica nel grande &#8220;carrozzone del turismo&#8221; ho un pensiero fisso: cammino per le strade fra i palazzi e chiese delle città che amo, divulgando agli altri ciò che io conosco per un fine sociale, conservativo, culturale ? O forse sono solo un frammento di un ingranaggio economico senza regole con il solo fine di produrre effimera ricchezza ? Io ho l&#8217;illusione di operare per i primi fini che ho esposto, ma la realtà, purtroppo, credo sia la seconda. Le città che amo quindi sono destinate a consumarsi lentamente sotto le suole di milioni di turisti più o meno divertiti e sollazzati. La legge che il governo italiano sta per approvare istituendo in modo generico la figura della guida Italiana in grado di  operare sull&#8217; injtero territorio nazionale, va miopemente in questa direzione. Queste città, borghi e paesi, quindi verranno, in un tempo più o meno lungo, progressivamente digerite dalla massa dei visitatori che, alla ricerca spasmodica di qualcosa di autentico, nel frattempo saranno in grado di ingoiare sempre più gelati variopinti, salami di improbabile cinta senese, litri di pseudo Chianti e purgati da litri di olio sulle bruschette. Li vedo già ora, come in un incubo, sempre più affannosamente speranzosi di scoprire nuovi codici segreti vinciani anche là dove Leonardo non si è mai sognato di passare o di fermarsi. La cosa fondamentale è cercare di non lasciarsi risucchiare da questa questa spirale perversa. Il compito di una guida turistica consapevole è anche quello di fermarsi e riflettere. Riflettere e fare il punto della situazione nel modo più oggettivo possibile. In seguito a ciò agire in maniera determinata facendo opinione e sistema non solo con i colleghi ma con tutti coloro che operano nella direzione di un turismo che sia sempre più indirizzato all&#8217;idea di&#8221; viaggio&#8221; sostenibile e consapevole. Oltre alle chimere spesso sognate del cliente il quale , come ha giustamente scritto un esimio e fortunato collega nel Chianti, spesso ha subito i devastanti effetti di &#8220;too much tuscan sun&#8221;, mostrare invece il tessuto, non solo artistico, ma anche sociale ed economico di un territorio per quello che è e non per quello che gli altri vorrebbero che apparisse. La situazione in Toscana è già grave; il malato ha già i sintomi ( e qui parlo di Lucca) di una leggera febbriciattola di tipo &#8220;A minuscolo&#8221;. La rivista statunitense Forbes dichiara che Lucca è una delle città più vivibili d&#8217;Europa. E la Lucca del futuro ? Leggete il mio articolo sul blog già pubblicato a tal proposito. Di conseguenza la mia prossima sfida, in ogni dibattito pubblico riguardo le città toscane dove opero, avrà da ora in poi come tema il turismo sostenibile, alla faccia delle leggi e dei politici. Voglio città vivibili, ma non incancrenite nel passato. Voglio città virtuose, dove la popolazione abbia la consapevolezza che ciò che conta e che vale, anche turisticamente parlando, parte dalle esigenze dei residenti. Le città vissute quindi siano in grado di offrire un sistema commerciale vero e non solamente turistico. C&#8217;è chi critica il kebab ? Io critico il suvenir del grembiule con la faccia di Mussolini o il pisello del David assieme alla torre di Pisa made in china . Sogno strade con negozi di ortolani, artigiani, macellai, un mercato di frutta e verdura ed altri servizi che fanno di un centro storico anche una città vissuta e non solo uno scenario per turisti. Nel caso delle nostre città d&#8217;arte dovremmo inoltre tenere un attenzione di massima allerta sopratutto su ciò che sta avvenendo fuori i singoli centri storici. I politici e gli speculatori (e non i cittadini) vogliono costruire stadi enormi come eco mostri, centri residenziali per inquilini inesistenti, ospedali in zone difficilmente raggiungibili. E i nostri spazi verdi ? Under the tuscan sun&#8230;under the tuscan sun&#8230; under&#8230;.under&#8230;solo under.