Dopo la morte del signore di Lucca Castruccio Castracani, avvenuta il 3 settembre 1328, Lucca passò di possesso dalle mani di una signoria italiana all’altra, sino a cadere nuovamente nel 1341 sotto la tirannia di pisana retta dal doge Giovanni Dell’Agnello. Questi pose il suo presidio all’interno della fortezza dell’Augusta, possente costruzione voluta dal Castracani come punto di riferimento politico e militare all’interno della città. Il suo regime dittatoriale prosciugò ben presto sia le finanze sia la forza militare e poitica della nemica di sempre: Lucca. Grazie al contributo di mediazione politica dei fuoriusciti lucchesi e garzie sopratutto ad un riscatto della astronomica cifra di centomila fiorni d’oro, l’imperatore Carlo IV di Boemia (quello del famoso “ponte di Carlo” a Praga per intenderci) intervenne a favore della città. Sceso con le sue truppe in Italia affrancò la città dal dominioo pisano e da ogni altro dominio in perpetuo.

Carlo IV entrò in Lucca nel febbraio del 1369 e vi soggiornò per oltre un anno eleggendo Lucca come sua città favorita italiana. Nella domenica dopo Pasqua emise un bando che rendeva la città libera e degna dei diritti politici e militari fino a quel momento perduti. Il governocittadino come primo atto dopo la sua ricostituzione, volle istituire una festa che ricordasse nei secoli questa data. Così ogni anno, nella domenica in Albis, la città avrebbe ricordato l’ingresso in Lucca dell’imperatore con feste e palii oltre che a fare una solenne messa in Duomo. da quel giorno la parola “Libertas” campeggia sugli scudi araldici del gonfalone di Lucca.

Gabriele Calabrese