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	<title>Turislucca &#187; Blog</title>
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		<title>WW2 a Lucca. I segni dimenticati.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 07:44:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci passi tutti i giorni accanto, poi fai quattro passi più in là e, da buona guida turistica, narri  la vita di Puccini piuttosto che spiegare i simboli della facciata della chiesa di san Michele di Lucca. Poi, in uno dei tanti giorni lavorativi di prima estate, ti fermi a mangiare in fretta e furia un boccone al tavolo di una trattoria alla buona e ti ci casca l&#8217;occhio. Dove ? Sull&#8217;angolo di un muro in un vicolo che si affaccia su via San Paolino. In quel punto si intravede ormai sbiadita una lettera R su uno sfondo bianco. E&#8217; un attimo. Una veloce connessione mentale fatta di immagini ed istanti che emergono alla mente dall&#8217;archivio della memoria e ne capisco il significato. Prendo la macchina fotografica e lo incamero assieme ad altre immagini. &#8220;Gli hai fatto una foto ?&#8221; Mi chiede da dietro la spalla il proprietario della vicina salumeria. &#8221; L&#8217;ho sempre notata quella R- dice il salumiere- , ma non sono mai riuscito a capirne il significato&#8221; .<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/11/P1040865.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1761" title="P1040865" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/11/P1040865-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> Il significato ora invece mi è chiaro : RIFUGIO (anti aereo). Mi sembra di vedere la scena come in un film. Le sirene che ad un tratto suonano quasi come se emettessero un ululato metallico. I passanti che cominciano a scrutare il cielo. Le donne con i bambini per mano che, dissimulando una falsa compostezza, si guardano attorno alla ricerca di un rifugio antiaereo, alla ricerca della R. Si ha un bel dire rifugio anti aereo, ma in una città medievale di rifugi adeguati per ripararsi dagli effetti distruttivi e devastanti delle bombe di una fortezza volante americana, non se ne trovano.  Secondo i racconti dei vecchi sopravvissuti a quei giorni di paura, tutti si stipavano in vecchie cantine riconvertite per l&#8217;occasione in precari rifugi di fortuna. Non mi è dato sapere quali criteri furono scelti per individuare i luoghi più idonei. Una ricerca storica accurata negli archivi comunali ce lo potrebbe svelare. credo sarebbe interessante scoprire anche queste vicende locali. <a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/11/P1040872.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1762" title="P1040872" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/11/P1040872-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>In alcuni angoli della città sono ancora visibili anche i segnali che indicavano ed indicano le bocchette dell&#8217;acqua degli idranti da mettere in uso in caso di incendio.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/11/P1040873.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1763" title="P1040873" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/11/P1040873-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Dobbiamo comunque felicemente registrare il fatto che Lucca fu sostanzialmente risparmiata dai bombardamenti aerei. Poche, anche se comunque tragiche, furono infatti le incursioni aeree sulla città. Bombardamenti vennero infatti compiuti prevalentemente sulla linea ferroviaria e la stazione con la distruzione di un vicino villino liberty dove si registrarono morti civili. Queste le date delle <a href="http://www.biografiadiunabomba.it/bombardamenti_seconda.php">incursioni</a> compiute dai B26 americani in due giorni assieme ad altri obbiettivi considerati strategici:</p>
<p>06/1/44 12àth <a href="http://www.storiapontedera.it/Foto%20html/guerra.html" target="_blank">Pontedera</a>, Lucca. B-26s: Follonica. P-40 e A-36s: Cervaro,  Monte Trocchio e Aquino, Civitavecchia, Velletri, Roma e Fondi.</p>
<p>07/1/44 12àth AF B-25s e B-26s: Perugia Foligno,  Arezzo e Roccasecca. A-36s: Cervaro, Cassino, Aquino, Velletri. P-40s: Monte  Maio, La Chiaia, Monte Porchia Rapido R. <strong> </strong>Villa Latina.</p>
<p>08/1/44 12àth AF A-20s: Frosinone,Colleferro,Segni.  B-26s: Grosseto e Lucca. P-40s: Cassino.  A-36s: Roma, Aquino, Frosinone,  Palestrina Castelforte. P-40s: Avezzano, Tarquinia. Isola Liri e Colleferro.  B-17 e B-24: Reggio Emilia (Reggiane Stazione aeroporto). RAF: Basiliano,  Basagliapenta, Villaorba</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/11/cartello-incursione-aerea-Tenucci1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1792" title="cartello incursione aerea Tenucci" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/11/cartello-incursione-aerea-Tenucci1-260x299.jpg" alt="" width="260" height="299" /></a>In occasione invece della ritirata dalla città, un cannone tedesco di grosso calibro, sparò tre o quattro colpi. Uno di questi uccise delle persone all&#8217;interno di una corte del centro storico, un altro danneggiò seriamente la cattedrale . Di quei momenti rimangono ancora i segni sul dipinto, recentemente restaurato,  del quinto altare a destra della navata centrale oltre che l&#8217;intera sostituzione, nel dopoguerra, delle vetrate laterali della cattedrale, andate distrutte dallo spostamento d&#8217;aria della bomba. Come curiosità a livello di immagini, potrà risultare invece interessante vedere il cartellone che si affiggeva nei luoghi pubblici, con le raccomandazioni su come comportarsi i caso di attacco aereo. Lo conserva in vetrina il negozio Tenucci di Via Fillungo. Ricordo storico di una Lucca vissuta in un tempo drammatico.</p>
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		<title>Il turismo notturno: i vampiri del sapere</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 16:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che primavera ! Un aprile così caldo era certamente da un bel pò di anni che non si vedeva. Serate così miti che invogliano ad uscire di casa a fare una passeggiata. Uscire di casa, qui da noi in Toscana, è quasi sempre un piacere. Gli angoli delle nostre strade cittadine o dei nostri borghi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/tramonto-volterra.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1708" title="tramonto volterra" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/tramonto-volterra-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Che primavera ! Un aprile così caldo era certamente da un bel pò di anni che non si vedeva. Serate così miti che invogliano ad uscire di casa a fare una passeggiata. Uscire di casa, qui da noi in Toscana, è quasi sempre un piacere. Gli angoli delle nostre strade cittadine o dei nostri borghi di campagna, offrono sempre scorci meravigliosi  che, a secondo della luce o della semi oscurità, inducono a sentimenti o emozioni diverse. Le strade si spopolano, le luci delle botteghe e dei negozi si spengono e rimane  solo il  rumore dei passi lontani di qualche passante invisibile sui selciati  grigi di pietra arenaria. Sono queste le ore dove la storia, l&#8217;arte ed anche il paesaggio diventano un fatto quasi intimo, da vivere con una sensibilità tutta particolare. Più che le parole valgono le immagini di ciò che può apparire come d&#8217;incanto dall&#8217;oscurità. Non solo le imponenti facciate di antichi palazzi o le decorazioni istoriate delle chiese più monumentali, ma anche gli oscuri profili dei vicoli, dei tetti e dei balconcini privati, così come le sagome degli alberi e della vegetazione che con la complicità della notte e di molta fantasia, sembra quasi  si possano animare.</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/Firenze-di-Notte.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1701" title="Firenze di Notte" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/Firenze-di-Notte-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Pensate solo per un attimo cosa possono offrirvi in queste particolari atmosfere notturne città come Firenze, Pisa, Lucca e i loro territori. Solo a pronunciarne i nomi e a ricordare i loro tanto antichi monumenti sparsi fra le viscere delle più nascoste borgate, quasi &#8220;sovviene l&#8217;eterno&#8221; , come diceva un poeta. Ecco perchè a noi guide turistiche piace invitare i clienti, quando possibile, ad intraprendere assieme a noi queste passeggiate notturne tanto ricche  di fascino e di storia.</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/lucca_insolita_0038.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1700" title="lucca_insolita_0038" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/lucca_insolita_0038-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Da qualche anno, qui a Lucca,  imitati anche dalle più blasonate Firenze e Pisa, abbiamo ideato le serate di &#8220;Lucca insolita&#8221;. Visite guidate in notturna fra i luoghi meno conosciuti della città. Le passeggiate sono inoltre animate da attori che vestono i panni dei celebri personaggi protagonisti del passato. Come era da prevedere il successo è andato oltre le più rosee aspettative. Ma non solo città nella Toscana turistica notturna; anche la natura  con le guide naturalistiche di ecoguide, può offrire emozioni senza pari, grazie ai percorsi guidati a lume di torcia &#8220;<a href="http://www.facebook.com/#!/album.php?aid=26700&amp;id=100000055610577">sui sentieri del Moro</a>&#8221; della Garfagnana o altri nella mediavalle del fiume Serchio.</p>
<p>E&#8217; un fare turismo in maniera diversa. Un turismo più lento, adatto agli amanti de<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P1020176.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1705" title="P1020176" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P1020176-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>l fare tardi, dei bramosi della notte, dei &#8220;vampiri&#8221; del sapere. Metafora, quest&#8217;ultima, che forse mi viene mutuata dai recenti film del genere. Uno dei miei articoli precedenti riguardava proprio la Lucca sotterranea ed oscura. Siete pronti quindi? Noi siamo pronti cari Signori. Il lato più scuro, ma anche più affascinante delle nostre città sappiamo certamente come mostrarvelo&#8230;</p>
<p>Gabriele</p>
<p>N.B. La foto che rappresenta una prostituta lucchese nelle notti di &#8220;Lucca insolita&#8221;è stata scattata da Enrico Maggi.</p>
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		<title>I giardini a un passo dal cielo</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 07:34:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una città storica che si rispetti si pensa debba avere elaborato nel corso dei secoli una quantità di giardini privati e pubblici di una qualche ragguardevole dimensione e per questa ragione si possano, senza alcun dubbio, considerare degni di rispetto. A Lucca però, nel corso dei secoli, le cose non sono andate esattamente così. Questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P1000402.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1665" title="P1000402" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P1000402-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Una città storica che si rispetti si pensa debba avere elaborato nel corso dei secoli una quantità di giardini privati e pubblici di una qualche ragguardevole dimensione e per questa ragione si possano, senza alcun dubbio, considerare degni di rispetto. A Lucca però, nel corso dei secoli, le cose non sono andate esattamente così. Questa città si sviluppò in origine attorno al nucleo del castrum romano, un rettangolo fortificato senza tante pretese, utile alla difesa di agguerriti legionari che immaginiamo non esattamente dediti all&#8217; hobby del giardinaggio. Difficile quindi credere, in quei tempi lontani, ad una città con spazi adibiti alla ricreazione della mente e dello spirito. La successiva espansione urbanistica medioevale incluse poi, nella cerchia muraria della fine del XIII sec., i popolosi sobborghi cresciuti  all&#8217;esterno della primitiva cinta romana. Anche in questo caso il contado si lasciava alle spalle una campagna che potremmo definire &#8220;madre e matrigna&#8221;.  Inurbandosi nella affollata, operosa, città mercantile e manifatturiera medioevale, penso che Lucca non lasciasse spazio ad inutili quanto ingombranti verzure rinfrescanti. Possiamo al massimo considerare qualche fazzoletto di terra strappato alla rapida urbanizzazione, dedicato prevalentemente ad orto nel retro di una corte o ai margini delle alte mura che cingevano i nuovi borghi popolari.</p>
<p style="text-align: left;">Solo nel XVI sec., con l&#8217;espansione delle nuove mura cinquecentesche, si sviluppò il concetto, tutto classico, di ortus conclusus: uno spazio privato  e appunto chiuso, quasi claustrale, dove ricreare in maniera colta, grazie alla messa a dimora di erbe medicinali, erbe aromatiche e alberi da frutto un luogo di delizie, che divenne il prototipo dei più moderni giardini rinascimentali. Esempi di questo genere ne troviamo oggi sopratutto nella zona ad est della città dove si vennero ad includere, grazie alle nuove mura costruite a partire dal 1513, cospicui lotti di terreno edificabili. Per citarne alcuni appartenuti alle casate dei nobili mercanti, basti pensare al giardino di  villa Buonvisi, ai giardini del palazzo Minutoli (?), del palazzo Controni Pfanner in Via Cesare Battisti ed in Via dell&#8217;Angelo Custode, del Palazzo Guinigi di via Fillungo con affaccio su Via della Cavallerizza ed altri ancora. Andrebbero poi considerati, solo per citarne alcuni sempre nella zona est, gli orti e i giardini  legati ad ordini religiosi, come quello di San Francesco (in questo momento oggetto di importanti scavi archeologici) e dei Bacchettoni, quello delle suore di clausura di San Micheletto. Ma questi spazi dedicati al verde furono vere e proprie eccezioni appartenenti ad una élite nell&#8217;ambito cittadino del tempo. E tutti gli altri piccoli o medi proprietari residenti all&#8217;interno “dell&#8217;arborato cerchio” ? Con un lampo di genio e di buon gusto i lucchesi i propri giardini  se li costruirono sui tetti !<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P1040664.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1671" title="P1040664" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P1040664-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: left;">E già, piccoli e curati giardini pensili, luoghi di svago, solitudine e meditazione. Là dove un tempo si elevavano spiccando sull&#8217;orizzonte torri e case torri, una volta venuta a mancare la necessità del loro utilizzo a scopo di difesa, molte di queste furono sbassate e riadattate a più mansueti scopi. Si vennero così a creare le così dette altane; spazi privati più o meno ampi sopra i tetti delle città, dove i lucchesi ricrearono e ricreano tutt&#8217;oggi, incantevoli giardini pensili ornati con variopinti vasi di fiori e di piante (la maggior parte delle quali comprati nella fiera mercato in onore di Santa Zita) e vissuti sopratutto dalla primavera all&#8217;autunno. Eccoli quindi i giardini ad un passo dal cielo. Così graziosi che i turisti in visita alla città, guardando in alto ve<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P1040678.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1675" title="P1040678" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P1040678-150x150.jpg" alt="" width="150" height="147" /></a>rso quei piccoli spazi vicini al paradiso, spesso con sospiro esprimono il desiderio di poterne godere uno almeno per il breve periodo della loro vacanza. C<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P1040677.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1676" title="P1040677" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P1040677-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P1040676.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1674" title="P1040676" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P1040676-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>amera con vista ? No, altana con vista ! Io li ho vissuti questi giadini del cielo grazie all&#8217;altana di mio zio in pieno centro storico. Ci ho fatto i miei primi passi e ne ho le prove fotografiche. Alcuni artisti locali li hanno persino raffigurati come scene di vita quotidiana lucchese: la donna piacente e prosperosa che vi stende i panni, gli amici che vi imbandiscono  una pranzo estivo a riparo di ombrelloni o tende, due amanti che si abbracciano teneramente contemplando il tramonto.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P10406801.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1686" title="P1040680" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/04/P10406801-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Una dimensione diversa che vale la pena di scoprire e,  se ne sia la fortuna, di vivere. Li vorreste vedere? E&#8217; facile: basta salire i 235 scalini della torre Guinigi (anche quello un giardino coi suoi sette alberi davvero stravagante!) o quelli assai più faticosi della Torre delle Ore. Dall&#8217;alto della torre giardino li potrete vedere benissimo. A quel punto però, curiosità a parte, la cosa più importante che vi chiedo sarà una sola. Rispettate ciò che i lucchesi difendono istintivamente e caparbiamente: la riservatezza.</p>
<p style="text-align: left;">Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Sogni di cartapesta: Itinerari turistici del carnevale in Toscana</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 11:15:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci siamo. Domenica prossima 19 Febbraio sfileranno ancora una volta lungo i viali della Passeggiata a Mare di Viareggio, i maestosi e variopinti carri allegorici del carnevale. Alcune guide turistiche della provincia di Lucca sono state invitate dalla Fondazione Carnevale di Viareggio a dare una sbirciatina agli ultimi ritocchi di questi carri monumentali. Il luogo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/DSC_0330.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1537" title="DSC_0330" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/DSC_0330-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Ci siamo. Domenica prossima 19 Febbraio sfileranno ancora una volta lungo i viali della Passeggiata a Mare di Viareggio, i maestosi e variopinti carri allegorici del carnevale. Alcune guide turistiche della provincia di Lucca sono state invitate dalla Fondazione Carnevale di Viareggio a dare una sbirciatina agli ultimi ritocchi di questi carri monumentali. Il luogo dove vengono ideati ed assemblati, è la cosidetta &#8220;Cittadella del Carnevale&#8221;, una moderna architettura pensata appositamente a questo scopo e costituita da una vera e propria arena circondata da enormi hangar, ognuno dei quali ospita un carro.</p>
