Turislucca

La Toscana misteriosa

E’ quasi sempre così. Quando si parla di mistero si parla di qualcosa che è nascosto. E se si parla di qualcosa che  è nascosto, si pensa a qualcosa che sta occultato sotto. Sotto cosa ? Sotto qualsiasi cosa: sotto il letto, sotto il tappeto, sotto il mattone. Basta che sia sotto. La cosa si fà ancora più intrigante quando il mistero si trova in una antica villa toscana quasi diroccata e questo si “infittisce” quando si vanno a rievocare antichi complotti che si vanno a inoltrare proprio sotto sotto. Nell’oscurità delle viscere della collina prospicente.

Ciò accade a Lucca e la villa in questione non è fra quelle che fanno bella mostra di se nelle pagine patinate dei depliant turistici. Al contrario delle “sorelle” oggi più blasonate, questa villa va cercata fuori dai percorsi dei tour operators. Si trova al di là del fiume Serchio, in una valletta tutta isolata. E non si faccia fuorviare il cercatore di misteri, il novello Indiana Jones, se l’ingresso alla proprietà gli sembrerà scalcinato. Il suo occhio attento ed indagatore noterà certamente, ai lati estremi di quello che un tempo fu un sontuoso cancello, i resti miserrimi delle cinquecentesche grottailles decorative, reliquie di tempi migliori.  Sarà proprio quel dettaglio a metterlo sulla buona strada.

Click ! La macchina del tempo è partita. Sembra di essere lì, in quel preciso punto, tanto, tanto tempo fa. Da quel cancello, il 7 settembre 1541 , ci passò niente popò di meno che il Papa Paolo III. Andava ad accogliere alle porte della cattolicissima  Lucca (ma catolicissima ancora per poco !) l’uomo che a quel tempo era il più potente del mondo occidentale: l’imperatore Carlo V.  E il bello è che non ci andò mettendosi su quattro straccetti per fare una chiaccheratina informale a quattrocchi. Da quella villa si spostò sorretto in sedia gestatoria, con triregno in capo, circondato dai nobili paggi, preceduto da tutto il clero lucchese (che contava a quei tempi ad occhio e croce forse quasi un quinto della popolazione cittadina) e scortato da duecento alabardieri, duecento cavalieri della guadia personale e da trecento fanti della guardia lucchese. Una cosuccia che credo si sarà fatta sentire a chilometri di distanza per il trambusto e “l’acciottorio” di ferri, come si dice a Lucca . Quella villa, quindi, non fu scelta a caso. Doveva assolvere a tutti quei requisiti di agio, comfort e sicurezza che imponevano il personaggio, le circostanze, sopratutto i tempi e quest’ultimi non erano certo fra i più tranquilli . I giardini attorno alla villa erano allora circondati da almeno due chiuse tutte vigilate da guardie armate. Per il confort e le amenità della villeggiatura, l’edificio era dotato di un giardino pensile posto sulla parte della villa che assecondava la collina. Questo splendido angolo di paradiso rendeva il soggiono degli ospiti una esclusiva opportunità di piacere e di privacy. Tuttavia proprio tutte queste particolari e studiate soluzioni architettoniche, lasciavano lo spazio ad altrettanto studiate soluzioni per occultare e fuorviare.

Click, la macchina del tempo si è fermata. Torniamo a noi.

Ed è qui che, colui che scrive, leggendo alcune righe sulle caratteristiche storiche ed architettoniche di questa villa, si è incuriosito tanto da volerci ficcare il naso.  Lessi infatti in un noto testo di architettura locale: ” Cura particolare era stata data alla sistemazione …della parte sotterranea dell’edificio, che poggia su vastissime cantine a volta; dal pianterreno si accede, a est e attraverso il monte, a un largo corridoio sotterraneo dove è ancora visibile l’imboccatura di un ampia galleria franata.” Queste pohe righe mi bastarono per approfondire le ricerche. Fu così che mi ritrovai con la mia piccola utilitaria dentro il giardino, proprio di fronte all’ingresso dell’edificio . Solo che a guardia della porta non trovai sgherri imbronciati a sbarrarmi la strada con le loro alabarde. Vi trovai, invece, due bonarie contadine, semplici vecchiette sull’ottantina, che sedute sulle loro seggiole impagliate in vimini, si godevano il primo sole primaverile. Dopo averle salutate cordialmente attaccai bottone. Da esperto imbonitore cominciai a lusingarle a proposito della fortuna di vivere in un così bel posto ricco di arte e storia. Furono stupite quando capirono quanto ne sapevo della villa, ora divisa brualmente in appartamenti familiari. Ancora di più si stupirono quando chiesi: “Ma, per caso, da qualche parte c’è anche un tunnel che passa sotto la collina ? ” Si voltarono  guardandosi vicendevolmente negli occhi in gesto di reciproca intesa ed una di esse mi chiese subito con un sorriso : “Scusi, ma lei come fa a saperlo ? Se fosse stato un ufficale tedesco in tempo di guerra, sarei morta dalla paura. In quella galleria ci si rifugiavano sempre i nostri due mariti, bone anime, quando i tedeschi cominciarono a fare i rastrellamenti. Ma più di tanto non volevano andare dentro perchè dissero che avevano visto qualcosa che li inquietava più dei tedeschi stessi. Fu anche per questo che in seguito fecero un buco a metà della galleria per sortire fori, su quella collina là, nel caso i tedeschi avessero trovato uno degli ingressi principali.” Ed io un pò perplesso e sorpreso: “Come uno degli ingressi principali ? Quanti ingressi ha questo tunnel ?” E lei rispose pronta: “Due, uno in casa e l’altro dentro le mura di Lucca”. Rimasi con la bocca aperta credo per un bel pò, tanto che la vecchia contadina mi disse: ” O giovine, lo so che sembra strano, ma anche i vecchi lo dicevino e io ci credo. Sopratutto alla parola del mi povero marito, che era si un tipo spensierato, ma quando le cose si facevin serie di bischerate ne diceva poghe”. Ora che ciò non fosse una cosa del tutto impossibile lo potrebbe provare il coevo tunnel che esiste a Firenze sotto l’ Arno in corrispondenza della torre della zecca e che unisce le due sponde del fiume. Solo che nel nostro caso si parla non di qualche centinaio di metri, ma di almeno due o tre chilometri ! Il mistero si infittiva. Un tunnel che univa la villa alla città e un “qualcosa” all’interno che intimoriva più dei brutali rastrellamenti dei tedeschi del 1944 che deportavano prigionieri in Germania.