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Lucca turismo: La porta romana orientale</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 16:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lucca Ore 12.30, via Santa Croce nei pressi di piazza Santa Maria Bianca &#8220;foris portam&#8221;. E&#8217; tardi ! Io e mia moglie non abbiamo ancora fatto la spesa e stiamo &#8220;volando&#8221; in bicicletta da una parte all&#8217;altra della città per assolvere a commissioni rimaste in sospeso per troppo tempo causa impegni di lavoro. Dietro l&#8217;angolo di un palazzo, proprio in piazza, al termine di via dela Rosa, c&#8217; è una buona panetteria. Approfittiamo. Scendiamo dalle bici, le chiudiamo e di corsa Patrizia entra. Io no. Perchè ? Perchè la mia attenzione si è spostata su di un camion parcheggiato di fronte al palazzo che fa angolo, che sta caricando un enorme quantità di detriti da un palazzo che sta restaurando gli interni ed in particolare le cantine. Siamo in Italia e dove si scava si trova. Il capomastro è sulla soglia. Ci guardiamo fissi negli occhi per quasi un minuto. Fosse stata una bella donna ed io più giovane, avrei sicuramente tentato l&#8217;approccio. Ma quello non era il caso e l&#8217;intesa anche se subliminare era di tutt&#8217;altra natura: &#8220;Scusi, avete trovato qualcosa di interessante lavornado nelle cantine ?&#8221; Approccio diretto ma gentile. Con un sorriso di intesa il capomastro replica con poche parole: &#8220;Vuole seguirmi per dare un occhiata ?&#8221; Non me lo faccio ripetere due volte. Pur sapendo che mia moglie da li a qualche minuto mi avrebbe dato per disperso, ho seguito il muratore giù per le scale scavalcando detriti e ballini di cemento. Con malcelato orgoglio il capomastro mi racconta che assieme agli archeologi della soprintendenza è stato coinvolto in una incredibile esperienza di scavi. Accendendo una serie di faretti ben disposti infatti, negli scantinati si rivelano in tutta la loro possenza, gli enormi massi calcarei delle mura romane.<img class="alignleft size-medium wp-image-847" title="26102009(002)" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/11/261020090021-300x225.jpg" alt="26102009(002)" width="300" height="225" /></p>
<p> Secondo il suo racconto l&#8217;ampiezza in larghezza di tale struttura difensiva doveva essere pari a circa quattro metri. Se si considerano le notevoli dimensioni dei conci di pietra e la larghezza delle mura, si riconferma la tesi di una fortificazione possente. Niente a che vedere con le quattro pietre che poco più in là sono state messe a testimonianza di suposte mura romane. Se qualcuno ha voglia di rileggersi cio che avevo scritto su un precedente post che trattava sempre dei ritrovamenti di queste mura in via Guinigi, potrà fare 2+2= 4! Il capomastro mi ha inoltre detto che li accanto, in un altro scantinato, ci sono i cardini della porta orientale romana. Ai piedi delle mura poi sono stati ritrovati scheletri di corpi umani. Probalbilmente inumazioni di epoca successiva. Ma questo dovrà essere scoperto dai paleontologi dell&#8217;università di Pisa. Ho scattato alcune foto con il cellulare di pessima qualità.<img class="alignleft size-medium wp-image-849" title="26102009" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/11/261020091-300x225.jpg" alt="26102009" width="300" height="225" /> Me ne scuso, ma meglio che niente. Ringrazio il gentile capomastro e mi avvio verso l&#8217;uscita contento, affascinato e con la mente rivolta a fantasticare un Cesare a cavallo in entrata coi suoi agguarriti pretoriani dalla porta li accanto. E invece chi ti trovo ? Patrizia; che quando si incavola può agilmente sbaragliare un intero manipolo di pretoriani, aquilifero compreso ! Ora si che sono guai, penso. &#8220;Scusa, ma sai ho avuto l&#8217;opportunità di vedere dei resti eccezionali proprio lì sotto, e non ho  perso l&#8217;occasione&#8221; Le dico in tono sottomesso e di scusa. Incredibilmente e dolcemente sfoggia un sorriso e mi dice: &#8220;Lo avevo immaginato quando sei improvvisamente scomparso e vedendo i lavori in corso ho capito dove potevi essere. Dopo mi fai vedere le foto ? Sono curiosa anche io di vedere cosa hanno trovato&#8221; Che angeliche persone che  sono a volte le donne. Che incredibile paese che è l&#8217;Italia. Ti fermi per prendere il pane e &#8230;incontri la storia.</p>
<p>Gabriele</p>
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