<p>Se è vero che il sogno è paragonabile ad una zona franca della nostra esistenza interiore, dove tutto diventa possibile e lecito, il c<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/DSC_0336.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1538" title="DSC_0336" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/DSC_0336-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>arnevale per la cultura europea ed in particolare italiana, può apparire sin dalle sue origini, la manifestazione racchiusa in un breve arco temporale di quei sogni. Viareggio, con la costruzione dei  carri allegorici e satirici, ne è la prova più concreta. I carri, alti in alcuni casi più di dieci metri, sono costruiti tutti con pezzi di cartapesta pressata dentro stampi. La carta dei giornali quotidiani, sovrapposta foglio dopo foglio con la colla di farina, diventa sotto le mani esperte dei carristi come la creta sotto le mani dei grandi scultori. Il risultato è quanto di più fantastico si possa immaginare. Complesse architetture di animali, personaggi della politica e dello spettacolo int<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/DSC_03531.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1540" title="DSC_0353" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/DSC_03531-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>ernazionale, vengono riprodotti a dimensioni gigantesche per dare senso a un tema ben preciso. Da quello che ho potuto vedere in anteprima, alcuni temi di quest&#8217;anno saranno: la lotta contro il razzismo, l&#8217;apertura dell&#8217;occidente verso i nuovi mercati asiatici e l&#8217;incubo tutto  italiano del &#8220;deteriorato&#8221; Berlusconi.</p>
<p>A margine di queste mastodontiche costruzioni, con piacere ho scoperto che è nato un laboratorio artigianale dove si producono manualmente oggetti variopinti in cartapesta che definirei per la loro unicità, quasi preziosi. Un gruppetto di giovani con intrapredenza e passione, h<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/DSC_03632.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1543" title="DSC_0363" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/DSC_03632-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>a pensato di creare questa attività così da offrire al pubblico la possibilità di portarsi a casa un &#8220;pezzetto di tradizione e manualità&#8221; tutta viareggina. In un riverberare di colori nascono dalle mani abili di questi artigiani, maschere, pesci, statuine, pinocchietti, e persino bomboniere .</p>
<p>La Cittadella del Carnevale è sempre aperta (o quasi). Un altro valido motivo quindi per venire a visitare questo angolo di Toscana.</p>
<p>Gabriele</p>
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		<title>Vuoti a perdere : Itinerari turistici e storici a Pisa</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 22:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si beve, si consuma, si accartoccia, si rompe e poi, sensibilità ecologica o meno, si butta via. Questo è il destino della maggior parte dei  contenitori di cibo o bevande che usiamo quotidianamente. Spesso pensiamo che tutto ciò sia un cattivo costume tutto contemporaneo. Le ben note vicende di questi mesi, se non di questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/P10404371.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1505" title="P1040437" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/P10404371-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Si beve, si consuma, si accartoccia, si rompe e poi, sensibilità ecologica o meno, si butta via. Questo è il destino della maggior parte dei  contenitori di cibo o bevande che usiamo quotidianamente. Spesso pensiamo che tutto ciò sia un cattivo costume tutto contemporaneo. Le ben note vicende di questi mesi, se non di questi anni, relative alle discariche più o meno abusive ormai stracolme di ogni genere di oggetti, biodegradabili e non, hanno riempito le cronache dei telegiornali di tutta Italia, contribuendo a far nascere in molti di noi una nuova sensibilità ecologica.  Vi voglio raccontare però una storiella che mi è capitata uno di questi giorni nella campagna pisana. Facendo una delle mie passeggiate campestri in solitaria a me tanto care per rigenerare il corpo e sopratutto la  mente, mi sono imbattuto in una discarica del tutto particolare, che mi ha fatto riflette su questo tema come se lo avessi osservato dall&#8217;altra parte del cannocchiale del tempo e della storia.  Passeggiando per un viottolo sterrato, nei pressi di una fattoria, ho incontrato un giovane intento in lavori di giardinaggio. Ci siamo scambiati un saluto di buon giorno, vista la mattinata di sole radiante. Dopo alcuni convenevoli, avendo dichiarando quale era la mia professione,  il simpatico giovane mi ha indicato un campo a pochi passi che forse poteva interessarmi. Secondo quello che aveva sentito dire e vista la quantità di cocci presenti, asseriva che in quel luogo anticamente, doveva sorgere un monastero di monache. Perplesso, ma incuriosito, l&#8217;ho ringraziato e senza indugio sono andato a vedere. Il campo nel tempo doveva essere stato arato con fatica. Quà e là, fra i ciuffetti d&#8217;erba rasata, spuntavano ancora tracce di pannocchie di mais. Dico con fatica perchè  ovunque si notavano cocci di terracotta sbriciolati  di varia for<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/P1040435.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1506" title="P1040435" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/P1040435-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>ma che si alternavano a pietre di calcare bianco anch&#8217;esse della dimensione non superiore ad una palla. Se un tempo in quel campo sorgeva un monastero, le suorine dovevano essersi trasformate in vere e proprie formichine demolitrici, per di più segrete seguaci di Attila, per essere in grado di rasare in quel modo un intero monastero a livello zero e forse sotto zero. Dopo un primo veloce e distratto sguardo a volo d&#8217;uccello, l&#8217;occhio si è  fatto più acuto e  si è poi focalizzato su due pezzi di terracotta non distanti fra loro. Sorpresa delle sorprese, altro che monastero ! Quella, probabilmente, doveva essere  una discarica dell&#8217;epoca quanto meno romana .<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/P10404341.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1516" title="P1040434" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/P10404341-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Potremmo definirla senza ombra di dubbio una discarica &#8220;storica&#8221;. La mia ipotesi credo sia confutata dai due oggetti adocchiati, che erano in realtà due puntali di anfora. Attorno ne vidi un&#8217;altro. Come noto le anfore importate o esportate dalle navi annonarie  romane, una volta utilizzate, venivano distrutte come vuoti a perdere. Ricordo ancora il buon Alberto Angela in uno dei suoi documentari che mostrava un intera collina realizzata con i cocci delle anfore. Ecco allora che i nostri usi e costumi odierni, come il gettare una lattina di birra usata nel cassonetto dei materiali riciclabili, acquisiscono una dimensione storica più accettabile e non molto diversa da quella dei nostri predecessori. Ciò che ci differanzia sono solo i numeri. &#8220;Non c&#8217;è futuro senza storia&#8221; ha detto qualcuno. Riflettendo però, Mi spaventa però molto di più anche la frase se vista dalla prospettiva  opposta: &#8220;non ci sarà storia senza un futuro&#8221;. Quindi, esempio dei romani o meno, continuiamo quanto più possibile a riciclare ed a usare materiali riciclabili.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>La Toscana in tavola: Li abbiamo presi. I fegatelli di maiale sono cascati nella rete</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 17:29:36 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lucca. E&#8217; quasi l&#8217;una e corro per le strade verso la via di casa. Nel pomeriggio devo fare una guida turistica a Firenze. Il tempo per preparare un pranzo decente per la famiglia sta tendendo a zero. Mi fermo ed entro nell&#8217;unica ancora di salvezza disponibile lungo il percorso: la mia <a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/fegatelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1495" title="fegatelli" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/fegatelli-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>macelleria di fiducia che prepara anche piatti pronti. Fortunatamente trovo prima di me solo una signora sulla settantina, bene in carne, elegante ed ingioiellata. Rincuorandomi ho pensato che ordinasse solo un etto di prosciutto, uno sfilatino e via. Invece no. Se il bandito dei fumetti &#8220;Pietro Gambadilegno&#8221; avesse voluto svaligiare invece che banche, salumerie o rosticcerie, non si sarebbe riempito di cibarie e fagotti come questa signora della Lucca bene. L&#8217;ultima sua richiesta però mi ha illuminato. &#8220;Scusa Giovanni, ma per caso non avresti mica due fegatelli nella rete; ma due di numero mi raccomando, che non abbiano ad appesantirmi troppo, per carità&#8221;. Eccola là la ricettina un po&#8217; pesantuccia che vorrei gustarmi da li a poco con un buon bicchiere di rosso schietto !</p>
<p>Si impone <a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/P1040445.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1518" title="P1040445" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/P1040445-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>quindi la stesura di questa ricetta semplicissima, di stagione, tipica della tradizione popolare toscana. I fegatelli di maiale in rete. Del maiale, sia sa, non si butta niente e quindi anche le parti più povere come il suo fegato, diventano un piatto apprezzato da tutti i toscani doc, ricchi e poveri. Può essere accompagnata da fagioli cannellini lessati all&#8217;olio o da polenta se si preferisce. I macellai, ma anche i supermercati, vendono tocchi di fegato avvolti nella loro rete grassa. Se il macellaio è di fiducia, sicuramente ve li preparerà già steccati, due o tre alla volta, nel rametto seccato di un finocchio selvatico con i suoi semi. Questa pianta dall&#8217;intenso profumo, come si sà, ha la proprietà di aromatizzare ingentilendole varie pietanze della cucina italiana.</p>
<p>Porzioni per tre persone: due tocchi di fegatelli a testa(300/400 gr) steccati e avvolti nella rete grassa, un cucchiaio di olio extrevergine di oliva toscano (preferibilmente di Lucca), uno spicchio di aglio schiacciato, un bicchiere di vino bianco, una tazza  di brodo anche vegetale, sale e pepe nero macinato fresco.</p>
<p>In una capiente padella antiaderente fare rosolare nel cucchiaio d&#8217;olio per tre minuti da tutti i lati i fegatelli. Aggiungere  il vino bianco e dopo un minuto quando sarà quasi evaporato, subito abbassare la fiamma coprendo la pentola  in modo tale che comincino a cuocere stufando. Salarli e peparli. Di tanto in tanto assicurarsi che non si secchino troppo aggiungendo un poco di  brodo. Continuare la loro cottura per una quarantina di minuti a fuoco lentissimo.</p>
<p>Esiste anche un altra preparazione che li vuole steccati con l&#8217;alloro messi in teglia, cosparsi con un filo d&#8217;olio (alcuni li impanano perfino e li cospargono di parmigiano) e poi infornati il tempo necessario per la cottura. Altri li mettono a cuocere lentamente allo spiedo del girarrosto sulla brace.</p>
<p>Che pranzetto, dirà qualcuno. Tristemente invece sono ancora qui che scuoto il capo sconsolato. Quel giorno a casa, avemmo solo  il tempo di mangiare  un pezzetto di formaggio, un etto di prosciutto e uno sfilatino di pane. Che tristezza la dieta, Sig!</p>
<p>Gabriele</p>
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		<title>Firenze: porta San Frediano, tre motivi per conoscerla</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 16:54:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Traffico urbano, spostamenti da un angolo all&#8217;altro della città lenti e caotici. Questa ormai è cronaca quotidiana. Anche per un turista che ha scelto di risiedere fuori il centro urbano di Firenze, l&#8217;approccio alla città con il proprio veicolo risulta difficile. Se giungiamo dalla parte nord, invito il turista, una volta dipanatosi nei viali di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/porta-san-frediano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1472" title="porta san frediano" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/porta-san-frediano-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Traffico urbano, spostamenti da un angolo all&#8217;altro della città lenti e caotici. Questa ormai è cronaca quotidiana. Anche per un turista che ha scelto di risiedere fuori il centro urbano di Firenze, l&#8217;approccio alla città con il proprio veicolo risulta difficile. Se giungiamo dalla parte nord, invito il turista, una volta dipanatosi nei viali di circonvallazione nei pressi di Porta a Prato, a  passare il Ponte alla Vittoria all&#8217;imbocco del Parco delle Cascine, e seguire l&#8217;indicazione che conduce a Piazzale Michelangelo. Ci troviamo così a seguire il viale Aleardo Aleardi. Nel mio personalissimo itinerario, dopo poco le mura medievali  merlate dell&#8217;antica cinta fiorentina ci faranno da punto di riferimento per svoltare a sinistra  su viale Ariosto dove si trova un parcheggio a pagamento. E&#8217; il posto ideale dove lasciare l&#8217;auto per andare alla scoperta dell&#8217;Oltrarno passeggiando nel caratteristico quartiere di San Frediano. E&#8217; qui che troviamo ancora intatta in tutta la sua imponenza la porta medievale di San Frediano, imbocco alla città lungo la direttrice della via Pisana. Fu edificata da Nino Pisano con le tipiche pietre in arenaria nel 1332 a seguito del più ampio progetto di rinnovamento urbanistico ideato da Arnolfo di Cambio. Questi prevedeva di ampliare  l&#8217;ampiezza della città sino con spazi ancora vuoti ed edificabili nella previsione di una incontenibile espansione demografica che fu fermata solo dalla devastante peste del 1348. Si prevedeva di cingere Firenze completamente con mura lunghe 8 chilometri e con l&#8217;apertura di 12 porte monumentali.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/lippi1.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1484" title="lippi" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/lippi1.jpeg" alt="" width="175" height="288" /></a> La porta san Frediano era una di queste. Il sublime pittore Filippino Lippi nella chiesa di Santo Spirito nel 1490 inserì sullo sfondo della pala Nerli un tassello di mirabile e struggente  attualità per quei tempi dove si intravede anche la porta San Frediano. Oggi è una delle poche rimaste pressochè intatte dopo le modifiche seicentesche in funzione delle nuove bocche da fuoco e le successive distruzioni ottocentesche di buona parte delle mura per la costruzione dei viali di circonvallazione. Ha un fornice di più di 8 m.  e conserva ancora i portoni in legno alti più di 13 m. fittamente ricoperti dai chiodi di protezione. Secondo alcune cronache fiorentine,  i numerosi prigionieri pisani sconfitti nelle battaglie per la supremazia in Toscana, furono sempre fatti passare da questa porta e prima di entrare costretti a baciare il sedere di un leoncino  in pietra (marzocco) simbolo della potenza fiorentina.</p>
<p>Nel caso però giungeste nei pressi della porta all&#8217;ora del pranzo o della cena, ecco un altr<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/P1040339.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1466" title="P1040339" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/P1040339-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>o buon motivo per prenderla come punto di riferimento gastronomico. Firenze è nota oltre che per la storia anche per la sua schietta e genuina gastronomia popolare. San Frediano è forse il più popolare fra i quartieri di Firenze ed è in grado di esprimere molta di questa  tradizione anche nelle trattorie che qui sono numerose. Proprio accanto alla porta si trova la trattoria &#8220;Da Sabatino&#8221;. Un ambiente uguale a se stesso da sempre e da sempre gestito dalla stessa famiglia. Popolare è un termine che si adatta pienamente a questo locale frequentato da tutti, ma in particolare dalla gente semplice del quartiere come dal turista in cerca di genuinità. I piat<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/P1040348.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1467" title="P1040348" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/P1040348-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>ti sono quelli della tradizione toscana e fiorentina a prezzi stracciati. Dipende ovviamente dalla stagione, ma la trippa, i fagioli all&#8217;uccelletto con le salsicce, come le pastasciutte, ribollita e vino rosso (non Chianti d&#8217;annata!) nei quartini non mancano mai. E la bistecca alla fiorentina? Si domanderà qualcuno. No, non è questo il luogo. Per mangiare la più celebrata, diciamo la &#8220;regina&#8221; delle carni toscane, dobbiamo lasciare la simpatica trattoria ora descritta e varcare il portone. Basterà oltrepassarlo per non più di duecento metri e raggiungere l&#8217;incrocio fra via Sant&#8217;Onofrio e via Bartolini.</p>
<p>La trattor<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/bistecca-fiorentina.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1470" title="bistecca-fiorentina" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/bistecca-fiorentina-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>ia &#8220;Antico ristoro da i Cambi&#8221; esibisce all&#8217;ingresso in bella vista nel suo banco, degli spettacolari tagli di questa carne prelibata e tenera come il burro. L&#8217;ambiente è un po&#8217; troppo toscanizzato per un toscano come me, ma per gli altri avventori sarà perfetto. Quello che conta è la ciccia e qui signori miei, pochi discorsi, è veramente buona!</p>
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		<title>Come un rombo di cannone: Pisa e la gloria dei Cavalieri di Santo Stefano</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 10:54:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per un &#8220;giovane&#8221; quasi cinquantenne come me, i ricordi cominciano ad ammantarsi spesso di nostalgia.  Se penso al tempo degli studi universitari pisani, alcuni di quei momenti sono rimasti impressi in modo indelebile nella mia memoria. Piazza dei Cavalieri.  Il primo sole primaverile  di mezzogiorno. Due giovani , lui e lei, seduti con le spalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per un &#8220;giovane&#8221; quasi cinquantenne come me, i ricordi cominciano ad ammantarsi spesso di nostalgia. <a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/DSC_0276.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1438" title="DSC_0276" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/DSC_0276-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a> Se penso al tempo degli studi universitari pisani, alcuni di quei momenti sono rimasti impressi in modo indelebile nella mia memoria. Piazza dei Cavalieri.  Il primo sole primaverile  di mezzogiorno. Due giovani , lui e lei, seduti con le spalle al muro della chiesa, si  godono felici la vita guardando gli altri che passano.  Senza un perché, l&#8217;uno propone all&#8217;altra di entrare; così, per pura curiosità. E&#8217; la chiesa dell&#8217;ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. L&#8217;edificio è deserto. Pochi passi, giusto il tempo di guardarsi intorno per cercare di comprendere ciò che li circonda e di botto vengono entrambi mentalmente, involontariamente, ma quasi brutalmente, scaraventati in un altra dimensione temporale.</p>