Ma facciamo un attimo il punto della situazione. Perchè il Papa Paolo III Farnese voleva incontrare l’imperatore proprio a Lucca ? Di cosa dovevano discutere ? Chi osteggiava o favoriva questo incontro ?

Click la macchina del tempo si è rimessa in moto. Potremmo proprio dire che quelli erano tempi bui e tempestosi. I protestanti si stavano rafforzando in tutto i nord Europa, dall’Inghilterra alla Danimarca sino alla Baviera. A poco erano valse le minacce dell’imperatore spagnolo di ricorrere all’uso delle armi per riportare all’ordine in particolare i luterani. Anzi, proprio quelle minacce avevano sortito l’effetto di coalizzare in una vera e propria lega anti imperiale; le istanze dei protestanti e di quei cattolici non strettamente osservanti le ferre leggi imposte dal vaticano. Ecco perchè il potente e determinato Papa Paolo III Farnese stava cercando ora, dopo gli scontri culminati con il tragico e memorabile sacco di Roma del 1527, una comune linea di intenti da attuare assieme all’imperatore. Lucca città cattolica. Fedele all’impero dal 1369. Qui l’unione dei due poteri temporale e religioso erano suggellati in un tutt’uno dalla sacra immagine del Volto Santo. Era quindi la sede adatta per decidere quando e dove indire un concilio in grado di costruire su nuove basi e con nuovi strumenti una futura chiesa riformata.

Un meeting di tutto rispetto quindi, dove la presenza di ambasciatori, agenti dei vari regnanti, spie e quant’altro si intrecciavano in una rete senza fine a colpi di intrighi, soffiate e cospirazioni. Il tutto si suppone alimentato da fiumi di danaro provenienti dai forzieri di mercanti locali e da quelli imperiali e papali. Proprio la circolazione di ingenti quantità di danaro era spesso alla base  della propaganda di immagine di un papa o di un sovrano. Che in questa occasione si fosse fatto gran uso d’argento, lo prova una particolare moneta che  venne, non so come,  in possesso di mio nonno negli anni trenta del novecento .  Moneta che si dice fosse stata trovata nei pressi di un corpo di guardia sulle mura di Lucca (la paga di un soldato ?) e che oggi ho  ricondotto  dopo tanti anni di oblio, a questo evento storico. L’accostamento è plausibile in quanto la moneta in questione è un baiocchino in argento che rappresenta da un lato San Savino con il pastorale e dall’altro l’insegna papale dei Farnese. Dalle ricerche compiute sembra essere una moneta coniata dalla zecca di Castro fra il 1540 e il 1544. Ducato fondato a bella posta dal papa farnese per suo figlio  Pierluigi e dotato di numerosi privilegi fra i quali un palazzo e zecca indipendente. Zecca  che ebbe vita solo dal 1538 al 1548, ma che in compenso coniò notevoli quantità di danaro sopratutto in argento. Tutto torna quindi. Potere, denaro e diffusione della propria immagine.

Click la macchina del tempo si ferma ancora.

“Ma questo misterisoso tunnel, Signora, lo posso vedere o no ?” “Certo che si pò vedere. E un è mica un segreto di stato ! Il fatto è che nessuno me lo aveva chiesto prima di lei, tutto qui. venga è nello sgabuzzino dove ci mette gli attrezzi il mi figliolo.” Una volta nella stanza da lavoro, la vecchia signora spostò un armadio. Dietro….dietro c’era lui, il tunnel che portava ai misteri più profondi e ai segreti dei potenti del cinquecento e chissà di quale altro secolo. Mi inoltrai per qualche centinaio di metri seguendo un percorso lastricato in cotto ma poi l’acqua mi fece desistere dal proseguire. E la sensazione fu forte; lo sentivo. Tutto era ed è ancora là, le paure dei contadini braccati dai tedeschi, forse le monete e i tesori dei sovrani,documenti inediti o forse le armi o i resti di chi avrebbe voluto ordire un complotto. Al momento, ai nostri giorni, tutto rimane ancora lì,fantasie e realtà, protette nel più profondo di quel corridoio oscuro,avvolto  nel più profondo…mistero.

A già, mi dite che a questo punto vorreste sapere il nome della villa ? La villa che vi ho fatto vedere in queste fotografie ? Quella che si trova al di là del fiume ? E no cari miei. Troppo semplice. Venite a cercarla e forse chissà, qualche mistero lo potreste svelare. Se vi dicessi il nome …ma che mistero sarebbe. Il mistero svanirebbe forse come nebbia al sole !

Gabriele Calabrese

Un commento a “La Toscana misteriosa

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