<p>Dopo poco gli occhi si abituano al cambio repentino di luce e l&#8217;interno della chiesa comincia a prendere forma in tutti i suoi dettagli.  Appaiono così, uno dopo l&#8217;altro in buon ordine sui muri, bandiere variopinte, vessilli a fiamma di  seta con incomprensibili ma sinuose scritte in lingua araba. Anche nella controfacciata sono appesi quelli che appaiono due scuri e possenti fregi in legno decorato dove emergono in rilievo teste rasate di mori ed intarsi pregiati. Il ricco soffitto, anch&#8217;esso intagliato magistralmente da un artista toscano di fine cinquecento,  racchiude nel centro quadri che celebrano gesta guerresche di cavalieri. Uomini barbuti racchiusi dalle loro corazze brunite, naviganti e nobili a bordo di snelle galee che solcano il mare. Uno spettacolo sorprendente anche per i due giovani studenti . Sembra quasi che emergano in lontananza le urla dei combattenti, l&#8217;odore del salmastro, della pece e delle gomene.  Lo scandire misurato delle pale dei remi che affondano nelle calde acque del Mediterraneo, si alternano al ritmo delle urla del comito,  il negriero che dava il tempo di remata.</p>
<p>Quel giorno, come quella ragazza che non so dove oggi sia, è ahimè volato via assieme a molti altri. Eppure sembra ieri. La chiesa e le bandiere no; sono ancora là  e vale la pena di visitarle come vale la pena di conoscere più a fondo la storia dell&#8217;ordine equestre, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_di_Santo_Stefano_Papa_e_Martire">I Cavalieri di Santo Stefano</a> e dell&#8217;intera piazza che a Pisa ne prende il nome.</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/DSC_0282.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1439" title="DSC_0282" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/DSC_0282-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Fu il Gran Duca Cosimo a chiedere al Papa Pio IV nel 1561 il permesso di istituire un ordine militare di cavalieri toscani di antico lignaggio, con il compito di contrastare la minaccia sempre più crescente delle scorribande corsare dei turchi levantini. Basta guardare lungo le coste dell&#8217;intero litorale toscano le torri e le fortificazioni che vennero costruite o rinforzate a partire dalla metà del XVI sec. sino a tutto il XVIII sec. Forte dei Marmi prende appunto il nome da una di queste piccoli edifici difensivi. Con la fondazione dell&#8217;ordine che avrebbe avuto come centro di addestramento e burocratico Pisa, un tempo antica Repubblica Marinara, Cosimo dichiarava in modo manifesto il desiderio di affermare il suo dominio almeno sulla costa tirrenica a lui pertinente. Nel contempo avrebbe dato ottime opportunità di gloria, di conquiste e razzie &#8220;da corsa&#8221; a quella parte della nobiltà toscana ed in particolare pisana di recente acquisizione. La Piazza delle Sette Vie poi detta dei Cavalieri divenne il fulcro delle attività dell&#8217;ordine. Furono ristrutturati relativamente in breve tempo gli antichi edifici e torri ivi esistenti in favore del palazzo della carovana (dove si addestravano alle armi i cavalieri), il palazzo di giustizia dell&#8217;ordine, alcuni acquartieramenti e appunto la chiesa. Il tutto grazie al progetto ed al coordinamento di Vasari e di abili artisti contemporanei. Le occasioni di menar le mani a cavallo del XVI/XVII secolo non mancavano. Inoltre i frequenti attriti con l&#8217;impero e con il re spagnolo Filippo II, suggerivano di tenere pronte sulla difensiva nel porto della darsena medicea di Livorno una piccola ma efficiente squadra di galee. Le occasioni più redditizie furono due: la celebre battaglia di Lepanto in termini di gloria, combattuta e vinta dalla lega cristiana nel 1571 contro la flotta turca e la <a href="http://www.inghirami.it/Storia/Affreschi_esistenti_in_Firenze.pdf">presa di Bona</a> nel 1607 (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Annaba">oggi Annaba in Algeria</a>) in termini di saccheggio. Le fasi di questa operazione militare vengono descritte, forse in modo un pò enfatico, in un piccolo saggio del 1890 sulla storia della famiglia Inghirami di Volterra. L&#8217;ammiraglio<a href="http://www.inghirami.it/"> Inghirami</a> fu il comandate che a capo dei  cavalieri partecipò alla presa di Bona.</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/galee-Livorno2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1447" title="galee Livorno" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/galee-Livorno2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Non sappiamo in realtà da quali galee turche provengano le belle fiamme e fanali di poppa esibiti come prede nella chiesa di Santo Stefano a Pisa. Purtroppo i libri con gli elenchi delle prede fatte dai cavalieri sono andati perduti, si dice, in un incendio. Restano comunque i manufatti in tutta la loro bellezza decorativa e sopratutto in tutto il loro valore storico ed evocativo di quei drammatici e violentissimi scontri.</p>
<p>E&#8217; un peccato che Pisa,  per ricordare le sue glorie repubblicane di potenza marinara e per testimoniare i fatti di cui stiamo parlando, non abbia un museo della marineria in grado di mostrare l&#8217;evoluzione tecnologica delle proprie imbarcazioni dal Medioevo sino al Regno d&#8217;Italia. Molti dei manufatti sono andati irrimediabilmente perduti. <a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/galea-reale-arsenale-Pisa2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1452" title="galea reale arsenale Pisa" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/galea-reale-arsenale-Pisa2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le galee poi, per la loro stessa natura di esili imbarcazioni in legno, subivano un veloce ed inesorabile deterioramento già due anni dopo il loro varo <a href="http://www.pisamuseoaperto.net/it/node/26">nell&#8217;arsenale pisano</a>, tanto da essere costantemente sostituite nelle operazioni militari più impegnative, si può dire quasi anno dopo anno . <a href="http://www.gaetaeilmare.it/modelli/Galea/Galea.htm"><br />
</a></p>
<p>Un altro elemento importante di queste navi da guerra era l&#8217;armamento. Le galee pisane e cristiane in genere, secondo gli storici più aggiornati, ebbero in più, rispetto alle imbarcazioni turche almeno sino alla fine del XVI secolo, un migliore e più nutrito numero di cannoni e un migliore equipaggiamento individuale dei soldati di fanteria imbarcati in gran numero (100/200 fanti mercenari per imbarcazione ).<a href="http://www.sullacrestadellonda.it/musei/venezia.htm"> Nel museo delle armi di Venezia</a> è conservato il cannone da corsia di una galea toscana<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/cannone-galea-toscano.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1450" title="cannone galea toscano" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/02/cannone-galea-toscano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>. Per quanto riguarda quest&#8217;ultimo aspetto non abbiamo a Pisa  un museo delle armi in grado di mostrare tale equipaggiamento. Per farsi un idea degli armamenti del tempo, esiste l&#8217;interessante museo <a href="http://www.museostibbert.it/">Stibbert</a> di Firenze. Una vera Mecca per gli amanti del genere. Tuttavia nel Palazzo Reale di Pisa sono ancora conservate alcune armature di quei secoli e forse un tempo in uso ai cavalieri o alle truppe mercenarie sicuramente poi riciclate per il popolarissimo <a href="http://fibonacci.scuole.pisa.it/attivita/giocoponte/gioco/gioco2.html">gioco del mazzascudo</a> , sostituito in seguito da quello detto del ponte. <a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/corazze-gioco-ponte-1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1419" title="corazze gioco ponte 1" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/corazze-gioco-ponte-1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Esse danno un&#8217;idea del dispendio di energie che un singolo soldato doveva esprimere per la durata di almeno tre ore di battaglia senza alcuna esclusione di colpi.  Oltre al cannone l&#8217;altra arma decisiva fu l&#8217;archibugio, ossia l&#8217;arma da fuoco individuale del fante attaccante. Con questa arma sparata a distanza ravvicinata dallo  schieramento dei  soldati imbarcati, i ponti delle galee turche venivano letteralmente spazzati.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/archibugio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1411" title="archibugio" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/archibugio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> I pochi difensori rimasti venivano finiti e fatti a pezzi dalle armi corte da taglio individuali usate nell&#8217;arrembaggio. Una vera e propria macelleria. Chi si arrendeva diveniva schiavo nei mercati europei o impiegato direttamente come forzato al remo delle galere.</p>
<p>Quei tempi di supposte glorie e di molte brutali sofferenze sembrerebbero passati. Oggi rimangono solo alcune vestigia, che turisticamente parlando, cerchiamo di mostrare annodandone i fili. Se riuscirò, proverò in seguito a  produrre una mappa con la numerazione dei luoghi descritti, così da agevolare la visita al curioso turista. A me rimane invece, più che altro, il bel ricordo di quel giorno di inizio primavera che auguro a tutti i giovani di poter vivere almeno una volta.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>La neve in Toscana come nel &#8216;700</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 20:32:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Potrebbe sembrare un titolo nostalgico o romantico.  In parte forse lo è per chi come me ha studiato un bel po&#8217; sui diari settecenteschi dei toscani che vissero intorno alla metà del XVIII sec. Ma le cronache di questo inverno parlano in toni impietosi di una vera e propria &#8220;Caporetto&#8221; tecnologica e organizzativa del XXI secolo tutta italiana ed in gran parte Toscana. Treni paralizzati sia nelle tratte interprovinciali che in quelle nazionali, autostrade collassate e divenute vere e proprie trappole di ghiaccio per famiglie inermi e abbandonate a se stesse, viabilità in tilt intorno alle circonvallazioni delle città, scuole chiuse. C&#8217;è addirittura chi ironizzando ha fondato un gruppo su fb dal titolo &#8220;donate un granello di sale ai vostri sindaci&#8221;. Così non va.</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/12/mura-bianche.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1320" title="mura bianche" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/12/mura-bianche-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Tuttavia la magia della neve resta. L&#8217;immagine di una Lucca innevata così, forse l&#8217;avevano vista solo i musicisti lucchesi Boccherini e Puccini e loro contemporanei. Perché loro si e noi meno? Perché il XVII/XVIII furono secoli testimoni di una vera e propria mini glaciazione che investì tutto il nord Europa e buona parte dell&#8217;Italia. Le cronache e i diari del tempo ci descrivono di intense e ripetute precipitazioni nevose che, associate alla rigidità  delle temperature, portavano via migliaia di anime in men di un &#8220;Amen&#8221;. Fu anche (ma non solo) a causa di questo clima rigido che ebbe inizio il  fenomeno tutto nord europeo del romantico Gran Tour. Un ottima scusa per i gran signori, mercanti e nobili nord europei,  svernare piacevolmente nel clima più mite &#8220;del bel paese&#8221; all&#8217;ombra del Vesuvio o delle rovine dei fori imperiali dell&#8217;etarna Roma.</p>
<p>Anche Lucca, Pisa e Firenze ebbero occasione di ospitare  molti visitatori illustri. Alcuni di questi li ho già citati. Il principe poi re di Danimarca, Il pittore Martini, per finire oltre la metà dell&#8217;Ottocento con Sir John Ruskin celebre esteta inglese. <a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/12/P1040234.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1321" title="P1040234" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/12/P1040234-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ma quale poteva essere l&#8217;immagine che si poteva presentare ai loro occhi della città in un giorno di neve.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/12/P10402171.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1323" title="P1040217" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/12/P10402171-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Qui di seguito posto alcune immagini della nevicata dello scorso dicembre dovuta, dicono, al fenomeno ciclico della cosidetta Nina. Magia della neve, magia del sapere. Comunque sia la fantasia può volare e con essa possiamo immaginarci i nostri celebri viaggiatori alle prese con le stesse visuali o con ben maggiori problemi di quelli vissuti in questi giorni.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/12/P1040226.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1325" title="P1040226" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/12/P1040226-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> Carrozze bloccate nel mezzo di piste non battute, focolari appena tiepidi e disboscamenti feroci per alimentali.</p>
<p>Per i più sensibili comunque, dedico come ultime immagini evocative di quei tempi e di quei viaggiatori nordici uno dei pittori romantici fra i miei preferiti:  Caspar David Fridrich.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/friedrich-solo.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1386" title="friedrich solo" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/friedrich-solo.jpeg" alt="" width="199" height="253" /></a><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/FRIEDRICH-Caspar-David-Wreck-By-The-Sea.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1384" title="FRIEDRICH-Caspar-David-Wreck-By-The-Sea" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/FRIEDRICH-Caspar-David-Wreck-By-The-Sea-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a></p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>&#8220;Se non e&#8217; zuppa e&#8217; panbagnato&#8221;: itinerario del gusto in Toscana</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 09:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo agli ultimi giorni di gennaio. Freddo intenso. I termosifoni sono accesi a palla ed il computer diventa un alternativa alle corte giornate fredde e uggiose. Tutto OK? Ovviamente no; deve accadere l&#8217;imprevisto. Ed infatti accade: mi si rompe la caldaia vecchia di almeno vent&#8217;anni facendo piombare l&#8217;intero appartamento a temperature polari. Come se non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/pappa-al-pomodoro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1371" title="pappa al pomodoro" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/pappa-al-pomodoro-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Siamo agli ultimi giorni di gennaio. Freddo intenso. I termosifoni sono accesi a palla ed il computer diventa un alternativa alle corte giornate fredde e uggiose. Tutto OK? Ovviamente no; deve accadere l&#8217;imprevisto. Ed infatti accade: mi si rompe la caldaia vecchia di almeno vent&#8217;anni facendo piombare l&#8217;intero appartamento a temperature polari. Come se non bastasse mi lascia a piedi anche la mia macchina fotografica che mi aiutava a completare questi miei improvvisati discorsi turistici. Le macchine si sono coalizzate per essermi avverse nel peggior momento. E allora? Allora cibi caldi a rinfrancare l&#8217;incipiente depressione.  Ieri sera, come in una di quelle malinconiche, ma ben descritte, atmosfere Dickensiane, tutta la famiglia si è raccolta in cucina attorno alla tavola sperando in un pasto caldo. Cosa mettere nei loro piatti? Il forno doveva funzionare altrimenti l&#8217;assideramento era garantito. Ed un misto di verdure hanno preso la via del forno condite dall&#8217;ottimo olio di Arsina prodotto da mio cugino. E poi? E&#8217; a quel punto che mi è venuto in mente, a proposito di unità delle regioni d&#8217;Italia, un detto popolare: &#8220;Se non è zuppa è pan bagnato&#8221;. Un flash e ho rivisto come in un film la mia nonna che preparava uno dei piatti più poveri, semplici e gustosi dell&#8217;intera, Toscana compresa Firenze. Il pancotto o pappa al pomodoro come dir si voglia.</p>
<p>Ecco qua la velocissima preparazione (chiamarla ricetta onestamente è troppo per un piatto così semplice!) .</p>
<p>Ingredienti per quattro persone:</p>
<ul>
<li>400 g.  di pane raffermo toscano.</li>
<li>5/6 cucchiai di olio extravergine di Arsina (in mancanza di quello va bene anche un ottimo olio della provincia di Lucca ).</li>
<li>6 cucchiai di passato di pomodoro o di pomodoro maturissimo fresco nel periodo estivo quando il pancotto si può servire freddo (mia nonna novantanovenne, per la cronaca, non ci mette il pomodoro e la mangia in bianco).</li>
<li>6 bicchieri circa d&#8217;acqua o di brodo vegetale (rigorosamente non di dado !!!)</li>
<li>Uno o due  grossi spicchi d&#8217;aglio.</li>
<li>6 foglie di basilico fresco.</li>
<li>Sale q.b. e pepe in grani macinato fresco.</li>
<li>Parmigiano grattugiato se lo si desidera.</li>
</ul>
<p>Preparazione</p>
<p>Mettere l&#8217;olio in un tegame capiente per la zuppa, meglio se di coccio e far rosolare solo un poco l&#8217;aglio senza lasciarlo imbiondire. Aggiungere la passata di pomodoro facendola cuocere per 4/5 minuti. Mettere nella pentola il pane toscano raffermo a pezzetti della dimensione di una grossa noce, e cominciare ad amalgamarli con il sugo con un mestolo di legno. Coprire il tutto con l&#8217;acqua o il brodo, aggiungendolo di tanto in tanto in modo tale che mescolando si crei la pappa. Aggiungere le foglie di basilico. Cottura ad occhio e a gusto, non più di 10/15 minuti a seconda di quanto liquido avete aggiunto. Servire caldo nei piatti o in scodelle di coccio aggiungendo una macinata di pepe e per chi lo desidera (io no, solo nella versione estiva) un grattugiata di formaggio parmigiano.</p>
<p>Il conforto in temini gustativi e termici è stato notevole. A questo punto mi auguro che  lo sia, certamente in circostanze migliori delle mie, anche per voi.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Lucca underground: Itinerari turistici nascosti</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 19:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo giorno Dio disse: &#8221; Sia la luce&#8221; e la luce fu . Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio  chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina&#8221;.
Da quel giorno, secondo l&#8217;antico testamento, gli esseri viventi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo giorno Dio disse: &#8221; Sia la luce&#8221; e la luce fu . Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio  chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina&#8221;.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/P1000171.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1357" title="P1000171" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/P1000171-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Da quel giorno, secondo l&#8217;antico testamento, gli esseri viventi e fra questi noi umani, possiamo distinguere sotto la luce del sole la natura di ciò che ci circonda. La notte invece, con il calar delle tenebre, tutto si fa più indistinto e si ammanta di mistero. Esiste tuttavia un altra modalità per  oltrepassare anche di giorno la soglia fra la luce e le tenebre: scendere nel sottosuolo.  Qui la luce stenta a filtrare e può essere riprodotta solo artificialmente. La letteratura gotica, il cinema noir o di avventura , da sempre ed ancor di più ai nostri giorni, si avvalgono di questa condizione per amplificare le paure e  sondare alcuni aspetti psicologici più reconditi del nostro essere umano. Seguendo questo filone,  programi televisivi di tipo documentaristico, portano il telespettatore a visitare,  i luoghi più improbabili e inaccessibili al grande pubblico. Nelle più famose ed affollate capitali  del mondo fogne, catacombe, tunnel, bunker militari dismessi, cripte e caveau di banche inaccessibili, fanno da sfondo a queste brevi ma intense avventure. I capostipiti di questi novelli eroi li ricordiamo nei panni di Dracula il vampiro, i miserabili di Victor Hugo e per spostarsi dall&#8217;Europa ad un eroe del  &#8220;nuovo mondo&#8221;, chi non ricorda nelle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Indiana_Jones_e_l'ultima_crociata">catacombe di Venezia</a> infestate dai topi, l&#8217;ormai mitico Indiana Jones, diretto magistralmente da Steven Spilberg.</p>
<p>Fin qui siamo solo spettatori di un gioco che fa delle immagini virtuali vissute con coraggio da altre persone la trasposizione delle nostre  fantasie. Forse a qualcuno sembrerà incredibile, ma molte di queste situazioni le possiamo vivere anche noi qui in Toscana, a Lucca, senza peraltro farci catapultare da una capitale ad un altra e soprattutto senza rischiare la pelle o infezioni letali.</p>
<p>Esiste infatti una Lucca sotterranea o underground piena di fascino ed in parte anche di mistero che potremmo visitare in escursioni guidate ed in alcuni casi anche individualmente. Avventuriamoci quindi fra questi luoghi reconditi pieni di storie da scoprire.</p>
<p>Mi è capitato più di una volta di sentirmi fermare in piazza San Giovanni e Reparata da un turista un pò sperduto fra la monumentalità delle tante chiese cittadine  e sentirmi chiedere: &#8220;Scusi ma la Cattedrale qual&#8217;è ? Credevo fosse San Michele e mi sbagliavo. Ora sono di fronte a due chiese è non so dove andare. Ma quante chiese avete in questa città ?&#8221;. Per una risposta esauriente ci vorrebbe tempo e una delle nostre brave guide turistiche. Non avendo però molto tempo da dedicare all&#8217;amico turista, taglio corto e con il dito indico sullo sfondo della strada che si apre più in là in un&#8217;altra piazza, la Cattedrale di San Martino. Eppure a due passi da noi, l&#8217;amico turista, non immagina neppure lontanamente che  proprio lì, sotto i nostri piedi vi sono, non una, ma ben tre cattedrali e persino una domus romana.</p>
<p>L&#8217;interno della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Giovanni_e_Reparata">chiesa battesimale di San Giovanni</a> conserva infatti nel suo sottosuolo, stratificate ma ancora visibili, le testimonianze archeologiche della storia più antica di questa città. All&#8217;interno della chiesa chiusa al culto, pagando un biglieto d&#8217;ingresso, basta fare qualche passo e notiamo subito che il moderno pavimento in cotto oscilla sotto i piedi. Eh già, perchè sotto la grande basilica c&#8217;è il vuoto. Scendiamo  i gradini di una scaletta in ferro e sprofondiamo in pochi attimi  in una dimensione fuori dal tempo. La luce si fa immediatamente tenue. A destra e a sinistra, seguendo un percorso indicato da una passerella, affiorano le vestigia di antichi sepolcri longobardi che si alternano a basamenti di colonne ioniche e corinzie. Quà e là si notano pezzi di preziosi mosaici pavimentali romani. L&#8217;atmosfera è senza dubbio intrigante e lo diventa ancora di più quando, oltrepassati i muri che indicano il luogo della antica &#8220;schola cantorum&#8221; (il recinto del presbiterio dove i chierici e i religiosi pregavano cantando), appaiono sull&#8217;intonaco del muro degli misteriosi graffiti. Una testa mozzata che viene trasportata in volo da due angeli si affianca alla raffigurazione di due  soldati armati di scudo e spada sguainata. E&#8217; la storia tragica di S. Reparata, la fanciulla dodicenne martire di Cesarea in Palestina la quale, dopo molte torture di vario tipo, fu uccisa con un colpo di clava, per altri invece le fu mozzata la testa ed il corpo mandato alla deriva su di una barca. Questa approdò a Nizza (altri invece per giustificare la presenza di un santuario a lei dedicato  vogliono che il corpo sia giunto in Campania a Teano) e solo gli angeli in volo la ricongiunsero, post mortem, miracolosamente con la sua testa. Una storia fantastica, ma che la dice lunga su quanto ai nostri giorni racconti di mozzatori di teste vampiresche o eroi alla Highlander, debbano molto dei loro successi grazie a queste primitive storie di eroi ed eroine della prima cristianità . Poco oltre vi sono i resti della fornace usata per la fusione del metallo per gli strumenti necessari  impiegati  nell&#8217;edificazione della basilica superiore. Tornati alla superficie, uno sguardo dall&#8217;alto degli scavi  ricompone in una visione d&#8217;insieme quanto abbiamo scoperto più in basso. I resti degli antichi fonti battesimali fanno da elemento speculare alla sensazionale ed ardita volta trecentesca della cupola che li sovrasta. C&#8217;è chi pensa che Brunelleschi non abbia potuto esimersi di studiare la volta.</p>
<p>A Lucca le chiese certo non mancano. Il rifulgere  dei loro marmi che ostentano la volontà di riecheggiare una &#8220;imago Romae&#8221;, è presente in molte delle  facciate che qui, forse più che in altri luoghi, per questo motivo si possono definire a giusto nome romaniche. Ciò che invece si sono perse per le  naturali ristrutturazioni e per i cambiamenti liturgici avvenuti nel tempo, sono le loro cripte, quasi tutte ormai interrate e quindi  non accessibili. La chiesa di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Frediano">San Frediano</a> però, ha una carta inconsueta da mostrare al nostro novello aspirante Indiana Jones. Questa, forse più delle altre, conserva nella sua struttura lapidea e nei suoi elementi decorativi (si veda come esempio l&#8217;enorme mosaico dorato in facciata o le colonne interne di recupero)  l&#8217;aspirazione a divenire la congiunzione ideale fra Lucca e la volontà di primato della chiesa di Roma. Una Basilica stratificatasi su se stessa sin dalla prima pietra posta nel VI sec. dal Santo Vescovo Frediano, dal quale prende il nome. E sono proprio queste prime pietre che il nostro novello eroe potrebbe vedere se avesse il coraggio di rivolgersi al sacrestano o allo stesso parroco. Quest&#8217;ultima operazione è la più rischiosa. Gli umori dei parroci, si sa, spesso non vanno di pari passo con il coraggio e l&#8217;ardimento di un esploratore. Anche perchè i punti di vista su l&#8217;utilizzo e la funzione dell&#8217;edificio sacro sono spesso opposti. Quindi sempre meglio affidarsi preventivamente ad una buona guida Turislucca, che con giorni di anticipo, sprezzante del pericolo, pianificherà la cosa rischiando del suo.</p>
<p>Appena entrati nella chiesa, una croce bianca itarsiata nel pavimento di cotto e una griglia,<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/botola.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1428" title="botola" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/botola-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> segnano il punto esatto. La griglia si apre, scendiamo i pochi scalini e ci rendiamo conto di essere all&#8217;interno di una struttura semplice e di dimensioni ridotte. Una &#8220;porziuncola&#8221; la potremo definire &#8220;francescanamente&#8221; parlando. Uno spazio esiguo degno però di un uomo grande,<a href="http://www.santitoscani.it/san-frediano-di-lucca.html"> Frediano</a>, che per le sue indubbie capacità umane ma anche <a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/botola-giù.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1429" title="botola giù" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/botola-giù-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>tecnologiche per il suo tempo, estese la sua fama oltre i confini, non solo di questa piccola chiesetta, ma anche della sua città. Divenne infatti un testimone di fede evangelica e gli furono attribuite capacità di bonifica dei terreni inondati dalle piene dei fiumi (si ricorda la miracolosa  deviazione del tumultuoso fiume Serchio) per l&#8217;interà comunità Toscana. Oggi uno dei più popolosi e tradizionali quartieri di Firenze prende il suo nome.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/botola-su.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1430" title="botola su" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/botola-su-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Usciti dalla chiesa, non possiamo perdere l&#8217;occasione di fare quattro passi sui bastioni delle mura rinascimentali che si trovano proprio dietro l&#8217;abside. Una volta salita la breve rampa, lo spettacolo è dei più suggestivi. Dalla parte interna delle mura l&#8217;elegante scenografia barocca del giardino di <a href="http://www.palazzopfanner.it/">Palazzo Pfanner</a> e poco più in là, dalla piattaforma San Frediano, si domina con un sol sguardo una larga parte delle cortine e degli spalti erbosi delle mura. Già, <a href="http://www.ciscu.eu/">le mura con i suoi 11 baluardi difensivi</a>. Sopra i lucchesi vi passeggiano da sempre: ma sotto ? Non lontano da dove ci troviamo abbiamo la possibilità di visitare &#8220;il sotto&#8221;. Cioè la parte sotteranea dei verdi bastioni dove i ragazzi, le coppiette, i pensionati o gli sportivi passano piacevoli momenti sereni. Il baluardo San Martino è l&#8217;unico visitabile sin all&#8217;interno delle sue oscure viscere, almeno sino ad oggi. Un enorme portone che di notte viene chiuso, posto all&#8217;interno delle mura sotto l&#8217;omonima casermetta di guardia , dà l&#8217;accesso a questo antro tenebroso. Una galleria di notevoli dimensioni introduce il visitatore, quasi sempre intimorito dall&#8217;oscurità e  dall&#8217;ignoto che gli propone innanzi. La poca e fioca luce filtra solo dai radi pozzi di areazione del baluardo sovrastante. Dopo una ventina di metri si apre attorno ad un massiccio pilastro di sostegno, una ampia stanza un tempo luogo di ricovero per cavalli e soldati.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/cannoniera.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1431" title="cannoniera" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/cannoniera-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Sulla destra un tunnel scavato nella porzione del fortezza più antica, porta alle cannoniere dette troniere. Qui, con la fantasia,  <a href="http://www.facebook.com/editprofile.php?sk=contact&amp;success=1#!/video/video.php?v=1436361663388">sembra di sentire ancora il  frastuono</a> delle possenti artiglierie in bronzo, il crepitio dei moschetti e di scorgere il fumo acre della polvere da sparo. In un angolo, uno stretto cunicolo detto sortita, avrebbe permesso ai soldati in caso di assedio,  di sferrare rapidi ed efficaci contrattacchi . Scendendo ci si ritrova infatti all&#8217;aria aperta subito all&#8217;esterno delle mura, ma  coperti da una sporgenza del baluardo. Bellissima esperienza che consiglio specialmente  ai cultori della storia militare. Oggi, ahimè, a volte  invece la notte queste cannoniere sono  frequentate dai moderni cultori dell&#8217;occulto. Ma su questo punto preferirei sorvolare.</p>
<p>Se volessimo però conoscere altri luoghi sotterranei di Lucca, non dovremmo in fondo fare molta strada. I visitatori della città, sia quelli più esperti, sia i turisti occasionali, prima o poi desiderano fare una capatina nei pressi di quello che fu l&#8217;antico anfiteatro romano. Piazza dell&#8217;anfitatro un tempo piazza del mercato. Anche qui, appena entrati, la sensazione al primo  impatto è di armonia e di respiro. In un sol colpo l&#8217;occhio abbraccia l&#8217;intero ciclo degli edifici che, alternando i propri tetti di varia misura, formano uniti gli uni agli altri l&#8217;intera piazza. Si sappia però che questo luogo un tempo non fu solo un circo per i divertimenti o un  mercato. Per scoprirlo dobbiamo entrare in uno dei piccoli  negozi che furono qui ideati dall&#8217;architetto Nottolini nella prima metà del XIX secolo.</p>
<p>Entriamo chiedendo cortesemente il permesso di visitare il negozio. Osando un pò di più è possibile chiedere se si può visitare lo scantinato. Se si è fortunati di trovare un gestore ospitale, il godimento è assicurato. Lo &#8220;scantinato&#8221; in realtà altro non è che ciò che rimane degli accessi o delle prigioni dell&#8217;antico anfiteatro romano. Ciò che colpisce di più l&#8217;occhio del fortunato vistatore, sono le volte dei tunnel perfettamente conservate in laterizi sin dall&#8217;antichità. Sorprende inoltre il costatare di persona la perizia tecnica usata dai romani nell&#8217;uso sapiente dell&#8217;alternanza di materiali quali il marmo e il cotto.</p>
<p>Se pur ci sembrerà, a questo punto, di sentire in lontananza la eco del  ruggito di un leone, tendendo ancora di più l&#8217;orecchio scopriremo che tale ruggito forse proviene dallo stomaco del compagno o della compagna di avventure. Cosa allora è meglio di un buon sorso di vino , per preparare lo stomaco alla vera battaglia che sarà quella del pranzo o della cena ?</p>
<p>Spinti da questo miraggio che sa di aperitivo, ci spostiamo senza indugio in quel di Piazza della Misericordia, meglio conosciuta dai locali (e non solo) come Piazza della Pupporona. Il procace nomignolo si deve infatti alla statua di Venere posta sopra la fontana della piazza che magnanimemente sin dagli anni trenta dell&#8217;Ottocento, elargisce acqua salubre che sgorga naturalmente dai Monti Pisani (che in realtà son lucchesi!). V&#8217;è da precisare in vero, che è possibile scorgere nella dea parzialmente discinta solo una piccola porzione di un seno tutt&#8217;altro che giunonico, viste le piccole dimensioni. Ma tantè e non ci lamentiamo; per i lucchesi del tempo fu già un bel vedere ! Ma il vino ? Sinora si è parlato solo di acqua ! Nessun timore. L&#8217;antro di Bacco è proprio là dove meno uno se lo aspetta. La piccola bottega Vanni  straripante di bottiglie di vino   è il segno del traguardo ormai prossimo. Un gentile invito da parte dei proprietari (i Vanni) a scendere le scale e&#8230; l&#8217;oscurità e una flebile luce soffusa ci illumina il cammino di una cantina pochi minuti prima non immaginabile.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/vanni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1432" title="vanni" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2011/01/vanni-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a> Corridoi tappezzati di pregiate bottiglie d&#8217;annata provenienti in gran parte da ogni angolo della Toscana e del Piemonte si snodano senza un limite apparente  lungo le gallerie sotterranee. In una di queste si possono addirittura notare le vasche che nel medioevo servivano a tinteggiare le preziose stoffe di seta lucchesi. Qua è là negli angoli si notano  probabili reperti marmorei e metallici reliquie di dimore patrizie romane. Sopra un tavolo una bottiglia di un buon rosso selezionato dai Vanni. Lo schiocco della bottiglia stappata e finalmente sorseggiamo meritatamente, al termine del tenebroso itinerario,  un nettare che ci riconcilia con la vita in questo mondo spesso oscuro. Al termine, forse anche un pò alticci ma felici, risaliamo all&#8217;aria aperta e se per caso la notte avesse già fatto capolino,  dopo tanto vagare per luoghi oscuri, ci sarà senz&#8217;altro buona amica tanto da esclamare: &#8220;&#8230;tanto ch&#8217;i&#8217; vidi de le cose belle che porta &#8216;l ciel,  per un pertugio tondo. <em>E quindi uscimmo a riveder le stelle</em>.&#8221;</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
<p>P. S.  In questo scritto ho volutamente tralasciato altri luoghi particolarmente affascinanti, sui quali però ho già scritto come <a href="http://www.turislucca.com/2010/06/itinerari-insoliti-lucca-il-vizio-e-lamore-profano/">&#8220;Lucca il vizio e l&#8217;amore profano&#8221; </a>, oppure <a href="http://www.turislucca.com/2009/11/lucca-turismo-la-porta-romana-orientale/">&#8220;La porta romana orientale&#8221;</a>.</p>
<p>..</p>
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		<title>I testimoni silenziosi della nostra storia.</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 10:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Alcuni anni fa mia figlia ancora alle elmentari, mi fece una domanda che solleticò immediatamente la mia innata curiosità di guida turistica. “ Babbo, ma se è vero che le mura di Lucca sono così vecchie, gli alberi che sono piantati sopra, sono più vecchi del nonno e ancora più della nonnina che ha già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <span style="font-size: medium;">Alcuni anni fa mia figlia ancora alle elmentari, mi fece una domanda che solleticò immediatamente la mia innata curiosità di guida turistica. “ Babbo, ma se è vero che le mura di Lucca sono così vecchie, gli alberi che sono piantati sopra, sono più vecchi del nonno e ancora più della nonnina che ha già 93 anni ? “. Ed allora le risposi : “Non tutti gli alberi che sono sulle mura superano la loro bella età. Alcuni però, pochi oramai, sono addirittura così vecchi che neanche la mamma della nonnina li ha visti piantare”. Una risposta breve ma che ebbe per reazione una richiesa chiara e ineludibile da parte di Angelica: “ Me li fai vedere ?”. Ecco quindi che mi trovai su due piedi a dover elaborare un itinerario che prevedesse la visita ai più antichi alberi, non solo delle mura ma anche quelli all&#8217;esterno della città. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Poiché per deformazione professionale sono abituato ad iniziare molti dei miei itinerari da Piazzale Verdi dove converge la maggiornaza dei turisti, abbiamo cominciato il tour con le nostre biciclette prendendo la rampa che sale dalla vecchia porta San Donato verso l&#8217;omonimo baluardo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Pochi metri e ho fatto notare, a metà salita sulla destra, un grande tronco di un antico olmo.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/Immag0012.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1300" title="Immag0012" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/Immag0012-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le ho spiegato che questo è l&#8217;ultimo olmo centenario vivente. Sulle mura se ne trovavavano molti altri, ma purtroppo una malattia specifica di questa pianta li ha fatti sparire tutti. L&#8217;ultimo testimone di ciò che avvenne in almeno due secoli intorno a lui. Se potessero parlare, chissà quante storie ci racconterebbero gli alberi . E&#8217; ancora viva nella mia memoria la figura di un uomo anziano ed elegante che incontravo spesso con il suo bastone sulle mura e sembrava che ogni tanto fermandosi parlasse agli alberi. Si chiamava Mario Tobino. Diceva che gli alberi delle mura non erano semplici vegetali, ma le anime dei lucchesi. Questi che avevano amato così tanto la propria città e queste belle mura erano ancora lì, testimoni del loro passato. Al che mia figlia mi disse. “Allora questi sono veramente i nostri antichi nonni !” “Si, in un certo senso lo sono”. L&#8217;olmo certamente aveva visto gli squadroni di cavalleria che sullo scorcio del 1800, uscendo dalla cavallerizza ideata dall&#8217;architetto Nottolini<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/Immag0013.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1301" title="Immag0013" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/Immag0013-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>, si esercitavano coi loro bei cavalli, nell&#8217;ampio piazzale antistante. Purtroppo ha visto anche crescere nella stessa piazza, detta poi della rimembranza, anche tanti piccoli lecci, uno accanto all&#8217;altro come tanti piccoli fratelli, ognuno dei quali portava il nome di un soldato morto sul fronte del nord Italia nella guerra 1915/1918.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma lasciando questi malinconici ricordi, proseguiamo sbiciclettando sulle cortine delle mura sino a raggiungere il castello di porta San Pietro. Poco oltre la tettoia della porta, sulla sinistra, fa bella mostra di se un grande platano circondato dagli alberi dei tulipani.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/Immag0015.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1302" title="Immag0015" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/Immag0015-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Si nota per le sue ragguardevoli dimensioni. “Sai Angelica che io questo albero lo visto in culla quando era piccino piccino, quasi appena nato “ “Babbo non è possibile che sia cresciuto così in fretta per diventare così grande”. Infatti l&#8217;avevo visto in una rara fotografia pubblicata sul libro di G. Bedini “ Lucca: spazio e tempo dall&#8217; ottocento ad oggi”. Appare piccolo, gracile e smilzo assieme ad altri platani appena messi a dimora, circondato però da bambini e mamme di quei tempi che passavano gioiosamente alcune ore serene sulle mura che sono oggi come allora il giardino di tutti. Proseguiamo la nostra passeggiata e scendiamo a visitare il luogo che per sua natura e missione conserva piante di ogni genere: L&#8217;orto botanico.  </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Fondato nel 1820 nell&#8217;appezzamento di terra denominato sino a quel tempo “piaggia romana” noto anche per essere stato il luogo dove si giocava al calcio e ancor più noto grazie ad alcune leggende popolari fra le qiali quella della bella e dannata Lucida Mansi.Qui oltre ad alberi di sequoia di notevoli proporzioni, troviamo forse il più antico albero lucchese.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/Immag0019.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1303" title="Immag0019" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/Immag0019-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a> Il “patriarca” del giardino è un eccezionale cedro del libano, piantato nel 1822 ed ha più di 6m di circonferenza. Pochi anni fa vi fu il rischio di perderlo. Dopo una notte di nubifragi, il terreno cedevole non consentiva alle radici di sorreggere il peso dell&#8217;enorme chioma dell&#8217;albero. Al che, questo aveva cominciato a pendere con le stesse modalità di quanto era accaduto molti secoli prima alla più famosa torre pendente di Pisa. E come per la torre, l&#8217;ingegno degli operatori e dei dirigenti del comune di Lucca, ha fatto si che si provvedesse a stabilizzarlo con una serie di cavi tiranti ed enormi contrappesi che hanno messo in sicurezza l&#8217;antico cedro, si spera, ancora per molti anni.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/Immag0017.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1304" title="Immag0017" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/Immag0017-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vi sono altri esempi in città di alberi degni di rispetto per la loro vetustà, come un antico tasso centenario a villa Bottini presso il ninfeo o la bella ed ampia magnolia all&#8217;interno di quello che fu il conservatorio Pacini, oggi scuola elementare Pascoli. Quante note di grandi musicisti come Puccini ed altri ancora ha accompagnato o ispirato questo albero. Quanti momenti di serena allegria di migliaia di bambini ha visto ed ancora vede, nell&#8217;ora della ricreazione .</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Comunque, dopo alcuni giorni, approfittando di una bella giornata di sole, ho pensato di continuare il mio itinerario fuori dalle mura nella campagna lucchese. La prima idea fu quella di portare la bimba a fare una passeggiata a qualche chilometro di distanza sulla via pesciatina nella direzione di Montecarlo. Fermata l&#8217;auto a Fontana Nuova, presso Gragnano, si imbocca una strada che dopo un breve tratto diventa sterrata. Bordeggiando in leggera salita poggi di olivi, si continua lungo l&#8217;ampia strada acciottolata verso San Martino in Colle. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Durante il percorso si attraversa un tratto di bosco dove una luce quasi magica filtra dai rami fronzuti degli alberi. Ad un certo punto, come d&#8217;incanto, eccola; è lei.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/1248772804734_f1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1305" title="1248772804734_f[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/1248772804734_f1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a> La grande quercia che si estende maestosa coi suoi rami a coprire la circonferenza incredibile di 37 metri ed una altezza di 22 . Si dice abbia più di cinquecento anni. Certo è che più persone che si tengono per mano non riescono ad abbracciarla. “E&#8217; la quercia delle streghe” Sussurro con voce sommessa a mia figlia. Con ancora in mente fantastici racconti dei suoi nuovi eroi come Harry Potter, lei drizza subito le orecchie. “ Le streghe ?” . Si dice infatti che fosse sui lunghi e comodi rami di questa quercia che si riunissero le streghe nelle notti di luna piena per fare il loro Sabbah discutendo di magia e sortilegi. Al di là delle leggende di maghe o di streghe, anche questa bellezza di albero ne deve aver viste di tutti i colori. Forse era solo un piccola ghianda quando nel 1369 involontariamente fu pressata sotto terra dal piede di un fante delle truppe imperiali al seguito di carlo IV di Boemia. Finalmente era prossimo a raggiungere il castello di Vivinaia, tirare un sospiro di solievo e bersi un buon bicchiere del bianco tanto celebrato della zona. Forse era già cresciutella quando altre truppe fiorentine strapparono la fortezza, ora gia denominata di Montecarlo, ai lucchesi tenendola in seguito per secoli.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chissà ? Certo è che la grande quercia mi ha visto anni or sono, quando ero un giovane come tanti, venire sin qui sul mio motorino Ciao in compagnia della mia ragazza, allegro, spensierato a contemplare i suoi lunghi rami e a parlare di futuro. Ma questo non le chiedo di ricordarlo alla mia bimba, che certamente avrà anche lei occasioni da domani di diventare una delle sue migliori e segrete amiche.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gabriele Calabrese</span></p>
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		<title>La tradizione delle sagre a Lucca: Per Bacco !</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 13:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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Estate. Appena le giornate cominciano ad allungarsi e i primi caldi estivi si fanno sentire è divenuta una tradizione per le famiglie lucchesi, ed ormai anche per molti turisti stranieri, scegliere fra le tante opportunità gastronomiche offerte dalle così dette sagre di paese. La scelta è varia e allettante: sagra delle zuppe, dei pesci fritti, [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/bacco1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1292" title="bacco[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/bacco1-230x300.jpg" alt="" width="230" height="300" /></a>Estate. Appena le giornate cominciano ad allungarsi e i primi caldi estivi si fanno sentire è divenuta una tradizione per le famiglie lucchesi, ed ormai anche per molti turisti stranieri, scegliere fra le tante opportunità gastronomiche offerte dalle così dette sagre di paese. La scelta è varia e allettante: sagra delle zuppe, dei pesci fritti, delle paste asciutte condite in varie salse. Ovunque abbondanti grigliate e vino a volontà. Il turista, affascinato da tutta questa abbondanza di libagioni, musica e popolo, è tenuto a pensare alla sagra odierna come la più genuina essenza della tradizione e del folclore locale. Chi però ha gli …anta sulle spalle, pur se compiaciuto fruitore locale assiduo, sa che non è così, e i nonni, se ancora in vita, lo potrebbero confermare. Per le generazioni passate la sagra era non solo una festa, ma soprattutto un dono che madre natura attraverso i frutti della terra concedeva all’umana specie.</p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Una tradizione ancestrale, prima pagana e poi cristiana che diveniva inoltre opportunità di incontro, scambio, conferma di appartenenza ad una unica identità culturale religiosa, politica e sociale fra le varie comunità rurali, pastorali o contadine che popolavano un tempo le nostre campagne, le colline ed i monti circostanti.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Vale la pena, fra le tante, ricordarne una che, per un motivo o per un altro, a differenza di molte altre nate come funghi senza radici fondate sulla tradizione, prosperano allegramente, è stata invece spazzata via di recente senza troppi complimenti: la festa di Bacco a Camigliano nel comune di Capannori.</span></span></p>
<p>Narrano i vecchi ed alcuni testi interessanti ormai datati, che il 24 di Agosto dai colli che sovrastano il prato delle Pizzorne, in un particolare luogo detto le vedute, convergessero donne e ragazzi con vestiti colorati e variopinti, divisi in comitive provenienti dai vari luoghi o paesi circostanti.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Per i pastori, numerosi un tempo sulle pendici dei monti, questa festa aveva un valore religioso, per gli altri prettamente profano. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">In quel giorno d’estate, l’atmosfera su quei prati era particolarmente festosa grazie al suono delle fisarmoniche che inducevano i giovani e i meno giovani a danzare senza sosta e a mangiare delle merende portate da casa o di quanto gli ambulanti vendevano per l’occasione avendo portato fin li i propri prodotti a dorso di mulo. Tutti poi si affollavano intorno alle improvvisazioni degli stornellatori e dei poeti provenienti dai paesi vicini di Matraia e di Valgiano. Era una cuccagna; anche perché i giovani facevano a gara per guadagnarsela salendo in competizione sopra gli alberi resi scivolosi dalla sugna di maiale, detti appunto alberi della cuccagna. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/4741680302_e6091cd0c0_m11.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1293" title="4741680302_e6091cd0c0_m[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/09/4741680302_e6091cd0c0_m11.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>Molti, come i carbonai, i fattori, i commercianti si incontravano su quel prato suggellando i propri contratti di affari con una semplice ma onorata stretta di mano. Il caldo dell’estate e le attività relative alla festa inducevano i presenti a bere notevoli quantità di acqua delle varie polle montane portate nelle fiasche o nei barili dagli acquaioli che la vendevano ad un tanto al bicchiere. Ma quando l’acqua cominciava a scarseggiare i più stretti seguaci del dio pagano Bacco trovavano questa giustificazione per iniziare a bere vino puro prendendo al fine solenni quanto rituali sbornie.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Tra i giovani di Camigliano si costituì quindi la “Brigata di Noè” con tanto di stendardo, stemma e copricapi rituali a forma di fiasco usati nelle loro allegre quanto chiassose processioni.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Avevano persino un inno ufficiale che è stato integralmente riportato in una pubblicazione sulle Pizzorne scritta da Carlo Gabriele Rosi nel 1986. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sino a qualche anno fa esisteva a Camigliano presso la villa Torrigiani la festa di Noè, che adeguatasi ai tempi offriva varie libagioni, ma dove senza dubbio si poteva sorseggiare ancora dell’ottimo vino delle colline lucchesi.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Il tempo passa e tutto muta. Anche se sui prati delle Pizzorne non si radunano più i gitanti di un tempo è augurabile che quei luoghi vengano ancora vissuti dai giovani di oggi che desiderosi di scoprirli nella loro vera essenza ne percepiscano la magia e si innamorino così come si innamoravano i loro vecchi. E Bacco? Oggi fra un test anti etilico e l’altro c’è comunque ancora modo di incontrarlo questo simpatico e gaudente Dio pagano. Incontriamolo in compagnia e godiamo di lui ma…senza strafare e con prudenza. I tempi sono comunque cambiati e l’automobile, infida ma più comoda sostituta di quel mulo che ritrovava sempre la via di casa anche da solo, non perdona. Qundi viva bacco ma …<a href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/04/bacco.jpg&amp;imgrefurl=http://2honolulu.it/tag/ubriaco&amp;usg=__dwUoCm3Uzvdx3L8iZBXKUQJId1M=&amp;h=550&amp;w=423&amp;sz=47&amp;hl=it&amp;start=6&amp;zoom=1&amp;itbs=1&amp;tbnid=uD00hIJzbBBj2M:&amp;tbnh=133&amp;tbnw=102&amp;prev=/images%3Fq%3Dbacco%2Bcommons%26hl%3Dit%26gbv%3D2%26tbs%3Disch:1">occhio alla strada</a>. Tuttavia senza troppi rimpianti possiamo ancora cantare in coro come facevano glia amici di Camigliano: </span></span></p>
<p>“<span style="font-size: medium;">Viva lui che per il primo </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">d’uva rossa e d’uva bianca </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">scaricò la vite stanca e coi piedi la pigiò. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Viva lui che fu il primiero </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">a raccoglierla nel tino,</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">viva lui che inventò il vino </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">e del vin s’inebriò.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il pagan di Grecia e Roma </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">festeggiò soltanto Bacco,</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">il tedesco ed il cosacco </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">or son matti per Noè.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E noi pure povera gente </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">per il vin siamo devoti</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E attacchiamo i nostri voti </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">supplichevoli ai tuoi piè” .</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gabriele Calabrese</span></p>
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		<title>Itinerari dello spirito in Toscana: l&#8217;isola che c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 13:12:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’isola che c’è
 
La vita quotidiana, specialmente per coloro che vivono nei pressi dei centri cittadini, è caratterizzata da una serie di spostamenti che  incanalano lungo le direttrici urbane ed extra urbane ogni giorno sempre più congestionate dal traffico veicolare. A Lucca lo stacco fra la città è la campagna, ai nostri giorni, si percepisce con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>L’isola che c’è</h1>
<p> </p>
<p>La vita quotidiana, specialmente per coloro che vivono nei pressi dei centri cittadini, è caratterizzata da una serie di spostamenti che  incanalano lungo le direttrici urbane ed extra urbane ogni giorno sempre più congestionate dal traffico veicolare. A Lucca lo stacco fra la città è la campagna, ai nostri giorni, si percepisce con sempre maggiore difficoltà. A testimoniare la “Lucca drento” e la “Lucca fora” rimangono solo le antiche mappe, i racconti dei più vecchi e le foto storiche degli archivi cittadini che ci mostrano una piana coltivata sin quasi ai margini della città murata. Con sempre più frequenza leggiamo inoltre sulle pagine di riviste e giornali e ascoltiamo alla televisione e alla radio, dell’esigenza dell’essere umano di trovare spazi incontaminati dove la presenza umana si riduce al minimo indispensabile e dove l’anima ed il corpo possano ritrovare una dimensione spirituale anche grazie ad un maggiore contatto con la natura. Molti di fatto intraprendono viaggi esotici verso le mete più lontane. Ciò ci induce a pensare che questa sia quindi un esigenza legata in particolare all’uomo del terzo millennio, sempre più compresso in un mondo sovraffollato.</p>
<p>Eppure non è così. L’essere umano ha sempre cercato sin dall’antichità il “deserto”. Quel deserto esteriore che porta l’uomo alla riflessione ed alla meditazione interiore per cercare e vedere meglio se stesso e gli altri. Gli eremiti o i contemplatori sono sempre esistiti. Sono molteplici le raffigurazioni pittoriche, come ad esempio negli affreschi del camposanto monumentale di Pisa, dove sono presenti gli anacoreti; eremiti pronti a dare, con il loro esempio di vita, consigli a coloro che erano desiderosi di ritrovare la spiritualità o la fede perduta.</p>
<p>Risulta stupefacente prendere consapevolezza che anche qui da noi in lucchesia, esiste un incredibile numero di eremi, quasi tutti abbandonati non distanti dalle nostre civili abitazioni.Facciamo  pochi chilometri lungo la statale 12 bis nella direzione di Pisa. Raggiunto il paese di Santa Maria del Giudice, dove possiamo parcheggiare la nostra macchina, è possibile intraprendere una passeggiata sui colli circostanti. Alcuni minuti di piacevole ascesa verso il passo della croce a circa 215 metri sul livello del mare immersi dalla vegetazione mediterranea e seguendo la segnaletica del CAI, dopo un non molto, si incontra l’Eremo della Spelonca fondato nel XII° secolo.</p>
<p>Anche le cronache lucchesi, che il pittore tedesco Gheorg Cristoph Martini scrisse nei primi del settecento, ci narrano di una sua escursione in compagnia di nobili lucchesi alla volta dell’eremo di “Rupecava” posto sui monti rivolti verso Pisa nella zona circostante l’antico castello pisano di Ripafratta lungo il confine fra Lucca e Pisa. Si ritiene che questo eremo sia il più antico fra quelli esistenti in questa zona e risalga al IV secolo dopo Cristo. Il suo vero nome è Santa Maria ad martyres. Questa dedicazione risulta significativa se si pensa che è su questi monti che per la chiesa lucchese fu, assieme ad altri, martirizzato il primo vescovo di Lucca Paolino.</p>
<p>Luoghi quindi ricchi di significative presenze storiche e spirituali del passato. Molti di questi furono abbandonati già in antichità quando gli eremiti si imposero una regola e si inurbarono come monaci benedettini o in altre congregazioni.</p>
<p>L’elenco dei romitori lungo la valle del Serchio, come ad esempio l’affascinante eremo di Calomini posto in una zona impervia sotto un costone roccioso che si affaccia sulla vallata della turrite e gli aneddoti storici relativi, potrebbero continuare a lungo.</p>
<p>Ma la storia che li ha visti come luoghi vissuti, si ferma sino a qualche decennio fa.</p>
<p>Tuttavia esiste ancora un isola di profonda e genuina spiritualità eremitica vissuta in assoluta riservatezza e solitudine: la <a href="http://www.certosini.info/farneta.htm">Certosa di Farneta</a>.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/Lucca_-_certosa_di_Farneta1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1277" title="Lucca_-_certosa_di_Farneta[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/Lucca_-_certosa_di_Farneta1-300x277.jpg" alt="" width="300" height="277" /></a></p>
<p>E’ questo l’ultimo monastero italiano di frati certosini ancora attivo delle numerose certose un tempo esistenti, alcune delle quali celeberrime per le bellezze artistiche in esse contenute. Oggi tutti questi luoghi si sono trasformati in musei statali, regionali o riattati ad altro scopo.</p>
<p>Percorrendo da Lucca la via sarzanese, passato il ponte San Pietro ed oltrepassato il bivio per San Macario, si incontra quello che indica la certosa di Farneta. Non si illuda chi legge di aver trovato l’ennesima meta turistica da visitare in allegra e spensierata compagnia. Non è ne il luogo ne il caso per programmare una scampagnata di questo genere. Chi imbocca questa strada dovrebbe mentalmente cercare di entrare in una differente dimensione spirituale che contempli almeno la parola rispetto. In fondo ad una strada fiancheggiata da cipressi si trova l’ingresso della certosa. Non è consentito l’ingresso agli estranei e men che meno alle donne di qualsiasi condizione o ceto, anche se religiose. Il silenzio regna sovrano all’esterno e all’interno del monastero. Il silenzio è la regola dei certosini. Un silenzio imposto durante tutto l’arco dell’anno ad ogni membro della comunità monastica per sei giorni settimanali. Il settimo giorno i monaci si riuniscono in un luogo apposito e possono scambiarsi pareri e informazioni. Un solitudine che si celebra anche all’interno delle cappelle entro le quali ogni giorno i padri certosini officiano la propria personale messa e la propria intima comunione. Ogni padre certosino vive la sua quotidiana esperienza claustrale all’interno della propria cella dove medita, lavora, studia, prega per il mondo esterno vissuto dall’umanità.</p>
<p>Eppure le esperienze con la vita quotidiana del mondo esterno degli uomini è stata vissuta da questa comunità anche con intense gioie ed anche con tragiche esperienze. Fra tutte non possono essere dimenticate la strage e le violenze perpetrate dai nazisti nel 1944 nei confronti dei monaci della certosa che avevano rifugiato all’interno uomini che sfuggivano alle deportazioni di massa nei lagher tedeschi. Molti vennero fucilati, altri deportati e poi fatti sparire. Furono martiri nel silenzio. Ogni padre certosino non vuole essere ricordato dopo la propria morte. Non esistono infatti lapidi commemorative sopra le loro sepolture, ma solo nuda terra ed una croce. Eppure le attività fervono all’intero e spesso all’esterno della certosa. Soprattutto attività agrarie. Vino, animali da allevamento, coltivazioni specifiche e quant’altro è legato ai vari elementi agrari dei frutti della natura, hanno sempre caratterizzato l’aspetto terreno ed economico di questa comunità. Ciò ha prodotto in alcuni casi, indirettamente ed inconsapevolmente, anche la fortuna di alcuni lucchesi emigrati all’estero. In proposito vale la pena raccontare un aneddoto.</p>
<p>Non molti anni fa un gruppo di una trentina di turisti americani provenienti dalla California chiesero di visitare la certosa. Con enorme stupore della guida locale che li avrebbe seguiti (il sottoscritto ) nel loro percorso turistico come interprete, fu loro concesso dai monaci l’accesso alla certosa. Una volta giunti all’ingresso un padre, incaricato dalla comunità di accoglierli, fece entrare i soli uomini all’interno dell’edificio. Le donne invece, accolte dal parroco della vicina chiesa di Farneta, proseguirono per un differente itinerario esterno. Una volta all’interno della certosa il gruppo di californiani, abbigliati con le loro variopinte camice sgargianti e colorate e dotati di iper tecnologiche macchine fotografiche, erano pronti per il tour.</p>
<p>Man mano che il pacato e sorridente padre spiegava al gruppo i luoghi visitati, i loro significati e come questi venivano vissuti dalla comunità (refettorio, la biblioteca, una cella, le cappelle, le cantine e quant’altro fosse possibile vedere) la mimica facciale degli americani mutò gradualmente dallo scanzonato all’incredulo rispetto. Al termine il responsabile del gruppo porse i saluti ed i ringraziamenti da parte di tutti, ma in particolare da parte di colui che non era presente e che aveva intercesso affinchè il gruppo potesse visitare la certosa: Mr.  Sam Sebastiani, proprietario della società Sebastiani Wine nella Sonoma Valley .</p>
<p>Alla fine dell’800 fra i molti lucchesi coraggiosi ma per lo più poveri e disperati che emigrarono nelle americhe, vi era anche un certo Sebastiani di Farneta. Costui da buon contadino aveva lavorato molto per i frati della certosa e da loro aveva imparato le tecniche migliori per la coltivazione della vite e la vinificazione. Quando Sebastiani decise di emigrare, il priore della comunità gli regalò delle barbatelle di vite augurandogli, oltre una buona fortuna, anche di farne buon uso. Una volta raggiunto il selvaggio west negli stati uniti lavorò duramente alla costruzione della prima ferrovia occidentale. Questi, invece di sperperare il proprio guadagno come molti suoi compagni in wiskey e malaffare, con i soldi risparmiati si comprò un campo e vi impiantò la sua prima vigna. Il passo successivo fu quello di percorrere la ferrovia da lui costruita fermandosi in ogni stazione per vendere nei saloon del west il vino da lui prodotto e …la fortuna auspicata dal buon padre certosino gli arrise. Oggi la ditta di produzione di vini Sebastiani è una delle più importanti degli stati uniti. Gloria quindi alla certosa e a tutti i certosini !</p>
<p>La gita nei dintorni della certosa è comunque da consigliare anche se non si può entrare. Vi è pur sempre l’opzione che fu scelta dal gruppo delle turiste americane. Anche la certosa di Lucca, come le altre sparse per l’Italia presenta la caratteristica tipica di essere circondata da estesi appezzamenti di terra ad uso di pascolo. Si presenta quindi proprio come un isola circondata dal verde dei campi. E’ il deserto che circonda il “deserto” della cinta muraria certosina. Seguendo la strada che costeggia il muro della certosa, si trova un bivio che porta da una parte verso Farneta e l’altro verso la sarzanese. Poco distante dal bivio nella direzione di Farneta, incontriamo una strada che porta sopra un colletto dove domina la chiesa parrocchiale. Una volta sull’ampio piazzale coperto da tigli, basta dare uno sguardo nella direzione di Lucca per essere rapiti in un attimo dall’incanto di questo luogo. La vista impareggiabile abbraccia in un sol colpo l’intero complesso della certosa, caratterizzato dalle celle disposte lungo il muro più interno e le guglie di gusto francese degli edifici ecclesiastici. Poco più in là, guardando verso l’orizzonte, oltre le chiome dei lontani alberi che delineano il corso del fiume Serchio, le torri di Lucca. Gli am<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/Certosa_di_Farneta_view_011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1278" title="Certosa_di_Farneta,_view_01[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/Certosa_di_Farneta_view_011-300x79.jpg" alt="" width="300" height="79" /></a>pi spazi erbosi dei campi che l’uomo ha modellato durante secoli e secoli, la pace, la bellezza architettonica della certosa, il …silenzio, tutto ciò invita alla riflessione e alla contemplazione. L’isola c’è.</p>
<p>Che Dio e grazie a Lui gli uomini di buona volontà la conservino ancora a lungo per le generazioni a venire come testimonianza di bellezza e di contemplazione.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Itinerari in Toscana.Lucca: solo una piazza che si chiama Verdi?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 10:19:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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I luoghi dove quotidianamente o occasionalmente viviamo il nostro tempo, sono spazi utilizzati spesso in modo distratto e frettoloso, tanto quanto basta ad assolvere la loro funzione in relazione a ciò che a noi serve.
Un ufficio comunale, una stazione di autobus, una scuola, un hotel, un ufficio turistico, ecc. ecc . Potremmo continuare nella lista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>I luoghi dove quotidianamente o occasionalmente viviamo il nostro tempo, sono spazi utilizzati spesso in modo distratto e frettoloso, tanto quanto basta ad assolvere la loro funzione in relazione a ciò che a noi serve.</p>
<p>Un ufficio comunale, una stazione di autobus, una scuola, un hotel, un ufficio turistico, ecc. ecc . Potremmo continuare nella lista per un bel po&#8217;. Tuttavia se tutti questi luoghi vengono a trovarsi all&#8217;interno di una piazza, e poi ancora dentro ad una cerchia di mura rinascimentali di una città storica quale è Lucca, allora il discorso cambia. E si, perché i luoghi della quotidianità, se analizzati nella loro dimensione architettonica, acquisiscono automaticamente una valenza storica che va ben al di là della loro mera funzione attuale.</p>
<p>E&#8217; il caso dello spazio della zona occidentale di Lucca: Piazzale Verdi.Tutti gli edifici sopra riportati, qui esistono veramente, ma un tempo avevano una diversa originaria funzione. Per una strana consuetudine tutta lucchese di dedicare le piazze commemorative ad eroi italici nati in altre città, questa ampia piazza fu chiamata Giuseppe Verdi in onore del celebre compositore di Busseto vicino Parma.</p>
<p>Venutosi a creare con l&#8217;ampliamento delle mura rinascimentali e la conseguente demolizione di quelle medievali, per antica tradizione veniva denominato “il prato del marchese” forse per la presenza un tempo nelle vicinanze della residenza longobarda del marchesato di Tuscia. Le raffigurazioni più antiche con scorci della città viste da questa zona, oltre ad evidenziare la possenza della antica porta medievale di San Donato e della muraglia duecentesca, in alcuni casi ci mostrano anche i prati antistanti da sempre idonei ad accogliere un gran numero di cavalieri. Appare così, ad esempio, nell&#8217;affresco della cappella della villa suburbana un tempo dei Buonvisi a Monte San Quirico dove viene raffigurato l&#8217;arrivo del carro trainato da buoi con il simulacro del Volto Santo, oggetto di culto da sempre dei lucchesi. Questo è attorniato da cavalieri e da una lunga processione di gente quasi a rievocare in realtà lo storico incontro avvenuto a Lucca nel 1541 fra il papa Paolo III e l&#8217;imperatore Carlo V con l&#8217;intervento di una nutrita schiera di fanti e cavalieri.</p>
<p>Un luogo dunque che ha sempre avuto nei secoli, per tradizione o per una naturale vocazione, la possibilità di radunare il popolo o l&#8217;esercito in occasione di feste e manifestazioni equestri. Ma non solo. Gli edifici che circondano oggi la piazza, pur mantenendo pressoché inalterata la propria volumetria e molte delle originali caratteristiche architettoniche, hanno  cambiato la propria funzione in ragione delle esigenze odierne. Primi fra tutti in ordine cronologico gli edifici un tempo medievali (si veda l&#8217;iscrizione trecentesca all&#8217;ingresso di via san Paolino sopra il muro esterno dell&#8217;anagrafe) che appartennero all&#8217;importante istituzione dell&#8217;ospedale di San Luca.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/P1040023.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1270" title="P1040023" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/P1040023-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> Tutto il prospetto compreso fra l&#8217;attuale archivio comunale, vigili urbani, pretura, anagrafe, hotel San Luca, guardia forestale, cinema centrale, manifattura tabacchi, apparteneva all&#8217;ospedale che aveva come gestori gli ordini facenti capo a quello dei potenti domenicani. Unico edificio scomparso è la chiesetta di San Luca demolita nei primi del &#8216;900 e testimoniata dalle fotografie dell&#8217;epoca. La ex manifattura tabacchi invece ha alterato, sempre nel ‘900, la superficie originale di quell&#8217;area ampliandosi verso il baluardo San Paolino.</p>
<p>A spiccare isolata fra la cinta muraria e gli altri edifici è invece la vecchia porta San Donato. Ebbe l&#8217;uso di accesso alla città per poco tempo, dal 1591 al 1628 quando vene costruita con l&#8217;avanzamento della nuova muraglia e la distruzione della medievale come nuova porta San Donato.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/P1020381.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1258" title="P1020381" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/P1020381-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/P1020380.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1259" title="P1020380" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/P1020380-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>E&#8217; oggi uno degli edifici più frequentati dai turisti di passaggio essendo l&#8217;ufficio informazioni comunale. Molti dei nostri turisti però, rimarrebbero certamente scioccati se sapessero quale macabro rituale si sia svolto all&#8217;interno o nei pressi di questo storico edificio. Fu qui infatti che la gente di Lucca e molta altra forestiera, poterono assistere il 29 luglio 1845 all&#8217;ultima esecuzione capitale in Italia eseguita per il taglio della testa con l&#8217;uso della ghigliottina. Racconta mia nonna Maria novantottenne, che la sua nonna gli raccontava di come la sua mamma bambina avesse assistito a quell&#8217;orribile esecuzione e di come ne fosse rimasta sconvolta per anni ed anni al solo ricordo assieme alla moltitudine degli intervenuti. Tristi ricordi davvero! Dopo quel tragico avvenimento l&#8217;edificio cambiò d&#8217;uso più volte divenendo fra le altre cose civile abitazione, caserma dei pompieri, ed infine dagli anni ottanta del &#8216;900, con rara lungimiranza dell’amministrazione comunale del tempo, quando non si vedeva un turista per le strade lucchesi neanche a pagarlo, ufficio informazioni turistiche.</p>
<p>Nei pressi della porta si dovevano tenere inoltre esercitazioni militari a fuoco, se è vero che, come asserisce qualcuno, sul fianco della vecchia porta sia ancora visibile un buco (che per altro io non sono mai riuscito a vedere !), poi opportunamente restaurato, di un colpo di colubrina o forse di cannone. Sappiamo infatti che le mura odierne non sostennero mai alcun assalto armato. Nel 1813 un unico colpo di cannone venne sparato a scopo di intimidazione dalle truppe inglesi formate da circa 1000 soldati ed un cannone comandati da Lord Bentik sbarcato a Viareggio per convincere i lucchesi, sino a quel giorno filo napoleonici, ad aprire le porte. Come recita un verso delle famose poesie del poeta vernacolare lucchese Geppe: “ I lucchesi son focosi, ma&#8230; prudenti .”   Quindi bastò quell&#8217;unico colpo per far cambiare rapidamente opinione ai pochi difensori, che aprirono senza indugio il portone sino a quel momento ermeticamente chiuso e sprangato. Lo spazio fra la vecchia porta e la manifattura rimase per secoli vuoto ed usato solo per le esercitazioni equestri.</p>
<p>Dai primi del &#8216;700 si volle qui edificare un vero e proprio anfiteatro per la corsa dei cavalli o ippodromo come lo definiremmo oggi. Per fare ciò si costituì una società di nobili cavalieri lucchesi. Questo era costruito essenzialmente in legno di pioppo (albero poco pregiato ma presente in quantità in antico sia sulle mura che lungo il fiume) e all&#8217;inizio non aveva una grande capienza di pubblico, essendo dotato di poche gradinate. La maggior parte del popolo assisteva alle corse a sbafo guardandole comodamente dalle mura e addirittura arrampicandosi sulle alberature degli alti pioppi che ombreggiavano le cortine delle mura li vicine. L’anfiteatro per la corsa dei cavalli veniva montato e smontato a settembre in occasione delle festività che ruotavano attorno a quella principale della Santa Croce. Di questo primitivo anfiteatro esiste un disegno riportato nella cronistoria degli spettacoli lucchesi” redatta dall’accademico lucchese Almachilde Pellegrini. Questa prima costruzione è molto semplice e mostra i cavalli che corrono “scossi” cioè senza fantino o “alla berbera” come si diceva a quel tempo. La tradizione della corsa dei cavalli era antichissima anche a Lucca. Anche qui come in altre città si correvano i pali con cavalli e a volte anche quelli grotteschi come ad esempio quegli con gli asini come ancora oggi si corre ad esempio a Querceta presso Pietrasanta. Il premio &#8221; in palio&#8221;, era quasi sempre un prezioso drappo di sete lucchesi. Fu comunque in occasione di un importante evento, che nel 1785 si pensò di rinnovare per intero la struttura di questo anfiteatro, ampliandolo quanto possibile nelle dimensioni, dotandolo principalmente di un nuovo palco per le autorità, un parterre ornato da preziosi giardini all’italiana con fontane, statue lignee raffiguranti alcuni dei dell’olimpo e vasi detti all’etrusca riprodotti sull’onda della neonata passione per l’archeologia.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/14082010.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1268" title="14082010" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/14082010-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> L’occasione si venne a creare per l’attesa e sospirata visita in Toscana del re delle due sicilie Ferdinando e della sua gentile consorte, seguiti dalle rispettive corti e da uno stuolo di ambasciatori e nobili provenienti da ogni dove. In quella occasione la piccola ed ormai declinante repubblica di Lucca dette sfoggio con ogni mezzo e risorsa possibile di tutto lo sfarzo che si addiceva ad uno stato certamente piccolo, ma dal passato glorioso. Si consideri che si spesero somme tali da non essere minimamente paragonabile con alcun evento analogo accaduto a memoria d’uomo nei secoli precedenti e successivi. Gli aneddoti a questo riguardo sono numerosi e saporiti, ma dovrei fare una pubblicazione intera in merito. Oltre all’anfiteatro si riattarono con incredibili scenografie ed effetti speciali del tempo ben due teatri cittadini contigui: il Castiglioncelli in via del moro ed il Pantera in via Fillungo, per l’occasione uniti da un tunnel ligneo soprelevato all’interno del quale facevano sfoggio i più bei quadri e arazzi lucchesi (quelli che oggi si ammirano in palazzo Mansi per intenderci). Come ci raccontano le colorite e pungenti cronache dell’abate Chelini, per la prima volta la popolazione lucchese potè assaggiare gratuitamente un rinfresco mai gustato in precedenza: il gelato! L’abate racconta che un goloso prete di campagna ne mangiò talmente tanto che il giorno dopo ne morì di indigestione. Per la cronaca si sappia che il re Ferdinando fu entusiasta dei ricevimenti lucchesi ed in particolare della corsa dei cavalli. Incitava a gran voce il cavallo sul quale aveva scommesso aiutandolo con ampi gesti ed un colorito dialetto napoletano che il pubblico presente si sforzava di comprendere senza per altro riuscirci. I cavalli ormai prossimi al traguardo, quasi fossero giunti alla fine privi dell’energia necessaria per l’ultimo scatto vincente, rallentarono tutti di colpo tranne il preferito del re che….vinse.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/Giochi-di-equitazione-sul-prato-del-marchese.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1800" title="Giochi di equitazione sul prato del marchese" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/08/Giochi-di-equitazione-sul-prato-del-marchese-300x150.jpg" alt="foto anfiteatro equitazione  a Lucca" width="300" height="150" /></a></p>
<p>Alla resa dei conti tutto questo enorme dispendio di energie e risorse di un piccolo stato ormai povero e in decadenza, potremmo definirlo il suo canto del cigno, portarono dei benefici a Lucca ed ai Lucchesi? La risposta è secca: no! Da li a poco il vento impetuoso della rivoluzione francese e successivamente delle imprese napoleoniche spazzeranno via come in un sol colpo i vetusti assetti geo- politici della vecchia Europa e con essi le secolari velleità di indipendenza della antica Repubblica di Lucca.</p>
<p>L&#8217;immane tragedia della prima guerra mondiale 1915/18 che vide anche a Lucca partire verso i confini del nord e non tornare più a casa centinaia e centinaia di giovani lucchesi (si vedano i loro nomi scolpiti a loro memoria all&#8217;interno della chiesa di san Cristoforo a Lucca) colpì profondamente ogni famiglia lucchese. Si volle quindi ricordare quegli uomini anche con un monumento. Lo scultore Guglielmo Petroni fu incaricato di erigere un monumento obelisco al centro della piazza con accanto una pietra del delle montagne carso  dove si svolsero la maggior parte dei combattimenti. Tutto attorno furono piantati alberi di leccio sempre verdi che un tempo riportavano, come ricorda mio padre, con una targhetta sopra apposta il nome del caduto.</p>
<p>Oggi il comune di Lucca, in nome del &#8220;Pius&#8221;, (piano di ristrutturazione della città che porterà ingenti finanziamenti probabilmente nelle tasche di pochi) ha intenzione di smantellare il parco della rimembranza.</p>
<p>Ora una piccola riflessione. Se si distrugge oggi un ricordo della sacrificio di migliaia di soldati morti  (si dice) per la definitiva unità d&#8217;Italia, cosa ricorderemo di quei pochi ma preziosi giovani che stanno o vanno a morire oggi in Afganistan ? Ai posteri l&#8217;ardua sentenza.</p>
<p>Gabriele Calabrese (p.s. pubblico l&#8217;articolo ma continuerò nel tempo ad aggiungergli foto)</p>
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		<title>Lucca insolita 2010: Amore sacro, amore profano</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 08:00:49 +0000</pubDate>
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Lo scorso anno mi balenò questa idea leggendo le cronache locali dove tutti , piangendosi addosso, si lamentavano del fatto che la città di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Finalmente ci siamo</strong>. Pochi giorni e a Lucca la nuova edizione 2010 di visite guidate notturne animate da attori prenderà il via .  Un impegno grande e faticoso, ma nel complesso divertente. </p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-0021.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1245" title="Immagine 002" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-0021-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a>Lo scorso anno mi balenò questa idea leggendo le cronache locali dove tutti , piangendosi addosso, si lamentavano del fatto che la città di notte era vuota e priva  di manifestazioni ad esclusione del costoso e rumoroso <em>Summer Festival</em>. L&#8217;incontro con l&#8217;assessore al turismo Bruni fu proficuo ed in un batti baleno, grazie alla collaborazione di Nicola Fanucchi, abile attore, regista e talent scout di giovani promesse teatrali lucchesi, mettemo su la prima edizione dal titolo: <em>Lucca insolita fra storia e leggende</em>.</p>
<p>Un modo diverso, divulgativo e più immediato di fare cultura. Bambini, adulti, persone di cultura e non, possono ritrovare un aspetto interessante e spesso sconosciuto della città di Lucca. Pura fiction e fantasia nel caso della rievocazione di personaggi storici, ma con lo scopo dichiarato di avvicinare tutti, ma proprio tutti al mondo della storia e dell&#8217;arte.</p>
<p>Il successo è stato lusinghiero. Più di mille persone hanno partecipato alle visite guidate in notturna. Una cosa da non sottacere è che l&#8217;iniziativa si è pagata in buona parte da sola, grazie al costo dei biglietti (7 euro) pagati per altro dai soli adulti (i bambini erano e sono gratuiti). Formula family friendly quindi.</p>
<p>Quest&#8217;anno la cosa è stata più complessa. Ho ideato la serata partendo dai luoghi e non dai personaggi. Luoghi veramente insoliti e tutti distribuiti nella zona est della città, la meno frequentata nelle notti estive luchesi. Per laprima volta il pubblico potrà vedere le stanze ancora vuote e malandate ma incredibilmente fascinose del primo piano di palazzo Guinigi. Queste sono state appena restaurate dalla sovrintendenza in alcuni soffitti che presentano affreschi e cassettoni di varie epoche.  Palazzo Boccella, oggi sede della galleria di arte contemporanea L.u.c.c.a, che negli scantinati conserva inaspettati affreschi, prove evidenti di un antico lupanare tardo rinascimentale. Ed infine la cappella di Santa Lucia nel complesso del chiostro di San Francesco, un tempo dei Guinigi ed ora parte del campus IMT Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.</p>
<p>Per questa occasione mi sono dato da fare. Ho ideato le storie e scritto  i copioni di tutti i personaggi in ballo ( quattro per l&#8217;esattezza), ho tenuto i contatti fra le varie istituzioni (fra i quali ringrazio la Dottoressa Daniello della sovrintendenza per la gentile disponibilità)  ed enti coinvolti affinchè l&#8217;iniziativa non venisse ostacolata dalla solita burocrazia, ho preparato le guide turistiche fornendo loro materiale bibliografico, ho curato alcuni effetti sonori e visivi (musica e proiezione di dipinti del &#8216;600 lucchese), ho curato e seguito la depliantistica, ho curato tutte le relazioni con la stampa e i media, ho distribuito personalmente buona parte del materiale pubblicitario presso uffici informazioni ed altro,  ecc. ecc.</p>
<p> Unico mio piccolo rammarico nella sfera della pura venalità tutta lucchese è il compenso da me percepito.<strong> ZERO !</strong></p>
<p>Pazienza ! Gloria se tutto va bene, biasimo e disprezzo in caso di insuccesso. Il vero compenso è che mi sono divertito un mondo. Scusate lo sfogo, ma tutto è dovuto allo stress per l&#8217;attesa e la frase ricorrente che mi ronza nella testa: &#8220;ma chi te lo fa fare&#8221;.  Vi aspetto e a presto.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Itinerari in Toscana:i palazzi del potere nel &#8216;400 a Lucca.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 15:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il potere. Una parola che evoca, al solo nominarla, sensazioni di potenza, forza, abilità, dominio sugli altri e molto altro ancora. Ma il potere può manifestarsi in varie forme ed in vari modi a seconda dei tempi storici nei quali è stato esibito. Forme diverse nel tempo e nello spazio. I palazzi sono una di queste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il potere. Una parola che evoca, al solo nominarla, sensazioni di potenza, forza, abilità, dominio sugli altri e molto altro ancora. Ma il potere può manifestarsi in varie forme ed in vari modi a seconda dei tempi storici nei quali è stato esibito. Forme diverse nel tempo e nello spazio. I palazzi sono una di queste forme ed  in alcuni casi rappresentano una vera e propria ostentazione del potere.</p>
<p>Nella Toscana del XIV secolo non vi era città emergente che non sfoggiasse il suo palazzo comunale nella forma di un arcigno castello fortificato con torre dove chi deteneva il potere, fosse esso podestà o bargello, potesse rifugiarsi in caso di rivolta popolare o altra violenta espressione dei tempi. Unica città che fa eccezione, a quanto risulta dai documenti, è proprio Lucca. Almeno sino alla ascesa del condottiero e poi signore di Lucca Castruccio Castracani, il quale volle edificare nel 1322  più che un palazzo fortificato una vera e propria fortezza con ben ventiquattro torri, Lucca non conosceva in epoca comunale alcuna forma di ostentazione di potere da esibire in forma architettonica (chiese escluse).</p>
<p>1400. Si impone improvvisamente  un uomo di secondo piano; un uomo che pur facente parte di una nobilissima casata, si era sino a quel momento defilato sullo sfondo di una città mercantile che da pochi anni aveva ritrovato a caro prezzo la libertà soffocata per anni dal dominio pisano. Un outsider, si direbbe oggi: Paolo Guinigi. Comincia per Lucca un  nuova epoca. L&#8217;epoca della prima vera signoria toscana che si protrarrà per ben 30 anni.</p>
<p>E&#8217; su questo fondale storico,un fondale  in un certo qual modo teatrale o da set cinematografico, che spesso il turista colto viene a trovarsi coinvolto quando, curioso e con il naso all&#8217;insù, passeggia fra le strette strade del centro storico. Le case più o meno antiche, le chiese medioevali piccole o grandi che siano, segnano le tappe del suo girovagare senza meta. Tutti però, prima o poi scorgono d&#8217;improvviso la torre con &#8220;l&#8217;albero&#8221;. Quel segno così evidente, unico e stravagante, marca il territorio dei palazzi di quella che fu la consorteria dei Guinigi. I palazzi simbolo del nuovo potere lucchese dal XIV secolo.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/P10308491.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1236" title="P1030849" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/P10308491-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Pochi passi per girare l&#8217;angolo che da via S. Andrea svolta in via Guinigi ed il nostro turista, lasciata alle spalle la variopinta coda delle persone  indecise se salire sulla torre o comprare un suvenir, incontra la doppia schiera di maestosi palazzi ricoperti in laterizio. Tre ordini di piani che si impongono alla vista per la straordianria teoria di bifore, trifore e quadrifore tutte suddivise da esili ed eleganti colonnine marmoree. Questi sono i primi palazzi del potere lucchese ! Un potere ricco e sfarzoso dove il pesante masso di macigno ha lasciato il posto alla leggerezza del mattone e la severa feritoia difensiva ha lasciato il posto all&#8217;elegante teoria di archetti polilobati gotici. Sui due palazzi lo stemma dei Guinigi:bordi bianchi in campo rosso con croce lanceolata.</p>
<p>Si potrà forse entrare da qualche parte ? Si, il portone verde del palazzo della torre è aperto. C&#8217;è una mostra nel palazzo e la signorina all&#8217;ingresso indica gentilmente  il secondo piano. Una prima rampa di scale. Si scorge una porta socchiusa. Si entra in un corridoio non illuminato e dopo alcuni passi ed uno sguardo nella prima stanza ci si accorge che abbiamo sbagliato piano: è il primo e non il secondo. Ma la curiosità di scoprire cosa celano quegli ambienti in penombra è irresistibile. Enormi e fascinose stanze vuote con muri sfregiati dal tempo si succedono l&#8217;una dopo l&#8217;altra come in una scatola cinese. I  soffitti sono impreziositi da eleganti travi decorati da variopinti stemmi e figure. Alcune stanze presentano ancora le cornici dei camini marmorei ed altre suntosi soffitti con affreschi del settecento di figure e troploil eseguiti da mani esperte. Incredibile Il palazzo un tempo dei potenti Guinigi oggi è vuoto pur mostrando ancora i segni di tempi migliori, di tempi di gloria.</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/P1030876.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1251" title="P1030876" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/P1030876-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Fra tutte però colpisce una stanza più piccola che si affaccia sulla strada di mezzogiorno. E&#8217; una stanza quadrata ma fuori scala rispetto alle altre. Invece dell&#8217;intonaco presenta i mattoni a facciavista. Sorpresa ! Sui mattoni v&#8217;è un sottile strato di colori simile ad un affresco. Ed ecco che appare più nitida la figura di un cavaliere su di un destriero a caccia con il falcone. Tutto attorno a lui, lungo i muri, si intrecciano girali decorativi di cerchi multicolori. Nel muro opposto un agnello sovrasta un lupo come nella fiaba di Esopo. Una stanza cortese e colta ! Un pezzo di torre medioevale del XII secolo scampata miracolosamente ai mutamenti dei tempi.</p>
<p>E a questo punto la fantasia vola e sembra di farsi rapire dal turbinio della macchina del tempo. Polo Guinigi dove sei ? Manchi solo tu qui ad apparire come un fantasma per raccontarci quali furono le tue aspirazioni, i tuoi veri amori e la gente del tuo tempo. Sappiamo che costruisti nuovi palazzi e nuove ville. Tuttavia, qui fra queste mura nude, il tuo spirito si fa concreto e siamo certi che prima o poi in qualche modo si manifesterà.</p>
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		<title>Itinerari insoliti: Lucca, il vizio e l&#8217;amore profano</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 11:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ “Lucca rimane un segreto. La Storia è passata nei palazzi della nobiltà lucchese a piccoli passi silenziosi e appartati, soffocati da muraglie di parsimonia e di diffidenza. Quasi tutti i peccati dell&#8217; uomo, i vizi più neri, il denaro, l&#8217; avarizia, la frode, la lussuria, la gola, abitano il cuore dei lucchesi e vengono frequentati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/010xj51.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1214" title="010xj5[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/010xj51-219x300.jpg" alt="" width="219" height="300" /></a> “<em>Lucca rimane un segreto. La Storia è passata nei palazzi della nobiltà lucchese a piccoli passi silenziosi e appartati, soffocati da muraglie di parsimonia e di diffidenza. Quasi tutti i peccati dell&#8217; uomo, i vizi più neri, il denaro, l&#8217; avarizia, la frode, la lussuria, la gola, abitano il cuore dei lucchesi e vengono frequentati con un ambiguo sentimento di terrore e di avidità. A Lucca si vive e si conosce la corruzione con più profondità che in ogni altro luogo della terra. Appartiene al peccato tutto ciò che viene all&#8217; aria e alla luce, mentre è promessa di perdono e di grazia tutto ciò che viene custodito nel segreto dell&#8217; intimità casalinga, chiuso nella cassaforte dei risparmi e delle memorie. Più della morte, il lucchese teme gli scandali, le novità, i mutamenti.</em> “</p>
<p>Poche righe impietose dello scritore  Garboli,  scomparso qualche anno fa, ritraggono a tinte forti, quasi caricaturali, la leggendaria supposta personalità controversa dei lucchesi. Un modo se vogliamo volutamente scioccante per distinguere chi vive in queste terre “diverse”, dagli altri toscani.</p>
<p>Sorprende d&#8217;altro canto, come i lucchesi, a proposito di lussuria, peccato e scandalo, abbiano in alcuni tempi storici trattato ad esempio il tema del sesso, oggi definito “proibito” come la prostituzione e l&#8217;omosessualità, con un approccio quanto meno singolare e in controdendenza rispetto a quello di altri stati  italiani ed europei. La Repubblica oligarchica di Lucca  fu una delle poche nel XVI secolo, ad affrontare il tema, a quel tempo visto come problema, dell&#8217;omosesualità favorendo come massiccio antidoto  l&#8217;attività della prostituzione.</p>
<p>A questo scopo fu istituito infatti sin dal 1537<em> l&#8217;offizio sopra i protettori delle meretrici</em> e <em>l&#8217;offizio sopra l&#8217;onestà</em>.Quest&#8217;ultimo aveva l&#8217;infame compito di ricevere le denunce che accusavano cittadini della repubblica di omosessualità presunta o scoperta in “fragrante”. Le pene per per reprimere questo “vizio contro natura”, come veniva definito il supposto problema, spesso consistevano in umilianti pene corporali quali ad esempio la fustigazione. Un problema sociale di omofobia, si direbbe oggi. Tuttavia Lucca, città profondamente religiosa, cercò in modo del tutto inaspettato di trovare un rimedio che potremmo definire preventivo chiedendo le grazie ed i servigi di una categoria particolare: le cortigiane o prostitute. Questa ipocrita e illusoria “cura” a base di puro sesso femminino, ovviamente non risolse il problema del piccolo stato lucchese, quanto pittosto forse incoraggiò l&#8217;attività delle donne più povere e disagiate a prostituirsi, anche se pur tutelate dallo stato. Per approfondire questo interessante argomento, Mita Vellutini ha pubblicato la sua tesi di laurea “Donne e società nella Lucca del &#8216;500” con il contributo dell&#8217;associazione Lions Club Lucca ed edito da Maria Pacini Fazzi. Dallo studio emerge inoltre che le zone in città dove le prostitute svolgevano la loro attività, erano un po&#8217; ovunque. Spesso vicino alle carcerinuove o vecchie (anfiteatro) o a luoghi popolari, ma anche e persino di fronte a chiese come ad esempio quella di San Paolino. Nel quartiere di pelleria esistevano sin dal XIV secolo numerose case dove si svolgeva questa attività.</p>
<p>Chi però avrebbe mai immaginato che, non molti anni fa, a seguito del restauro degli scantinati del nobile palazzo Boccella sui fossi presso la Madonna dello Stellare, ci si sarebbe imbattuti in un ambiente privato e particolare (un <em>privè</em> lo definiremmo secondo il vocabolario in voga ai giorni nostri ). E si, un vero e proprio bordello privato di lusso della fine del XVI secolo dove il sesso si mescolava al fortuna del gioco e al piacere del vino (Bacco, fortuna e venere). La prova che conferma questa nascosta attività, sono gli insoliti affreschi attribuiti al pittore Ghirlanda, attivo a Lucca sino ai primi del 1600. Questi mostrano sulle quattro facce di due pilastri posti al centro dello scantinato, belle donne abbigliate alla moda del tempo con inequivocabili simboli della passione, affiancate da satiri baccheggianti e soldati “ben dotati”, armati di alabarde e coppe di vino spumeggiante. <a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/P1030794.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1212" title="P1030794" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/P1030794-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>   Non male direi come atteggiamento libertino se pensiamo che proprio in quegli anni Lucca era attraversata da laceranti turbamenti religiosi riformisti e protestanti, poi trasformatisi rapidamente, ai primi sentori di inquisizione,  in ferventi sentimenti controriformati.</p>
<p>Se un tempo questo luogo era accessibile a pochi, oggi la destinazione d&#8217;uso del palazzo Boccella, permette di svelare anche questo segreto inconfessato di una Lucca ancora tutta da scoprire nelle sue molteplici facce, anche inconsuete, che ha mostrato alla storia. Nei piani superiori è stata allestita una delle più moderne ed interessanti gallerie di arte contemporanea italiane se non europee, appunto il<a href="http://www.luccamuseum.com"> L.U.C.C.A.</a> Per la città è una sorprendente in quanto inconsueta boccata di contemporaneità racchiusa nella scatola della storia.</p>
<p>Ancora una volta Lucca, la città, non finisce di stupire. Ti vuoi immergere nell&#8217;arte del futuro e poi, sotto sotto, scopri che è&#8230;un casino !</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Ricettina di quasi estate</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 11:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Purtroppo è accaduto. Mia moglie una di queste mattine si è alzata è ha sentenziato nei miei confronti la condanna. Dieta senza appello !
Con tutta onestà non ho potuto replicare con valide argomentazioni dopo che mi aveva impietosamente fatto posare due o tre volte di fronte allo specchio. Deglutendo più volte al solo pensiero dei sacrifici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo è accaduto. Mia moglie una di queste mattine si è alzata è ha sentenziato nei miei confronti la condanna. Dieta senza appello !<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/arrosto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1201" title="arrosto" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/06/arrosto-254x300.jpg" alt="" width="254" height="300" /></a></p>
<p>Con tutta onestà non ho potuto replicare con valide argomentazioni dopo che mi aveva impietosamente fatto posare due o tre volte di fronte allo specchio. Deglutendo più volte al solo pensiero dei sacrifici che da li a poco si sarebbero concentrati in un mese,  tutti dalle 12.30 alle 14.00 e dalle 20.00 alle 21.00, ho cominciato a pensare alle migliori soluzioni culinarie che avrebbero forse fatto al caso mio. Ecco allora che spunta fuori la ricettina di quasi estate, in grado di alleviare le pene di una doverosa pseudo dieta pre costume.</p>
<p>E&#8217; noto che le carni bianche ed in particolare quelle di tacchino, pollo e vitello, una volta prive dei loro grassi possono tranquillamente associarsi ad una dieta. Spesso però la consistenza delle loro carni, ed in particolare quella del tacchino, può far storcere il naso ad alcuni. Devo dire che ho elaborato una ricettina che risolve il problema grazie al gusto di una cottura prolungata e &#8220;ammorbidente&#8221;  se associata ad una gustosa salsina, vero segreto e tocco di grazia del piatto in questione, che lo  renderà speciale  in ogni occasione.</p>
<p>prendete un carrè di vitello con cinque costolette o un rotolo di tacchino, se per 4 persone, di circa un chilo. Incidete la carne, se vitella tra un osso e l&#8217;altro separando le costolette ma senza staccarle,Inserite nei tagli un pò di timo sale e pepe. Prendete una mela eliminatene il torsolo, tagliatela a fettine spesse quasi un cm e inseritele nei tagli. Avvolgete il carrè in 100 gr di pancetta affettata (questo punto non è dietetico ma la pancetta è bonissima, fate voi) lasciando scoperti gli eventuali ossi e mele. Legare con spago da cucina. Accendere il forno a 180°. Metter la carne in una pirofila con un paio di rametti di rosmarino, due foglie di alloro e un rametto di timo. Irrorate con un filo d&#8217;olio e infornate. Dopo 10 minuti bagnate con mezzo bicchiere di vino bianco, proseguire la cottura per circa un ora. Se vedete che il sughetto si restringe troppo, bagnate con brodo vegetale. Per la salsina finale stemperate nel fondo di cottura ancora liquido un cucchiaio di senape, un cucchiaio di miele, un cicchiaio di aceto basamico o semplice aceto. Lasciate sobbollire per 5 minuti o fino a quando la salsa si addensa. Versatela in un recipiente (salsiera) e versatelo poi sulle fette di arrosto impiattate. Onestamente non so se la ricetta è proprio dietetica, ma credetemi, mia moglie quando la propongo non dice mai di no !</p>
<p>P.S. La prossima sarà di piena estate ! Un po di pesce ? Preferite un primo ? A voi la scelta.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Non solo turismo:ponti, ponticelli e traghettatori in lucchesia ed oltre</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 20:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tempo fa non ricordo quale storico locale mi disse che due comunità distinte, pur facenti parte di un unico territorio, le divide e distingue più un corso d&#8217;acqua che un  catena di alte montagne. Non so se questo sia vero. Se consideriamo però la straordinaria ricchezza e abbondanza di acqua e la quantità di piccoli fiumi, rii, laghi che troviamo nella provincia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/P1030769.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1176" title="P1030769" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/P1030769-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Tempo fa non ricordo quale storico locale mi disse che due comunità distinte, pur facenti parte di un unico territorio, le divide e distingue più un corso d&#8217;acqua che un  catena di alte montagne. Non so se questo sia vero. Se consideriamo però la straordinaria ricchezza e abbondanza di acqua e la quantità di piccoli fiumi, rii, laghi che troviamo nella provincia di Lucca, ci rendiamo conto delle innumerevoli piccole e grandi comunità che tuttora conservano gelosamente specifiche caratteristiche e tradizioni al di là o al di quà di una determinata sponda. Dovremmo di conseguenza pensare al loro isolamento che teoricamente si sarebbe dovuto accentuare nel corso del tempo. Ciò invece non è avvenuto grazie all&#8217; ingegno dell&#8217;uomo e delle comunità locali in grado di costruire nel tempo (<a href="http://www.luccaterre.it/interno.php?id=815&amp;lang=it">ponti nel tempo</a>)  una incredibile varietà di ponti e ponticelli in grado di unire luoghi a volte divisi da elementi della natura che si potrebbero pensare invalicabili. Quando invece i ponti non sono bastati, la placidità delle acque lo hanno permesso, o gli stessi ponti a volte sono crollati, ecco che  sono nate particolari  professionalità oggi quasi del tutto scomparse: i traghettatori. Veri e propri &#8220;caronte&#8221;, spesso assai popolari fra la gente, tanto da tramandare la propria memoria dopo millenni sino ai nostri giorni.</p>
<p>Questo è proprio il caso di uno dei passaggi più frequentati nei secoli sopra il fiume Serchio in prossimità dell&#8217;odierno ponte San Pietro. Da qui infatti ancora passa il tratto della antica via medioevale francigena.  Prima dell&#8217; edificazione del ponte era stato istituito un servizio di traghetto tramite una barca che doveva essere di notevoli dimensioni, se ancora oggi la località ha nome &#8221; nave&#8221; e se, come si legge negli estimi lucchesi del trecento, il luogo viene detto &#8220;ad navem Eriprandi&#8221; forse dal nome di chi istituì il servizio (Conte Eriprando ?) o addirittura da chi lo svolgeva proprio a mò di Caronte.</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/151.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1187" title="15[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/151-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>A sei miglia sud est della città di Lucca, esisteva un tempo il lago più grande della Toscana: il lago di Sesto o Bientina, così chiamato dalla distanza che lo divideva dalla città più vicina. A proposito di confini, questo specchio d&#8217;acqua era diviso fra lo stato lucchese e quello fiorentino. Intorno al lago, prosciugato a fini agricoli all&#8217;inizio del XIX sec. , fioriva una economia intensa di traffici commerciali leciti ed anche di contrabbando, che si snodavano fra i falaschi e porti di attracco fra i quali quello di Altopascio.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/P1030875.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1310" title="P1030875" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/P1030875-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> Molti sono i documenti d&#8217;archivio rigardo a sanzioni, anche durissime, inflitte ai contrabbandieri di queste parti per stroncare il commercio illegale di beni introvabili o di migliore qualità. Fra questi prodotti il più contrabbandato almeno del settecento era  il vino di migliore qualità importato dal fiorentino nella repubblica autarchica di Lucca. Si svolgevano inoltre  attività legate alla pesca ed alla caccia. A tal proposito abbiamo un documento assai colorito che testimonia le rivalità e gli scontri fra gli abitanti dei due stati limitrofi, che nascevano <a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/cacciatore-villa-Mansi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1194" title="LX004217" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/cacciatore-villa-Mansi-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" /></a>per l&#8217;accaparramento della selvaggina cacciata. Questa drammatica esperienza fu vissuta in prima persona sempre dal nostro simpatico ospite tedesco dei primi del 1700 Gheorg Critoph Martini: &#8221; All&#8217;inizio dell&#8217;inverno ha luogo una divertente caccia sul lago di Bientina [...]. Poichè io di caccia me ne intendo più a tavola che sull&#8217;acqua, avevo preso com me sul barchetto un cacciatore di porcari ( i porcaresi sono abilissimi in questa attività)  e un terzo che stava al remo. [...] Sul lago quella volta si trovavano circa 300 barchetti; e col tempo chiaro e calmo com&#8217;era lo spettacolo era bellissimo. [...] . Il mio cacciatore aveva sparato ad una folaga quando un altro cacciatore da un altro barchetto le sparò finendola. Quello della mia barca fece immediata opposizione dicendo che non avrebbe acconsentito che l&#8217;uccello venisse toccato perchè gli apparteneva.; l&#8217;altro ribatteva che non era stato colpito e si forzava la legge del lago. Una parola tira l&#8217;altra, finchè non si accapigliarono e si presero di mira con i fucili: volevano spararsi a vicenda, per quanto io protestassi che dell&#8217;uccello non me ne importava niente. Nel frattempo si avvicinò in soccorso un barchino con un amico e paesano del mio cacciatore che puntò senz&#8217;altro il fucile sull&#8217; oppositore minacciandolo di portarlo alla ragione se non avesse inteso le nostre buone ragioni. Al che tra gli altri, tra i quali vi era un religioso del teritorio fiorentino, vennero a più miti consigli chiedendo che gli venisse almeno restituito il colpo. Ma neppure questo il mio cacciatore gli volle accordare e si prese l&#8217;uccello. [...]Il fratello del mio cacciatore per un (simile) grave atto di violenza [finito però tragicamente, ndr] era stato impiccato; il barcaiolo della riva opposta[riva  fiorentina, ndr] non poteva venire sul territorio di Porcari perchè aveva ucciso il caporale del fattore Buonvisi, e dovette vogare fino alla riva fiorentina a poche miglia da li. &#8221; Per inciso il racconto si conclude a Porcari con una pantagruelica mangiata di cacciagione annaffiata da buon vino. Che tempi e che temperamenti !</p>
<p>Ma tornando ai ponti lungo il fiume Serchio dobbiamo, ahimè, ricordare anche tempi infausti, dove l&#8217;uomo invece di unire costruendo ponti, li ha distrutti  dividendo le popolazioni con il flagello della guerra.  Buona parte di questi,  nello scorcio d&#8217;estate del 1944, vennero fatti saltare dalle truppe tedesche in ritirata. Pochi furono i ponti che si salvarono inspiegabilmente dalla distruzione. Fra questi proprio il ponte San Pietro citato all&#8217;inizio, dove si svolse una piccola scaramuccia fra soldati alleati della divisione buffalo e una postazione di miragliatrice dei tedeschi.  Questa scaramuccia è visibile on line in un raro <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nIA6z73OQGA">filmato delle combat camera</a> dove è inoltre possibile vedere scorci di una Lucca difficilmente riconoscibile perchè non esiste più. L&#8217;altro ponte che si salvò, fu il celeberrimo ponte detto &#8220;del diavolo&#8221; a Borgo a Mozzano.</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/maddalena-di-Andrea-della-robbia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1192" title="maddalena di Andrea della robbia" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/maddalena-di-Andrea-della-robbia-97x300.jpg" alt="" width="97" height="300" /></a>La leggenda che vuole  il famoso ponte medioevale risalente al tempo della Contessa Matilde di Canossa, costruito grazie all&#8217;abilità del diavolo, ma salvato dalla maledizione grazie alla furbizia degli abitanti del luogo, è nota a tutti o quasi. Raramente viene ricordato con  il suo vero nome: Ponte della Maddalena. La dedicazione del ponte alla donna peccatrice e penitente, così come la tradizione popolare l&#8217;ha identificata sino ad oggi, non è l&#8217;unica in Italia. In Liguria ed in Campania si trovano altri due esempi, edificati tuttavia in tempi più recenti. Secondo gli storici esisteva Fra il XIV e XV secolo sulla riva sinistra del ponte un romitorio oppure un edicola a lei dedicata. Pochi sanno però che nel paese di Borgo a Mozzano, nella chiesa dedicata al santo pellegrino Jacopo, fra le numerose sculture rinascimentali di indicibile bellezza ed importanza (annunciazione in terracotta invetriata di Buglioni, lo strepitoso San bernardino di Matteo Civitali, San Antonio e Santo Pellegrino di artisti fiorentini) si trova una scultura della Maddalena penitente in terracotta invetriata attribuita ad Andrea della Robbia. Il volto invecchiato e sofferente, i capelli fluenti a ciocche che ricoprono interamente il corpo, le mani giunte in segno di preghiera e di perdono. Un opera di eccezionale bellezza che si accosta nell&#8217;iconografia al celebre <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maddalena_penitente_(Donatello)">esempio donatelliano</a> in legno policromo conservato nel museo dell&#8217;opera del duomo di Firenze. Basterebbe una sosta per ammirare queste meraviglie, a giustificare una gita lungo la mediavalle del Serchio.</p>
<p>Giungendo proprio alla fine della mediavalle, a ridosso con il confine della Garfagnana, là dove la valle del serchio si allarga  in un ampio catino di origine glaciale, troviamo un paese a mezza costa che deve il suo nome proprio alle attività di traghettamento o di costruzione di antichi natanti: Barga o barca. Forse per la lingua italiana qui il &#8220;Si&#8221; di dantesca memoria suona un pò meno. In compenso la lettera &#8220;G&#8221; nella bocca dei locali prende sonoramente il posto dell&#8217;altra consonante C ogni volta che appare appunto una parola come Barca=Barga, Ciccia= giggia, Fucile=fugile. Si spiega forse così l&#8217;origine del nome del paese Barga. La vocazione a divenire punto di riferimento per i pellegrini che sceglievano questa via lungo il fiume per raggiungere Lucca, è testimoniata dalla patronato del paese rivolto al santo traghettatore per antonomasia: San Cristoforo. Barga festeggia il proprio santo con grandi feste e processioni il 25 di luglio. Lo stesso giorno altri paesi invece celebrano la festa di san Giacomo o Jacopo pellegrino. Risulta chiaro quindi l&#8217;accostamento con questa tradizione legata al viaggio ed ai santi protettori dei viaggiatori. Ma San Cristoforo è, per la tradizione cristiana, anche il gigante che portò sulle sue spalle il Salvatore attraversando il fiume in piena. E&#8217; con questa accezione di forte  e grande protettore contro i pericoli che il paese considerò sempre il suo patrono.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/385371608_163e3bf3f81.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1185" title="385371608_163e3bf3f8[1]" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2010/05/385371608_163e3bf3f81-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a> L&#8217;enorme statua policrome risalente all&#8217;ultimo quarto del XIII secolo che si trova nell&#8217;abside del duomo di Barga, veniva infatti utilizzata concretamente in varie circostanze ed occasioni. All&#8217; inizio di maggio, ad esempio, le coppie di promessi sposi danzavano intorno alla statua per propiziarsi un matrimonio fecondo. In caso di guerre o di assedio invece, lo stesso gigante di legno veniva esposto  in tutta la sua possenza sulle mura del paese, nonostante i tiri di freccia o balestra dei nemici per loro mostrare quale&#8221; gigante&#8221; fosse a protezione  dei barghigiani. Nei restauri avvenuti nella prima del &#8216;900, sono state addirittura rinvenute punte di frecce nelle spalle della statua ! Grande San Cristoforo, sempre utile in ogni circostanza, fuori e dentro l&#8217;acqua.</p>
<p>Anche a Lucca comunque abbiamo un San Cristoforo. Non mi riferisco in questo caso alla chiesa in via fillungo nei pressi di canto d&#8217;arco a lui intitolata; piuttosto ad un immagine del santo sconosciuta alla maggioranza, perchè difficile da poter vedere a causa della sua collocazione. Mi riferisco all&#8217;affresco tuttora in parte visibile, se pur in cattive condizioni, nella chiesa di San Frediano ma purtroppo&#8230;dietro l&#8217;organo. Lo si può vedere  con difficoltà solo accedendo ad uno stretto passaggio aprendo la porticina che conduce al ballatoio dove si trova appunto l&#8217;organo. L&#8217;affresco, secondo gli studiosi rappresenta un San Cristoforo  di circa dieci metri di altezza. Perchè si trova proprio nella chiesa di San Frediano ? Perchè è qui che in antico il furibondo fiume Serchio rompeva i propri argini ed inondava immancabilmente la città. Ahimè la storia si ripete, e la natura, mai doma, ogni tanto riprende il sopravvento sull&#8217;ingegno umano. Gennaio 2010. Il Serchio in piena rompe gli argini e la popolazione dell&#8217; oltreserchio soffre devastazioni senza precedenti. I barcaioli però questa volta non c&#8217;erano, le case erano state costruite dove un tempo il fiume esondava senza apportare danni alle persone, ed i ponti questa volta hanno retto a stento. San Cristoforo, San Cristoforo, continua a proteggerci tu, ora ed anche in futuro dalla corta memoria degli uomini senza scrupoli di oggi, dalla loro ignoranza che poco sa di storia, nulla sa di fede, ma molto sa di speculazione ed interessi privati ! Un pò di preghiere e storia anche oggi, credo che non guastino mai, anche parlando di ponti, ponticini e abili traghettatori.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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